Carried interest: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Tax advisory and tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 25/E/2017, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento fiscale riservato al carried interest, la cui disciplina è stata introdotta con l’articolo 60 del D.L. n. 50/2017. Si tratta dei proventi che derivano dalla partecipazione, diretta o indiretta, in società, enti o OICR percepiti da dipendenti e amministratori di tali società, enti od organismi di investimento collettivo di risparmio ovvero di soggetti ad essi legati da un rapporto diretto o indiretto di controllo o gestione, se relativi ad azioni, quote o altri strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati. Tali proventi, al ricorrere di determinate condizioni, vengono qualificati dal D.L. n. 50/2017come redditi di capitale.

Ambito soggettivo

Sotto il profilo soggettivo, gli investitori considerati dalla norma sono coloro che intrattengono un rapporto di lavoro dipendente o assimilato con società, enti o società di gestione di fondi. Sono pertanto esclusi dall’ambito di applicazione della norma i professionisti coinvolti in ruoli di consulenti (i.e. avvocati, dottori commercialisti, etc.)

Proventi da diritti patrimoniali rafforzati

Sotto il profilo oggettivo, l’Agenzia ha chiarito che i diritti patrimoniali rafforzati si configurano quale diritto a ricevere una parte dell’utile complessivo generato dall’investimento in misura più che proporzionale all’investimento stesso e ordinariamente presuppongono che la generalità dei soci abbia ottenuto il rimborso del capitale investito oltre ad un rendimento minimo c.d. “hurdle rate”.

Individuazione della percentuale minima dell’investimento nei fondi

Il DL n. 50/2017prevede il soddisfacimento di alcune condizioni ai fini della qualifica dei proventi in questione come redditi di capitale.

Il primo dei requisiti che devono essere soddisfatti è costituito dall’esistenza di un investimento minimo collettivo (1%) da parte dei dipendenti e degli amministratori, che deve essere parametrato (a seconda dei casi) rispetto all’investimento effettuato dall’OICR o al patrimonio netto della società.

In relazione agli OICR, per verificare il soddisfacimento del requisito in esame occorre confrontare l’investimento dei manager con l’investimento (complessivo) effettuato dal fondo, mentre nel caso di società, l’investimento di dipendenti e amministratori va messo a confronto con il patrimonio netto della società.

Differimento nella distribuzione dell’utile

Con riferimento al differimento nella distribuzione del utile viene in considerazione la circostanza che questo potrà essere distribuito ai manager/dipendenti, solo dopo che gli altri investitori abbiano percepito un ammontare pari al capitale investito e un rendimento minimo previsto nello statuto o nel regolamento (previsione, quest’ultima, che diventa indispensabile qualora si voglia procedere all’emissione di strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati).

Tale distribuzione differita costituisce condizione di accesso alla presunzione legale di qualificazione del reddito e riguarda però solo “l’extra-rendimento”, non precludendo, quindi, la possibilità di restituzione del capitale e del rendimento minimo ai manager/dipendenti titolari di strumenti finanziari rafforzati, prima della maturazione del carried interest. Tale meccanismo opera anche in sede di liquidazione, riscatto o cessione delle quote in esito ad operazioni di dismissione dell’investimento.

Periodo minimo di detenzione dell’investimento

La previsione di un periodo minimo di detenzione quinquennale degli strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati concorre a rafforzare la convergenza di interessi tra manager/dipendenti e soci nella gestione. A tal proposito, l’Agenzia ha chiarito che la previsione di un periodo di detenzione (holding period) non inferiore a cinque anni a partire dal periodo di sottoscrizione riguarda non solo le azioni, quote o gli strumenti patrimoniali aventi diritti patrimoniali rafforzati, ma anche quelli ordinari che hanno concorso al raggiungimento della percentuale minima dell’1%. In caso di decesso dei manager/dipendenti, il computo del periodo di detenzione si estende agli eredi tenuti anch’essi a rispettarlo ai fini della qualificazione del provento come reddito da capitale o diverso.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare n. 25/E del 16 ottobre 2017