Cessioni intra-UE: definiti gli elementi di prova del trasferimento fisico dei beni

20/09/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

 

Il 1° gennaio 2020 entra in vigore il Regolamento UE 1912/2018 il quale - mediante l’inserimento dell’articolo 45-bis nel Regolamento UE 282/2001 - fornisce un elenco dettagliato degli elementi atti a provare - nell’ambito delle cessioni intra-comunitarie – la spedizione o il trasporto dei beni da uno Stato comunitario in un altro, al fine di poter beneficiare del regime di non imponibilità IVA.

Infatti, affinché uno scambio di beni si qualifichi come intra-comunitario, con conseguente applicazione del regime di non imponibilità da parte del cedente nazionale ed imposizione nel Paese di residenza del cessionario comunitario, in applicazione del meccanismo del reverse charge, è necessario che si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • il cedente e l’acquirente devono essere entrambi operatori economici, ovvero soggetti passivi d’imposta nei rispettivi Paesi;
  • l’operazione commerciale deve essere effettuata a titolo oneroso;
  • la cessione deve comportare l’acquisizione o il trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale sui beni;
  • deve realizzarsi l’effettivo trasporto o spedizione dei beni in altro Stato comunitario.

Fino ad oggi, né la normativa unionale né quella nazionale hanno stabilito in maniera puntale quali debbano essere gli elementi atti a provare il rispetto di tali requisiti ed in particolare di quello inerente al trasferimento fisico della merce. A tale mancanza ha cercato di far fronte l’Agenzia delle entrate (cfr. Ris. n. 354/E/2007 e Ris. n. 477/E/2008), fornendo delle interpretazioni che non sempre hanno messo il contribuente al riparo da contestazioni da parte dell’erario.

 

Il legislatore unionale è quindi intervenuto in materia e, con il Regolamento UE 1912/2018, ha fornito un puntuale elenco (nel seguito riportato) degli elementi di prova dell’avvenuta spedizione o trasporto della merce dal Paese UE di origine a quello UE di destinazione.

 

  1. Nel caso di trasporto o spedizione dei beni a cura del venditore o a cura di un terzo per suo conto, si ha la presunzione del trasferimento dei beni in altro Stato UE se il venditore certifica che:

 

i beni sono stati trasportati da lui o da un terzo per suo conto ed è in possesso di:

almeno due dei seguenti elementi non contraddittori relativi al trasporto o alla spedizione dei beni:

  • documento o lettera CMR riportante la firma sia del venditore che dell’acquirente
  • polizza di carico
  • fattura di trasporto aereo
  • fattura emessa dallo spedizioniere

rilasciati da due diverse parti che siano indipendenti

 

Oppure

uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla precedente lett. a) in combinazione con uno qualsiasi dei seguenti elementi di prova non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto rilasciati da due diverse parti indipendenti:

  • polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o per il trasporto dei beni
  • documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, per esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione
  • ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato UE di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato.

 

  1. Nel caso di trasporto o spedizione dei beni a cura dell’acquirente o a cura di un terzo per suo conto (c.d. franco fabbrica/ex works), si ha la presunzione del trasferimento dei beni in altro Stato UE se il venditore possiede:

 

una dichiarazione scritta dell’acquirente che certifica che i beni sono stati trasportati o spediti dallo stesso o da un terzo per suo conto e che identifica lo Stato membro di destinazione dei beni. Tale dichiarazione scritta indica:

  • la data di rilascio
  • il nome e l’indirizzo dell’acquirente
  • la quantità e la natura dei beni
  • la data e il luogo di arrivo dei beni; in caso di cessione di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo di trasporto nonché l’identificazione della persona che accetta i beni per conto dell’acquirente

ed è in possesso di:

almeno due dei seguenti elementi non contraddittori relativi al trasporto o alla spedizione dei beni:

  • documento o lettera CMR riportante la firma sia del venditore che dell’acquirente
  • polizza di carico
  • fattura di trasporto aereo
  • fattura emessa dallo spedizioniere,

rilasciati da due diverse parti che siano indipendenti

 

Oppure

uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla precedente lett. a) in combinazione con uno qualsiasi dei seguenti elementi di prova non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto rilasciati da due diverse parti indipendenti:

  • polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o per il trasporto dei beni
  • documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, per esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione
  • ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato Ue di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato.

 

 

 

 Rif. Regolamento di esecuzione del Consiglio UE 04/12/2018 n. 2018/1912/UE, che modifica il regolamento (UE) n. 282/2011

Novità fiscali di periodo

16/09/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Di seguito si riporta una breve sintesi degli ultimi chiarimenti resi di recente dall’Agenzia delle entrate.

 

 

Imposte dirette

 

Trust fiscalmente inesisteste se il disponente non si spossessa dei beni

Un trust non può essere considerato validamente operante sotto il profilo fiscale nel caso in cui non vi sia il pieno spossessamento dei beni da parte del disponente. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 381/2019, ribadendo l’orientamento già espresso nelle Circolari n. 43/E/2009 e n. 61/E/2010.

Pertanto, nel caso in cui il trustee non abbia l’effettivo potere di amministrare e disporre dei beni vincolati in un trust:

  • il trust non può essere qualificato quale soggetto passivo ai fini delle imposte sui redditi;
  • il trust deve essere considerato quale una mera struttura interposta rispetto al disponente;
  • i redditi formalmente prodotti dal trust sono assoggettati a tassazione in capo al disponente secondo i principi generali previsti per ciascuna delle categorie reddituali di appartenenza.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 11 settembre 2019, n. 381

 

Non è abusiva la scissione finalizzata al passaggio generazionale

L’Agenzia delle Entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 343/2019 - è intervenuta in tema di valutazione antiabuso di un’operazione di scissione totale finalizzata al passaggio generazionale.

La fattispecie in questione ha ad oggetto una holding con azioni ordinarie (azioni A) e azioni prive di diritto di voto (azioni B), in cui l’usufrutto sulle azioni A spetta all’esponente di prima generazione mentre la nuda proprietà a quelli di seconda (titolari della piena proprietà delle azioni B). La riorganizzazione si sostanzia in una scissione totale non proporzionale finalizzata alla costituzione di quattro nuove società, ciascuna interamente partecipata da un esponente di seconda generazione. Ciò è prodromico all’ingresso della terza generazione.

L’Agenzia ha confermato la liceità di questa impostazione, volta a riprodurre nelle quattro beneficiarie la stessa situazione esistente sulla scissa, chiarendo che in caso di scissione totale o parziale a favore di società beneficiarie preesistenti o di nuova costituzione qualora le azioni o le quote della società scissa siano gravate da diritti di pegno o di usufrutto, questi diritti si trasferiscono per effetto della scissione sulle azioni o quote assegnate ai soci della scissa. Pertanto, i diritti reali di godimento, gravanti sulle partecipazioni sociali, nel caso in cui dette partecipazioni vengano, per vicende inerenti alla società partecipata, a modificarsi o ad estinguersi con attribuzione di un concambio e cioè con attribuzione di partecipazioni in un’altra società formalmente diversa da quella originaria che comunque esprimono lo stesso valore economico, continuano sulle azioni o quote che sostituiscono quelle originarie. E ciò in quanto la vicenda societaria non deve incidere sul rapporto tra socio e creditore pignoratizio o usufruttuario arricchendo il primo a danno dei secondi in presenza di un concambio. Inoltre, ha sostenuto che l’operazione in esame è neutrale e non è abusiva, non essendo volta a spostare la tassazione dai beni di primo grado (immobili) a quelli di secondo grado (partecipazioni).

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 23 agosto 2019, n. 343

 

Abusiva una riorganizzazione societaria finalizzata a beneficiare della rivalutazione delle quote

È abusiva una riorganizzazione societaria posta in essere al solo fine di beneficiare del vantaggio fiscale derivante dalla rivalutazione delle quote, altrimenti non spettante. È quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 341/2019 – esaminando il caso avente ad oggetto la costituzione di una newco seguita dalla cessione alla stessa di partecipazioni previamente rivalutate e infine una fusione inversa.

Nel caso di recesso cd. “tipico”, attuato tramite l’annullamento e il rimborso della partecipazione detenuta, le somme ricevute dal socio recedente, per la parte eccedente il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione medesima, costituiscono utile, e sono tassati come redditi di capitale, nell’ipotesi di recesso cd. “atipico”, che si attua mediante la cessione a titolo oneroso della partecipazione agli altri soci ovvero a soggetti terzi estranei alla compagine sociale, le somme ricevute dal socio rientrano tra i redditi diversi di natura finanziaria (capital gain). Dal momento che il valore della partecipazione rivalutato rileva solo nel caso di recesso c.d. “atipico” e non anche in quello c.d. “tipico” è considerata abusiva ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 212/2000 l’operazione che tende a porre in essere un recesso atipico idoneo a far conseguire un vantaggio fiscale, è rinvenibile nel risparmio d’imposta derivante dall’assolvimento di un’imposta sostitutiva sul valore di perizia delle partecipazioni in luogo della ritenuta a titolo d’imposta del 26% prevista ordinariamente sui redditi di capitale.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 23 agosto 2019, n. 341

 

Fusioni e scissioni: limiti al riporto delle perdite pregresse

L’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 333/2019 – ha reso chiarimenti in merito alla disciplina relativa al riporto delle perdite pregresse nelle operazioni di fusione e scissione.

In particolare, l’Agenzia è intervenuta sulle limitazioni al riporto delle perdite fiscali pregresse dei soggetti coinvolti in un progetto di riorganizzazione societaria che consiste:

  • in un’operazione di scissione totale non proporzionale ex art. 173 del DPR n. 917/1986 e a beneficio di società neocostituite;
  • seguita da una fusione societaria ex art. 172 del DPR n. 917/1986 che prevede l’incorporazione di tali società da parte dei rispettivi soci unici.

Ai sensi degli articoli 172, comma 7 e 173, comma 10 del DPR n. 917/1986, le perdite fiscali delle società partecipanti rispettivamente ad operazioni di fusione e scissione possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione, incorporante o beneficiaria della scissione:

  • per la parte del loro ammontare che non eccede quello del patrimonio netto della società che riporta le perdite, quale risulta dall’ultimo bilancio, senza tener conto dei conferimenti e versamenti fatti negli ultimi ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce la situazione stessa, neutralizzando così i tentativi volti a consentire un pieno, quanto artificioso, recupero delle perdite fiscali;
  • a condizione che la società, le cui perdite sono oggetto di riporto, non sia una “bara fiscale”. 

La ratio sottesa a tali limitazioni è di contrastare la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra.

Nell’ambito delle operazioni di scissione, l’Agenzia ha osservato che il rischio di elusione legato alla “compensazione intersoggettiva” delle perdite sussista solo nel caso in cui la beneficiaria della scissione preesista alla scissione stessa e non sia, quindi, di nuova costituzione; in quest’ultimo caso della società beneficiaria costituita per effetto della scissione, le limitazioni alla riportabilità non trovano applicazione in relazione alle perdite fiscali trasferite dalla scissa.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 8 agosto 2019, n. 333

 

Imposte indirette

 

Definizione agevolata del PVC: ammessa la rivalsa successiva dell’IVA

È ammessa la rivalsa successiva da parte del cedente/prestatore dell’IVA pagata per effetto dell’adesione all’istituto della definizione agevolata del processo verbale di constatazione (ex. Art. 1, DL n. 119/2018). Specularmente, il cessionario/committente può esercitare la detrazione dell’imposta pagata.

È quanto ha chiarito l’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 349/2019 – precisando che la previsione recata dall’art. 60, co. 7 del DPR n. 633/1972, è volta a garantire il rispetto del principio di neutralità IVA, che, per sua natura grava sui contribuenti finali e non sugli operatori economici.

Pertanto, confermando un orientamento già espresso, l’Agenzia ha ribadito che della stessa non deve essere fornita una lettura restrittiva limitandone l’applicazione solo all’imposta pagata a seguito di avvisi di accertamento o di rettifica, ma anche alle ipotesi in cui – pur in carenza di un atto impositivo propriamente detto (i.e. PVC) – la maggiore imposta contestata dagli organi accertatori sia stata versata a titolo definitivo da parte del contribuente.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 28 agosto 2019, n. 349

 

Fiscalità internazionale

 

Tassati in Italia gli interessi percepiti da banche estere per finanziamenti concessi a soggetti residenti

Sono assoggettati a tassazione in Italia gli interessi corrisposti da soggetti ivi residenti a istituti di credito esteri in relazione a prestiti loro concessi. Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 379/2019 – dalla lettura combinata degli articoli 23 e 151 del DPR n. 917/1986 deriva che i redditi di capitale (i.e. interessi) percepiti da soggetti non residenti, compresi quelli realizzati nell’esercizio di attività commerciale senza stabile organizzazione in Italia, sono assoggettati in linea generale alla ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Tuttavia, ai fini della corretta quantificazione della ritenuta, la norma nazionale deve essere armonizzata con quella Convenzionale, che dispone (art. 11 Convenzione OCSE) che gli interessi sono imponibili nello Stato di residenza del soggetto percettore. Detti interessi siano imponibili anche nello Stato della fonte ma, se la persona che percepisce gli interessi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere il 12,50% dell’ammontare degli stessi.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 11 settembre 2019, n. 379

 

Esenti da ritenuta i dividendi distribuiti da società che ha trasferito la sede in regime di continuità giuridica

L’Agenzia delle entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 380/2019 - ha chiarito che una società italiana può beneficiare dell’esenzione dell’applicazione della ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti dalla sua controllante svizzera, che ha trasferito la propria sede dal Lussemburgo in continuità giuridica.

Secondo quanto previsto dall’Accordo tra Unione Europea e Svizzera, detta esenzione è subordinata al fatto che la società madre detenga direttamente almeno il 25% del capitale della società figlia per un periodo minimo di due anni. Ad avviso dell’Agenzia detto holding period non si interrompe per effetto del trasferimento di sede a condizione che il medesimo avvenga in regime di continuità giuridica e le legislazioni di entrambi gli Stati prevedano che lo stesso non dia luogo né a dissoluzione né a creazione di una nuova entità.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risoluzione 11 Settembre 2019, n. 380

Susanna Scapigliati entra in Morri Rossetti come Responsabile Transfer Pricing

09/09/2019

News

La Dott.ssa Susanna Scapigliati, Dottore Commercialista, entra a far parte di Morri Rossetti come Of Counsel. Avrà la responsabilità di tutti i servizi di Transfer Pricing appartenenti all’area di Tax Advisory guidata da Davide Rossetti, name partner dello Studio.

In precedenza, la Dott.ssa Scapigliati ha collaborato con primari studi fiscali internazionali, dove si è occupata di consulenza fiscale in materia di prezzi di trasferimento.

Il suo ingresso si inserisce nel potenziamento dei servizi fiscali internazionali di Morri Rossetti, per far fronte alle crescenti richieste della clientela e degli altri Studi professionali europei e del resto del mondo con cui Morri Rossetti ha sistematici rapporti nell’ambito dei network globali di cui fa parte.

La Dott.ssa Scapigliati ha maturato un'ampia esperienza nella gestione e nel coordinamento di team di lavoro per la realizzazione di progetti complessi inerenti al Transfer Pricing, occupandosi di ogni aspetto contrattualistico e documentale, nonché gestendo anche fasi di contenzioso e di negoziazione di Ruling internazionali.

In ambito Transfer Pricing, collaborerà con il Dott. Mario Buzzelli - che già se ne occupava in precedenza – e in parallelo, si relazionerà con l’Avv. Federica Minio, esperta di IP, per ciò che riguarda i temi relativi al Patent Box.

Come risolvere la crisi d'impresa tramite i piani di risanamento

31/07/2019

Evento

Confermato l'accreditamento presso l'ODCEC di Milano con n.24 crediti formativi

***

Morri Rossetti organizza il ciclo di formazione:

"Come risolvere la crisi d'impresa tramite i piani di risanamento"

La formazione prevede 24 ore totali

dalle ore 14:30 alle ore 18:30 delle seguenti giornate:

24 settembre 2019
01 ottobre 2019
08 ottobre 2019
15 ottobre 2019
22 ottobre 2019
29 ottobre 2019


 

Relatori:

Dott. Andrea Panizza

Dott. Zeno de Pietri

Dott. Marco Gennari

Dott. Gilberto Montecchi

Dott.ssa Maria Elisabetta Roncato

Modera: Dott. Fabrizio Garofoli

 

Programma:

  • Le caratteristiche del piano di risanamento
  • Le fonti del piano di risanamento
  • I principi di redazione del piano
  • Il processo di elaborazione del piano
  • Articolazione e requisiti del piano di risanamento
  • Struttura del piano (componente industriale e finanziaria):
    • La descrizione della situazione di partenza
    • Analisi delle cause di crisi e strumenti di diagnosi
    • La strategia generale di risanamento
    • L'impatto specifico del risanamento
    • La manovra finanziaria
    • I criteri utilizzati nelle previsioni (assumptions)
    • L' Action Plan
    • Il piano economico, finanziario e patrimoniale

  • Le analisi di sensitività e gli stress-test
  • I profili critici dei piani
  • Esecuzione e monitoraggio del piano
  • Il piano di risanamento nelle PMI
  • Il piano di risanamento negli accordi di ristrutturazione dei debiti
  • Illustrazione di un piano
  • Costruzione di un piano

 

Informazioni utili:

La registrazione deve effettuarsi tramite l’invio di una email di conferma all’indirizzo: Eventi@MorriRossetti.it

al quale si prega di allegare copia del bonifico e dati di fatturazione. 

Quota Iscrizione: 300€ da versare tramite bonifico bancario
Banca: Creval
Conto Corrente n. 4465504
Intestato a: Morri Rossetti e Associati
IBAN: IT91H0521601630000004465504
Causale: Partecipazione Corso Crisi d’impresa + Cognome partecipante     

Morri Rossetti nella redazione dell’International Comparative Legal Guide in ambito Data Protection

09/07/2019

NEWSLETTER

Lo studio Morri Rossetti è lieto di informarLa che L’Avv. Carlo Impalà - responsabile del Dipartimento TMT e Data Protection dello Studio, ha partecipato alla redazione della prestigiosa ICLG International Comparative Legal Guide” sulla normativa in materia di protezione dei dati a livello transfrontaliero per la parte relativa all’Italia. L’obiettivo è quello di fornire un insight di taglio pratico sulla normativa relativa alla data protection.

ICLG, pubblicata da Global Legal Group, è una guida comparativa che analizza 50 differenti aree legali in 188 diverse giurisdizioni. Il documento è composto da una serie di Q&A pensate per facilitare il lettore nella navigazione e nella comprensione delle differenze normative nei diversi paesi.
Si senta libero – se ritiene – di inoltrare tale comunicazione ai suoi Colleghi che più da vicino gestiscono professionalmente questi argomenti.

La consultazione della guida è disponibilie cliccando qui o scaricando il pdf in allegato.

Legge di conversione del decreto crescita: principali novità

01/07/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

La Legge 28 giugno 2019, n. 58, di conversione del decreto Legge del 30 aprile 2019, n. 34 (Decreto Crescita), pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 26 della Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2019, n. 151 ed in vigore dal 14 luglio 2019, reca una serie di misure finalizzate al rilancio economico del Paese e alla semplificazione di alcuni adempimenti fiscali. Di seguito una prima sintesi.

 

Misure finalizzate al rilancio economico del Paese

  • Reintroduzione del super ammortamento
  • Modifica della Mini IRES
  • Deducibilità IMU dalle imposte sui redditi
  • Patent box
  • Rientro dei cervelli
  • Flat tax pensionati
  • Regime forfetario
  • Esenzione TASI per gli immobili merce delle imprese costruttrici
  • Incentivi per l’edilizia
  • Ecobonus e sismabonus
  • Aggregazioni d’imprese
  • Vendita di beni tramite piattaforme digitali
  • Credito d’imposta per la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali

 

Semplificazioni fiscali relative a dichiarazioni e versamenti

  • Presentazione della dichiarazione IMU e TASI
  • Nuovi termini per la presentazione delle dichiarazioni
  • Proroga versamenti imposte per i soggetti ISA
  • Cedolare secca: soppresso l’obbligo di comunicazione
  • Impegno cumulativo a trasmettere dichiarazioni e comunicazioni

 

Semplificazioni fiscali in materia IVA

  • Termine per l’emissione e-fattura
  • Termine invio LIPE quarto trimestre
  • Trasmissione corrispettivi
  • Recupero dell’Iva non dovuta con effetto retroattivo
  • Cessione credito IVA trimestrale
  • E-fattura San Marino
  • Dichiarazioni d’intento
  • Bollo virtuale sulle fatture elettroniche
  • Diritti doganali

 

Altre semplificazioni fiscali

  • Tenuta della contabilità meccanizzata
  • Rottamazione ter e saldo e stralcio: riapertura dei termini
  • Controlli formali delle dichiarazioni dei redditi
  • Semplificazioni ISA
  • Contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria
  • Ravvedimento parziale
  • Regime del realizzo controllato
  • IMU società agricole
  • Regime fiscale dei fondi di investimento europei a lungo termine
  • Tassazione canoni non percepiti
  • Locazioni brevi e attività ricettive

Fattura elettronica: nuovi chiarimenti da parte dell’Agenzia

18/06/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare del 17 giugno 2019, n. 14/E, ha fornito nuovi chiarimenti in ordine all’obbligo generalizzato della fattura elettronica in vigore dal 1° gennaio 2019.

Di seguito di fornisce una sintesi dei principali chiarimenti resi con la suddetta circolare.

 

Fatturazione elettronica: ambito soggettivo e oggettivo

Dal 1° gennaio 2019, per le operazioni rilevanti ai fini IVA deve essere emessa la fattura elettronica. Tal regola che riguarda solo le transazioni “domestiche” ossia quelle B2B e B2C intercorse tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, subisce delle eccezioni.

Non sono tenuti all’emissione della fattura elettronica:

  1. i soggetti non residenti, identificati direttamente o che hanno nominato un rappresentante fiscale in Italia;
  2. i soggetti che rientrano nel c.d. “regime di vantaggio”, in quello c.d. “forfettario” o che si avvalgono della legge, n. 398/1991 (come le associazioni senza fini di lucro e le pro-loco, nonché le associazioni sportive dilettantistiche, se nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito, dall’esercizio di attività commerciali, proventi fino a 65mila euro);

È invece disposto il divieto di emettere le fatture elettronica, per l’anno 2019, da parte dei soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, indipendentemente dall’opposizione manifestata dall’interessato, ai quali il legislatore ha equiparato coloro che erogano prestazioni sanitarie i cui dati non devono essere inviati al Sistema TS, se effettuate nei confronti delle persone fisiche.

Emissione e registrazione delle fatture

Dal 1° luglio 2019 è possibile emettere la fattura immediata entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione.

Detta facoltà deve riguardare tutte le fatture emesse (cartacee e elettroniche).

A tale proposito, l’Agenzia ha chiarito che poiché lo SdI attesta la data (e l’orario) di avvenuta “trasmissione” delle fatture, la data di effettuazione dell’operazione è sempre e comunque la data riportata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica.

Ciò significa che, anche se l’operatore decide di emettere la fattura elettronica non entro le ore 24 del giorno dell’operazione (caso tipico della fattura immediata) bensì in uno dei successivi 10 giorni, la data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione e i 10 giorni citati potranno essere sfruttati per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sistema di Interscambio.

Riguardo all’ipotesi di emissione di fattura differita, che ricordiamo può essere emessa entro il 15 del mese successivo, viene risolta la questione della data da indicare in fattura.

Viene infatti precisato che la data da indicare nella fattura è quella relativa all’ultima operazione effettuata nel mese al quale la stessa si riferisce, indipendentemente dal fatto che la medesima venga emessa entro il giorno 15 del mese successivo.

Per quel che attiene i termini per l’annotazione delle fatture emesse - la quale può avvenire entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento allo stesso mese di effettuazione delle operazioni – l’Agenzia ha chiarito, che una fattura emessa l’8 ottobre 2019, relativa ad un’operazione effettuata il 28 settembre 2019, può essere annotata entro il 15 ottobre con riferimento al mese precedente (settembre), concorrendo alla relativa liquidazione dell’IVA (ad esempio, per i contribuenti che procedono su base mensile, entro il 16 ottobre con riferimento a settembre).

 

Reverse charge e autofatture

L’Agenzia ha reso chiarimenti anche in ordine all’emissione di autofatture e all’applicazione del meccanismo del reverse charge:

  • quando sussiste l’obbligo di emettere una vera e propria autofattura (i.e. omaggi) questa deve essere dovrà essere elettronica via SdI (con l’unica eccezione delle prestazioni rese da soggetti extra Ue, per le quali vige l’esterometro);
  • nei casi di reverse charge, se questo è interno (i.e. servizi di pulizia), o comunque la fattura che si deve integrare è già stata veicolata tramite SdI, il documento integrato non ha obbligo di essere inviato allo SdI.  
  • Parimenti, nelle ipotesi di reverse charge esterno (i.e. acquisti da soggetti passivi stabiliti in altri Paesi Ue), l’obbligo di fatturazione elettronica non sussiste, in quanto è sostituito dall’esterometro, che potrà comunque essere evitato laddove il fornitore comunitario abbia emesso la fattura elettronica.

Esterometro

Dopo aver ribadito che i soggetti tenuti alla compilazione e all’invio dell’esterometro sono gli stessi che hanno l’obbligo di emettere le fatture in formato elettronico, l’Agenzia ha precisato che sono esclusi dall’invio dell’esterometro i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio, i forfettari e le associazioni sportive dilettantistiche che hanno conseguito proventi dalle attività commerciali fino a 65.000 euro.

 

Imposta di bollo

Interessante è il chiarimento sul servizio che, in base all’articolo 6 del DM 17 giugno 2014, l’Agenzia delle entrate offre ai contribuenti, vale a dire rendere preventivamente noto l’ammontare dell’imposta, inserendo l’informazione nel portale Fatture e Corrispettivi, così da consentirne il pagamento tramite F24 o con addebito su conto corrente. Tale servizio può tenere in considerazione le sole fatture inviate tramite SdI e non scartate nel trimestre di riferimento, con l’ovvia conseguenza che il quantum calcolato andrà integrato in riferimento a tutte le fatture elettroniche extra SdI da assoggettare a imposta.

 

Sanzioni

Per quel che attiene il regime sanzionatorio, con specifico riferimento al primo semestre 2019, è previsto che:

  1. le sanzioni non si applicano se la fattura elettronica è regolarmente emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’IVA;
  2. la sanzione di cui all’art. 1, co. 6, del DLgs n. 471/1997, si applica nella misura del 20% se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione IVA del periodo successivo.

Sebbene la disapplicazione/riduzione delle sanzioni sino al 30 giugno 2019 si applichi tanto ai soggetti che liquidano l’IVA mensilmente quanto trimestralmente, la stessa non si estende a fattispecie diverse da quelle espressamente individuate (i.e. omesso versamento IVA; utilizzo dei crediti IVA non spettanti, etc.).

Infine l’Agenzia ha precisato che per i soli contribuenti che effettuano la liquidazione periodica dell’IVA mensilmente, le indicazioni di cui alla lett. b) si applicano fino al 30 settembre 2019.

 

S.R.L.: modificate le ipotesi di nomina degli organi di controllo

18/06/2019

Servizi di controllo societario

La legge del 14 giugno 2019, 55, di conversione del Decreto Legge 18 aprile 2019 n. 32 (c.d. “Decreto Sblocca cantieri”) - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 giugno 2019, n. 140 - ha rimodificato (rispetto a quanto già previsto dalla L. 14/2019) le ipotesi al ricorrere delle quali le società a responsabilità limitata sono tenute a nominare un organo di controllo o un revisore legale.

Nello specifico - intervenendo sulla formulazione dell’articolo 2477 c.c. – è stato stabilito che la nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:

  1. è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  2. controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  3. ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti requisiti:
  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità.

In sostanza, è stata modificata la sola lettera c).

 L’obbligo della nomina dell’organo di controllo o del revisore viene meno se per tre esercizi consecutivi, non è stato superato alcuno dei parametri di cui alla predetta lett. c).

Con riferimento alla decorrenza di dette modifiche, la legge n. 14/2019 dispone che le S.r.l.. in essere alla data del 16 marzo 2019 (data di entrata in vigore delle modifiche), qualora ricorrano i requisiti richiesti dall’articolo 2477, c.c. devono:

  1. nominare l’organo di controllo o il revisore;
  2. se necessario, uniformare l’atto costitutivo e lo statuto alle nuove disposizioni,

entro i successivi 9 mesi (ossia entro il 16 dicembre 2019). Fino a tale data, le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto conservano la loro efficacia anche se non sono conformi alla vigente versione dell’articolo 2477, comma 1. c.c.

Appare evidente, che a seguito alle modifiche apportate dalla Legge n. 55/2019, all’articolo 2477 c.c. la verifica dei suddetti requisiti, deve essere effettuata dal 18 giugno 2019, tenendo conto delle medesime.

Per espressa previsione normativa, ai fini della prima applicazione delle nuove regole, ai fini della verifica del superamento dei suddetti parametri occorre fare riferimento agli esercizi 2017 e 2018.

Di conseguenza, le società a responsabilità limitata che nel 2017 e 2018 hanno superato i nuovi limiti di cui alla suddetta lett. c) sono tenuti a nominare l’organo di controllo o il revisore legale e, eventualmente ad uniformare alle nuove previsioni l’atto costitutivo e lo statuto entro il prossimo 16 dicembre.

 

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Lo Studio resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento dovesse rendersi necessario.

SCONTRINI ELETTRONICI AL VIA DAL 1° LUGLIO 2019

14/06/2019

NEWSLETTER

L’articolo 2, comma 1, D.Lgs. n. 127/2015 stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano vendite al dettaglio memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri. La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione di cui all'art. 24, comma 1, D.P.R. n. 633/1972 (registro dei corrispettivi).

Le previsioni applicano a decorrere dal 1° luglio 2019 ai soggetti con un volume d'affari superiore a 400.000 euro.

Tax credit misuratori fiscali

Al fine di ottemperare al nuovo adempimento, i contribuenti dovranno dotarsi di registratori di cassa adeguati, ossia capaci di memorizzare e trasmettere telematicamente i dati all’Agenzia delle Entrate. In termini concreti, è necessario dotarsi di registratori telematici e strumenti tecnologici che abbiano le caratteristiche tecniche indicate dal provvedimento n. 182017/2016, ossia che siano capaci di garantire l’inalterabilità e la sicurezza dei dati memorizzati e la loro trasmissione all’Agenzia delle Entrate.

Al fine di rendere meno oneroso tale adattamento, ai contribuenti viene riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 un credito d’imposta pari al 50% della spesa sostenute per l’acquisto di ogni registratore telematico fino ad un massimo di 250 euro ognuno, oppure di 50 euro nel caso di adattamento di quello di cui sono già in possesso.

Tale credito d’imposta è utilizzabile in compensazione nel modello F24 - utilizzando il codice tributo 6899 - già a decorrere dalla prima liquidazione periodica IVA successiva al mese nel quale viene registrata la fattura relativa all’acquisto o all’adattamento del misuratore fiscale. A tal proposito si ricorda che il pagamento della fattura deve necessariamente avvenire con strumenti tracciati.

 

Esoneri

Il D.M. 10 maggio 2019 ha individuato due tipi di esoneri:

  1. a) esoneri a regime: in tale categoria sono ricomprese le operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi, le prestazioni di trasporto pubblico collettivo di persone e di veicoli e bagagli a mano, per le quali i biglietti di trasporto assolvono alla funzione di certificazione fiscale, le operazioni effettuate a bordo di navi, aerei, treni nel caso di trasporto internazionale;
  2. b) esoneri concessi fino al 31 dicembre 2019: si tratta delle operazioni effettuate in via marginale (ossia i cui ricavi e compensi non sono superiori all’1% del volume d’affari del 2018) rispetto a quelle esonerate dall’obbligo della certificazione dei corrispettivi, quelle legate al trasporto pubblico, quelle soggette agli obblighi di fatturazione.

Le operazioni andranno certificate mediante l’emissione di un documento commerciale che sostituirà lo scontrino e la ricevuta fiscale. Resta comunque la possibilità per il cliente di richiedere l’emissione della fattura all’atto dell’effettuazione dell’operazione.

Il documento commerciale che dal 1° luglio 2019 potrà essere emesso al posto di scontrini e ricevute deve contenere le seguenti informazioni:

- data e ora dell’emissione; 

- numero progressivo;

- ditta;

- denominazione o ragione sociale;

- nome e cognome dell’emittente;

- ubicazione dell’esercizio;

- descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi;

- ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato;

Tale documento ha essenzialmente valenza civilistica, ma laddove la sua emissione sia esplicitamente richiesta dal cliente con la puntuale indicazione del suo identificativo fiscale, all’atto dell’effettuazione dell’operazione, lo stesso assume anche valenza fiscale.

 

Regime sanzionatorio

Il mancato adeguamento agli obblighi di cui all’art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 127/2015, comporta l’applicazione delle sanzioni per l’omessa memorizzazione e trasmissione telematica, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri di cui all’art. 6, comma 3 e all’art. 12, comma 2, D.Lgs. n. 471/1997.

In particolare, l’art. 6, comma 3 disciplina la mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali nonché l’emissione degli stessi per importi inferiori: in tal caso si applica la sanzione pari al 100% dell’imposta riferita all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro.

Tale sanzione si applica anche nel caso di mancata annotazione nel registro di emergenza nel caso di mancato o irregolare funzionamento dei sistemi.  Si segnala infine che se non constano omesse annotazioni, la mancata tempestiva richiesta di intervento per la manutenzione è punita con sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro.

Inoltre, se nel corso di un quinquennio vengono contestate quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, è prevista la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese.

 

 

 

Convegno - Il distacco nazionale e internazionale

04/06/2019

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Morri Rossetti, Gesam e Openjobmetis 

vi invitano al Convegno

"Dalle norme costituzionali alle direttive comunitarie:
la tutela del lavoratore italiano nel distacco nazionale e internazionale"

Relatori e tematiche:

Distacco nazionale ed internazionale
Giovanni Antonio Osnago Gadda | Avvocato - Morri Rossetti

Uniformità di trattamento e le agevolazioni previste per gli impatriati
Massimo Pagani | Partner - Gesam

Profili previdenziali e fiscali del distacco
Marco Barbera | Consulente del lavoro - Gesam

Modera: Elisabetta Fugazza | Public Affairs - Openjobmetis

Con il patrocinio dell' American Chamber of Commerce in Italy.


Dalle ore 16:30 alle 18:30.
Location: Collegio della Guastalla - Viale Lombardia, 180 - 20900, Monza.


Per iscriverti clicca qui.
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