Imposta di registro: previgente formulazione dell’articolo 20 del DPR n. 131/1986 non per forza in contrasto con la nuova

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La Commissione tributaria provinciale di Milano, con la sentenza n. 571/2018, è intervenuta in merito alla decorrenza del nuovo dettato dell’articolo 20 del DPR n. 131/1986, secondo il quale l’imposta di registro è applicata secondo la natura intrinseca e gli effetti giuridici dell’atto presentato ( e non più degli atti presentati) alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extra testuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi.

Ad avviso dei giudici di prime cure, la nuova formulazione della norma, pur non avendo natura retroattiva, ma efficacia per gli atti notificati dall’Amministrazione finanziaria a decorrere dal 1° gennaio 2018, non contrasta necessariamente con le previgenti regole. Al riguardo, infatti, in conformità all’orientamento espresso dai giudici di legittimità, con la sentenza n. 2007/2018, ciò che rileva ai fini della corretta registrazione degli atti è che l’Amministrazione non travalichi lo schema negoziale tipico nel quale si pone l’atto da registrare, arrivando ad equiparare fattispecie diverse (cessione d’azienda e cessione di partecipazioni) sotto il profilo giuridico.

 

Rif. Commissione tributaria provinciale di Milano, sentenza depositata il 12 febbraio 2018, n. 571