Circolare omnibus dell’Agenzia delle Entrate sulla Legge di Bilancio per il

15/04/2019

NEWSLETTER

Con le Circolari n. 8/E e n. 9/E (in tema di regime forfetario) del 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha reso chiarimenti in merito alle novità fiscali introdotte dalla Legge di bilancio per il 2019 (Legge n. 145/2018).

A seguire i chiarimenti resi in tema di credito d’imposta ricerca e sviluppo, iper-ammortamenti e regime forfetario.

 

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

Le modifiche apportate dalla Legge di bilancio per il 2019 toccano vari profili della disciplina relativa al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo. In particolare, a decorrere dal periodo d’imposta 2019:

a)   il credito si applica nella misura ridotta del 25% e si applica nella misura del 50% soltanto:

ü  per le spese relativa al personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo. Il credito si applica invece nella misura del 25% nel caso di personale titolare di altri rapporti di lavori diversi dal lavoro subordinato (i.e. lavoratori autonomi; collaboratori etc.);

ü  ai contratti stipulati con Università, enti di ricerca e organismi equiparati nonché con imprese residenti start-up e PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo. Diversamente i contratti di ricerca stipulati con altri soggetti sono agevolatili solo per il 25% delle spese sostenute.

b)   il credito spetta nell’importo massimo annuale di euro 10 milioni, in luogo del precedente massimale di euro 20 milioni);

c)   il credito viene esteso anche alle spese sostenute per materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi di ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale. A tal riguardo, l’Agenzia delle entrate ha precisato che tale estensione decorre dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, restando quindi ferma l’esclusione delle stesse nei periodi d’imposta precedenti. Ai fini del calcolo del benefico fiscale, in ossequio al principio di omogeneità, il parametro storico deve essere ricalcolato aggiungendo i medesimi costi sostenuti nel triennio 2012-2014. Tuttavia, per espressa previsione normativa, nell’ipotesi in cui l’inclusione della nuova tipologia di spese nel calcolo della media storia e dei nuovi investimenti determini uno svantaggio (vale a dire una riduzione dell’eccedenza agevolabile) è data la facoltà all’impresa di rinunciare a tala inclusione;

d)   la fruizione del credito è subordinata all’avvenuta certificazione della documentazione contabile delle spese, nel senso che, come chiarito dall’Agenzia, già a partire dal credito d’imposta maturato per il 2018 l’utilizzo in compensazione del credito maturato non potrà iniziare se non a partire dalla data in cui è adempiuto l’obbligo di certificazione. Inoltre, viene precisato che l’attività di certificazione della documentazione contabile delle spese, volta ad assicurare la verifica della regolarità formale dei documenti e dei contratti rilevanti ai fini dell’applicazione della disciplina agevolativa e la loro corrispondenza alle scritture contabili e alle risultanze di bilancio, non può essere svolta con criteri di selezione a campione dei documenti o dei contratti da verificare;

e)   le imprese beneficiarie del credito – già con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31.12.2018 – sono tenute a redigere e conservare una relazione tecnica che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di ricerca e sviluppo svolte in ciascun periodo d’imposta in relazione ai progetti o ai sotto progetti in corso di realizzazione. Al riguardo, la circolare n. 8/E/2019 ha sottolineato che l’attività di controllo non consiste solo nella verifica dell’effettività, ammissibilità, pertinenza e congruità delle spese indicate dall’impresa, ma presuppone anche l’analisi dei contenuti di ricerca e sviluppo delle attività svolte.

f)    ai fini del calcolo del credito attribuibile nel caso di soggetti residenti commissionari che eseguono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese residenti o localizzate in altri Stati UE o SEE, assumono rilevanza esclusivamente le spese relative ad attività di ricerca e sviluppo svolte direttamente in laboratori o strutture situati in Italia.  In proposito l’Agenzia ha precisato che, se nel frattempo sono stati adottati comportamenti difformi da quello indicato, determinando un beneficio maggiore di quello spettante, qualora il maggior credito sia stato già fruito in compensazione, è possibile procedere alla regolarizzazione, senza applicazione di sanzioni, versando l’importo del credito indebitamente utilizzato e i relativi interessi e presentando apposita dichiarazione integrativa.

 

Iper ammortamento

L’Agenzia ha chiarito nella circolare n. 8/E/2019 che i nuovi limiti della maggiorazione del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale dell’impresa in chiave Industria 4.0 introdotti dalla legge di bilancio per il 2019:

a)   170% per gli in investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

b)   100% per gli investimenti compresi tra 2,5 milioni di euro e 10 milioni di euro;

c)   50% per gli investimenti compresi tra 10 milioni di euro e 20 milioni di euro,

riguardano solo gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, ovvero fino al 31 dicembre 2020, a condizione che entro il 31 dicembre 2019 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%. Pertanto, possono beneficiare della maggiorazione figurativa del costo di acquisizione del 150% indipendentemente dall’ammontare della spesa gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, a condizione che alla data del 31 dicembre 2018 l’ordine di acquisto sia stato accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%. Detti investimenti, inoltre non rientrano nel computo degli investimenti complessivi rilevanti ai fini della determinazione delle percentuali di maggiorazione applicabili ai sensi della legge di bilancio per il 2019 (dal 170 allo 0 per cento).

Inoltre, se la dichiarazione del legale rappresentante o dell’eventuale della perizia non vengono acquisite entro il periodo d’imposta in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, l’agevolazione è fruibile solo a decorrere dal periodo d’imposta in cui si realizza il requisito dell’interconnessione.

Con riferimento al recupero dell’iper ammortamento, oltre che al caso di destinazione del bene a strutture produttive situate all’estero, l’Agenzia ha precisato che lo stesso si applica anche a tutte le cessioni dei beni agevolati, indipendentemente dal fatto che siano effettuate verso l’Italia o verso l’estero.

Diversamente, il trasferimento di un bene agevolato all’interno di un compendio aziendale oggetto di un’operazione straordinaria tra soggetti residenti non vanifica la finalità sottesa alle norme agevolative, in quanto l’azienda mantiene lo stesso livello qualitativo. Il mutamento della titolarità di un’azienda (o di un suo ramo) che contiene uno o più beni agevolati non fa venir meno l’iper ammortamento, la cui fruizione continuerà, in capo all’avente causa, secondo regole, costi e dinamica temporale originariamente determinati in capo al dante causa, prescindendo dal sopravvenuto cambio di proprietà del complesso aziendale.

 

Regime forfetario

La legge di bilancio 2019 ha significativamente modificato la disciplina relativa al regime di tassazione forfetario di cui alla legge n. 190/2014, disponendo che dal 2019 le persone fisiche esercenti impresa, arte o professione possono applicare il regime forfetario con un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nella misura del 15%, a condizione che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori ad euro 65.000.

Tale regime, secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate con circolare n. 9/E/2019, si applica sia a chi è già in attività sia a chi ne intraprende una nuova; non è prevista una durata massima o particolari requisiti anagrafici per l’accesso o il mantenimento di tale regime.

Il nuovo limite di ricavi/compensi, che va ragguagliato in caso di attività iniziata in corso di anno, deve essere verificato rispetto all’anno precedente all’applicazione del regime forfetario. Concorre all’ammontare del tetto il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore, nonché i diritti d’autore ma soltanto se correlati con l’attività di lavoro autonomo svolta; la circostanza si considera sussistente se gli stessi non sarebbero stati conseguiti in assenza dello svolgimento dell’attività di lavoro autonomo.

 

Con riferimento alle cause ostative al regime, l’Agenzia ha chiarito quanto segue:

a)   nel caso di partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari, tale previsione, in ossequio allo Statuto dei diritti del contribuente, non va applicata già a partire dal 2019. Inoltre se detta causa ostativa sopraggiunge in corso d’anno (acquisizione per eredità delle partecipazioni), la stessa va rimossa dal contribuente in forfetario entro fine anno. In caso contrario il contribuente fuoriesce dal regime dall’anno successivo;

b)   nel caso di controllo, direttamente o indirettamente, S.r.l. o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, l’Agenzia ha chiarito che per definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre far riferimento all’art. 2359 c.c., tenendo presente che nell’ambito delle persone interposte sono ricompresi il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Per verificare se le attività della S.r.l. o dell’associazione in partecipazione sono riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti e professioni, occorre verificare le attività svolte in concreto, indipendentemente dai codici Ateco dichiarati. Se le attività esercitate dal contribuente e dalla S.r.l. controllata appartengono di fatto alla medesima sezione Ateco, la riconducibilità si ritiene sussistente se la persona fisica che usufruisce del regime forfetario effettua cessioni di beni o prestazioni di servizi tassabili con imposta sostitutiva alla S.r.l. controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.

c)   esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali erano intercorsi rapporti di lavoro [ndr. dipendente] nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro. La verifica del requisito della prevalenza va effettuata al termine del periodo d’imposta. Perché la causa ostativa si realizzi, i ricavi/compensi ottenuti nei confronti dei datori di lavoro o dei soggetti a essi riconducibili devono superare al 50%.

 

Informartiva sulle erogazioni pubbliche in nota integrativa

10/04/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Il decreto crescita, approvato, salvo intese, dal Consiglio dei Ministri il 4 aprile 2019, ha modificato in maniera significativa la disciplina contenuta nell’articolo 34, commi da 125 a 128, della Legge n. 124/2017, sulla trasparenza delle erogazioni pubbliche.

Come è noto, a decorrere dall’esercizio finanziario 2018, i soggetti che esercitano attività d’impresa sono tenuti a pubblicate nella Nota Integrativa del bilancio d’esercizio ed eventualmente del bilancio consolidato gli importi e le informazioni relative a sovvenzioni, sussidi, vantaggi contributi o aiuti, in denaro o in natura, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria a questi effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente dalle:

  1. pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del DLgs n. 165/2001;
  2. dai soggetti di cui all’articolo 2-bis del DLgs n. 33/2013 (i.e. enti pubblici …).

I soggetti che non sono tenuti alla redazione della Nota Integrativa (i.e. imprenditori individuali, società di persone, microimprese) assolvono l’obbligo comunicativo mediante la pubblicazione delle medesime informazioni ed importi, entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

A tal riguardo, nella relazione illustrativa al decreto viene precisato che ove tali imprese redigano la Nota Integrativa, l’obbligo di trasparenza può essere assolto all’interno della stessa.

Gli obblighi informativi in commento devono essere adempiuti anche dalle associazioni, dalle fondazioni e della ONLUS che ricevono erogazioni pubbliche, le quali devono pubblicare le informazioni entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

 

Ambito oggettivo

Gli obblighi pubblicitari in commento riguardano sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente.

Con riferimento le singole categorie di erogazioni che devono essere oggetto di comunicazione, si rileva che:

  • Sovvenzioni e contributi: devono essere indicate tutte le erogazioni ricevute dalle PA e dagli altri enti richiamati dalla norma (i.e. contributi in conto capitale, in conto impianti e in conto interessi, quota di abbattimento degli interessi ex Nuova Sabatini; contributi ricevuti a vario titolo da parte delle Camere di Commercio …. ).;
  • Vantaggi o aiuti: non dovrebbero essere oggetto di comunicazione i vantaggi di carattere non selettivo e, quindi, non dovrebbero essere indicati quelli concessi alla generalità dei contribuenti (i.e. ACE, le agevolazioni fiscali e i crediti d’imposta). Per quel che concerne, nello specifico gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, la registrazione dello stesso tiene luogo degli obblighi comunicativi in questione.

Adempimenti informativi

Le imprese devono esporre in Nota Integrativa, in forma schematica e di immediata comprensibilità, i seguenti elementi:

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione e codice fiscale del soggetto erogante;
  • somma incassata (per ogni singolo rapporto giuridico sottostante);
  • data di incasso;
  • causale (ovvero una breve descrizione del tipo di vantaggio/titolo alla base dell’erogazione ricevuta).

L’inosservanza dell’obbligo di pubblicazione delle erogazioni pubbliche ricevute comporta l’obbligo di restituzione integrale delle stesse ai soggetti eroganti entro tre mesi. I tre mesi decorrono dalla data di pubblicazione del bilancio per le imprese tenute alla redazione della Nota Integrativa o al 30 giugno per gli altri soggetti.

Regime sanzionatorio

Tali informazioni devono essere inserite in una sezione distinta della Nota integrativa, chiaramente identificabile. La sezione deve ospitare le somme effettivamente erogate nell’esercizio finanziario precedente (criterio di cassa). Al fine di evitare l’accumulo di informazioni, viene previsto che l’obbligo di pubblicazione non sussiste se l’importo delle sovvenzioni, dei contributi, degli incarichi retribuiti e dei vantaggi economici di qualunque genere ricevuti è inferiore ad euro 10.000 nel periodo considerato.

Definizione agevolata delle violazioni formali

09/04/2019

Contenzioso tributario

Egregi signori,

facendo seguito alla nostra precedente comunicazione del 18 marzo 2019, nella quale sono stati illustrati i profili operativi connessi alla definizione agevolata delle violazioni formali commesse entro il 24 ottobre 2018 – introdotta dall’art. 9 del DL n. 119/2018 – con la presente siano ad evidenziare nuovamente i benefici derivanti dalla stessa.

Si ricorda che possono essere oggetto della definizione agevolata le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi, quali a titolo esemplificativo:

  • omessa o errata applicazione del meccanismo del reverse charge;
  • omissioni relative all’invio dello spesometro e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA;
  • le omesse indicazioni dei costi balck list;
  • violazioni commesse dagli intermediari abilitati in merito all’omessa o tardiva trasmissione delle dichiarazioni fiscali;
  • l’effettuazione di operazioni in regime di non imponibilità senza aver verificato l’avvenuta trasmissione della dichiarazione di intento.


La regolarizzazione agevolata delle violazioni formali si perfeziona con:

  • la rimozione delle irregolarità o delle omissioni;
  • il versamento di € 200 per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni commesse.


Con la Risoluzione n. 37/E/2019, l’Agenzia delle entrate istituto il codice tributo “PF99” denominato “VIOLAZIONI FORMALI - definizione agevolata - art. 9 del DL n. 119/2018” per effettuare il versamento di quanto dovuto tramite modello F24, senza la possibilità di fare ricorso all’istituto della compensazione (in allegato fac -simile).


Chi vorrà avvalersi della sanatoria per regolarizzare le proprie violazioni formali deve esporre il suddetto codice tributo nella sezione “Erario” dell’F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” va indicato il periodo d’imposta - nel formato “AAAA” - a cui si riferisce la violazione.


Il versamento delle somme dovute può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima da corrispondersi entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. È ammesso il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.


Lo Studio resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento dovesse rendersi necessario e per valutare insieme a Voi l’opportunità di procedere con la sanatoria.

 

REGOLARIZZAZIONE AGEVOLATA DELLE VIOLAZIONI FORMALI: LE ISTRUZIONI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

18/03/2019

Contenzioso tributario

Con la pubblicazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 6227/2019 del 15 marzo 2019 sono state fornite le istruzioni operative per poter accedere alla regolarizzazione agevolata, prevista dall’articolo 9 del DL n. 119/2018, delle “violazioni formali” commesse fino al 24 ottobre 2018.

Possono essere oggetto di regolarizzazione le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi.

 

Violazioni regolarizzabili

Le violazioni formali che possono essere oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui gli Uffici dell’Agenzia delle entrate sono competenti ad irrogare le relative sanzioni amministrative ai fini delle imposte dirette e relative addizionali e imposte sostitutive, IVA, IRAP, ritenute alla fonte, crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.

Le violazioni devono essere state commesse entro il 24 ottobre 2018 non solo dal contribuente, ma anche dal sostituto d’imposta, dall’intermediario o da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione dei dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta.

Con la pubblicazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 6227/2019 del 15 marzo 2019 sono state fornite le istruzioni operative per poter accedere alla regolarizzazione agevolata, prevista dall’articolo 9 del DL n. 119/2018, delle “violazioni formali” commesse fino al 24 ottobre 2018.

Possono essere oggetto di regolarizzazione le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi.

 

Violazioni regolarizzabili

Le violazioni formali che possono essere oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui gli Uffici dell’Agenzia delle entrate sono competenti ad irrogare le relative sanzioni amministrative ai fini delle imposte dirette e relative addizionali e imposte sostitutive, IVA, IRAP, ritenute alla fonte, crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.

Le violazioni devono essere state commesse entro il 24 ottobre 2018 non solo dal contribuente, ma anche dal sostituto d’imposta, dall’intermediario o da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione dei dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta.

Non possono, invece, essere oggetto della regolarizzazione:

  • le violazioni formali di norme tributarie concernenti ambiti impositivi diversi da quelli oggetto della regolarizzazione;
  • le violazioni formali oggetto di un procedimento contenzioso consolidato, intendendosi per tale il procedimento concluso in modo definitivo alla data del 19 dicembre 2018 (i.e. per mancata impugnazione o per formazione del giudicato);
  • le violazioni formali oggetto di rapporto pendente al 19 dicembre 2018 ma in riferimento al quale sia intervenuta pronuncia giurisdizionale definitiva oppure altre forme di definizione agevolata antecedentemente al versamento della prima rata della somma dovuta per la regolarizzazione;
  • le violazioni sul quadro RW sia con riferimento all’IVIE che all’IVAFE e inerenti alla voluntary disclosure.Perfezionamento della regolarizzazione
  • La regolarizzazione agevolata delle violazioni formali si perfeziona con:
  •  
  • la rimozione delle irregolarità o delle omissioni;
  • il versamento di € 200 per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni commesse.

Se le violazioni non si riferiscono ad un periodo d’imposta, si deve fare riferimento all’anno solare nel quale sono state commesse.

Il versamento delle somme dovute può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima da corrispondersi entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. È ammesso il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019. Non è ammesso fare ricorso alla compensazione in F24.

Con separata Risoluzione l’Agenzia delle entrate istituirà il codice tributo per provvedere al pagamento di quanto dovuto.

La rimozione delle irregolarità e delle omissioni va effettuata entro il 2 marzo 2020. Inoltre, se il soggetto interessato non ha effettuato per un giustificato motivo la rimozione di tutte le violazioni formali dei periodi d’imposta oggetto di regolarizzazione, la stessa comunque produce effetto se la rimozione avviene entro un termine fissato dall'ufficio dell’Agenzia delle entrate, che non può essere inferiore a trenta giorni.

La rimozione delle irregolarità non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale.

Da ultimo va precisato che, in caso di mancato perfezionamento della regolarizzazione, non si ha alcun diritto alla restituzione di quanto versato. Con riferimento alle violazioni formali commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto di processo verbale di constatazione anche successivo al 24 ottobre 2018 sono prorogati di due anni i termini per la notifica dell’atto di contestazione o di irrogazione.

 

Per maggiori informazioni, potete contattare Davide Rossetti (Davide.Rossetti@MorriRossetti.itName Partner, o Roberta De Pirro (Roberta.DePirro@MorriRossetti.itResponsabile del Centro Studi.

 

S.R.L.: AMPLIATE LE IPOTESI DI NOMINA DEGLI ORGANI DI CONTROLLO

14/03/2019

Servizi di controllo societario

La legge del 12 gennaio 2019, n. 14 contente il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio 2019, n. 38 - ha ampliato le ipotesi al ricorrere delle quali le società a responsabilità limitata (anche, S.R.L.) sono tenute a nominare un organo di controllo o un revisore legale.

Nello specifico - intervenendo sulla formulazione dell’articolo 2477 c.c. – è stato stabilito che la nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:

  1. è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  2. controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  3. ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti requisiti

- totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;

- ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;

- dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.La versione antecedente nella norma, infatti, imponeva la nomina degli organi di controllo nel caso di superamento per due esercizi consecutivi di due dei tre limiti indicati dall’articolo 2435-bis, primo comma, c.c.

In sostanza, la novella normativa in commento ha modificato i parametri di cui alla lettera c).

L’obbligo della nomina dell’organo di controllo o del revisore viene meno se per tre esercizi consecutivi, non è stato superato alcuno dei parametri di cui alla predetta lett. c). 

Con riferimento alla decorrenza di dette modifiche, la legge n. 14/2019 dispone che le S.R.L. in essere alla data del 16 marzo 2019 (data di entrata in vigore delle modifiche), qualora ricorrano i requisiti richiesti dall’articolo 2477, c.c. devono:

  1. nominare l’organo di controllo o il revisore;
  2. se necessario, uniformare l’atto costitutivo e lo statuto alle nuove disposizioni,

entro i successivi 9 mesi (ossia entro il 16 dicembre 2019). Fino a tale data, le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto conservano la loro efficacia anche se non sono conformi alla vigente versione dell’articolo 2477, comma 1. c.c.

Per espressa previsione normativa, ai fini della prima applicazione delle nuove regole, ai fini della verifica del superamento dei suddetti parametri occorre fare riferimento agli esercizi 2017 e 2018.

Di conseguenza, le S.R.L. che nel 2017 e 2018 hanno superato i nuovi limiti di cui alla suddetta lett. c) sono tenuti a nominare l’organo di controllo o il revisore legale e, eventualmente ad uniformare alle nuove previsioni l’atto costitutivo e lo statuto entro il prossimo 16 dicembre.

Per maggiori informazioni, potete contattare Davide Rossetti (Davide.Rossetti@MorriRossetti.it) Name Partner, o Roberta De Pirro (Roberta.DePirro@MorriRossetti.it) Responsabile del Centro Studi.

Il trattamento dei creditori postergati nel concordato preventivo

12/03/2019 -  Stefano Morri

Crisi d'impresa

La sentenza n. 16348 del 21 giugno 2018 della Corte di Cassazione affronta la tematica relativa al trattamento riservato al socio finanziatore nell’ambito del concordato preventivo e afferma che “ nel concordato preventivo la proposta del debitore, di suddivisione dei creditori in classi, può prevedere il riconoscimento del diritto di voto a quei creditori che siano stati inseriti in apposita classe e postergati, perché titolari di crediti inerenti il rimborso ai soci di finanziamenti a favore della società, nelle ipotesi previste dall'art. 2467 c.c., purché il trattamento previsto per detti creditori sia tale da non derogare alla regola del loro soddisfacimento sempre posposto rispetto a quello, integrale, degli altri chirografari”.

La lettura integrale dell'articolo è riservata agli abbonati de Il Fallimentarista - Giuffrè, per maggiori informazioni clicca qui.

28 febbraio 2019: invio dell’esterometro relativo a gennaio 2019

13/02/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Scade il 28 febbraio 2019 il termine per l’invio di dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e/o ricevute da/a soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, diverse da quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale o per le quali sia stata emessa e/o ricevuta fattura elettronica, effettuate nel mese di gennaio 2019 (c.d. “esterometro”).

È quanto previsto dall’articolo 1, comma 3-bis, del DLgs n. 127/2015, a seguito dell’introduzione dell’obbligo dell’emissione della fattura elettronica, che riguarda unicamente le transazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato (c.d. transazioni “domestiche”) o rese a privati consumatori residenti in Italia.

Ne consegue che sono escluse da tale obbligo le operazioni rese a/da soggetti non stabiliti in Italia (UE, extra-UE), le quali continuano ad essere giustificate da fattura cartacea.

Di conseguenza, i dati relativi a tali fatture - non transitando tramite lo SdI - devono essere comunicati all’Agenzia delle entrate separatamente, mediante la trasmissione dell’esterometro, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione e/o ricezione della fattura.

Nulla esclude, però, che anche per le operazioni rese a soggetti non stabiliti in Italia possa essere emessa la fattura elettronica, indicando nel campo “Codice Destinatario” del file XML di “XXXXXXX”. In tal caso, l’inclusione dei dati relativi a tali operazioni nell’esterometro è facoltativa, in quanto l’Agenzia delle entrate è già in possesso degli stessi.

Nello specifico, con riferimento alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate e ricevute da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, gli operatori IVA residenti devono trasmettere le seguenti informazioni:

  • dati identificativi del cedente/prestatore;
  • i dati identificativi del cessionario/committente;
  • la data del documento comprovante l'operazione;
  • la data di registrazione (per i soli documenti ricevuti e le relative note di variazione);
  • il numero del documento;
  • la base imponibile;
  • l'aliquota IVA applicata e l'imposta ovvero, ove l'operazione non comporti l'annotazione dell'imposta nel documento, la tipologia dell'operazione (codice natura).

Per quel che concerne le modalità operative per la trasmissione dei dati, il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 89757/2018 del 30 aprile 2018 (par. 9) rimanda alle previste dalle specifiche tecniche contenute nell’Allegato allo stesso, che sono di fatto quelle ad oggi già previste per l’invio dello spesometro.

Infine, per completezza di informazione, si ricorda che entro il prossimo 28 febbraio 2019, i soggetti passivi IVA sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate, anche:

  1. lo spesometro relativo all’ultimo trimestre 2018 (o secondo semestre 2018 per i contribuenti che hanno optato per l’invio semestrale dello stesso);
  2. la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA relative al 4° trimestre 2018.

Lo Studio resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento dovesse rendersi necessario.

 

Fattura elettronica: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

12/02/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, in occasione di una serie di incontri organizzati con la stampa specializzata, ha reso significativi chiarimenti in ordine all’obbligo generalizzato di emissione della fattura elettronica in vigore dal 1° gennaio 2019.

Detto obbligo - si ricorda - riguarda unicamente le transazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato (c.d. transazioni “domestiche”) o rese a privati consumatori residenti in Italia. Ne sono, quindi, escluse le operazioni rese a/da soggetti non residenti (UE, extra-UE), i cui dati devono essere trasmessi all’Agenzia delle entrate, mediante la compilazione del c.d. esterometro.

Fatturazione elettronica: emissione nel periodo di moratoria delle sanzioni

Nel primo semestre 2019 è ammessa la possibilità di emettere la fattura elettronica entro il termine per effettuare la prima liquidazione IVA, senza l’applicazione di sanzioni.

Pertanto, i contribuenti che liquidano l’IVA con cadenza mensile, relativamente ad operazioni effettuate nel mese di gennaio 2019, possono emettere la relativa fattura:

  • entro il termine per la prima liquidazione IVA (18 febbraio 2019), senza corrispondere alcuna sanzione;
  • entro il termine per la seconda liquidazione IVA (18 marzo 2019), con l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 6 del DLgs n. 471/1997 (90%-180% dell’imposta) ridotta al 20% e di quella per omesso versamento dell’IVA prevista dall’art. 13 del DLgs n. 471/1997. Resta ferma la possibilità di fare ricorso al ravvedimento operoso.

 Fatturazione elettronica: emissione a regime

Dal 1° luglio 2019 sarà possibile emettere la fattura immediata entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione.

Pertanto, nel caso di consegna di beni effettuata il 10 luglio 2019, la fattura elettronica dovrà essere emessa entro il 20 luglio 2019.

Nulla cambia, per quel che concerne invece l’emissione della fattura differita la quale, ai sensi dell’art. 21. co. 4, lett. a), del DPR n. 633/1972, deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Inoltre, nel caso di emissione della fattura differita, la data da indicare nella stessa deve essere quella di trasmissione allo SdI.

Fattura elettronica e detrazione IVA

A seguito delle modifiche apportate all’art. 1, co. 1 del DPR n. 100/1998, è possibile esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.

Fattura elettronica e reverse charge

Con specifico riferimento al reverse charge, occorre distinguere tra:

  • reverse charge esterno che trova applicazione nel caso di acquisti di beni intracomunitari e di prestazioni di servizi ricevute da soggetti UE e extra-UE. All’atto della ricezione della fattura in formato cartaceo si deve procedere come si faceva in passato: registrazione della stessa nei registri IVA acquisti ed IVA vendite;
  • reverse charge interno che trova applicazione al ricorrere di specifiche fattispecie derogatorie dell’ordinario sistema di liquidazione del tributo, appositamente individuate dall’articolo 17 e 74 del DPR n. 633/1972.  
  • In tal caso, la contabilizzazione della fattura potrà avvenire come in passato, ovvero con registrazione della stessa nei registri IVA acquisti ed IVA vendite. In alternativa, in luogo dell’integrazione della fattura, è possibile emettere un’“autofattura” da allegare al file XML in formato cartaceo o elettronico. In questa seconda opzione, nel campo “Tipo Documento” si deve indicare il codice TD1.

Fattura elettronica e operazioni con soggetti non residenti

Le fatture relative ad operazioni rese nei confronti di soggetti non residenti (UE e extra-UE) non devono essere obbligatoriamente emesse in formato elettronico. Laddove si decida di emetterle, comunque, in formato XML, nel campo “Codice destinatario” occorre indicare “xxxxxxx” ed inviare copia della fattura al cliente straniero.

In tal caso non occorre comunicare i dati relativi a dette fatture all’Agenzia delle entrate, mediante la compilazione dell’esterometro, adempimento che riguarderà solo le fatture passive. Resta, invece, confermato l’invio dei modelli INTRASTAT.

Diversamente, laddove si decida di continuare ad emettere in formato cartaceo le fatture relative ad operazioni rese a soggetti non residenti, i dati relativi alle stesse devono essere trasmessi all’Agenzia tramite l’esterometro.

Fattura elettronica e commercio al dettaglio

I soggetti che svolgono commercio al dettaglio, se viene loro richiesta l’emissione della possono, all’atto dell’erogazione del servizio operare come segue:

  1. emissione della fattura differita: rilasciare ricevuta fiscale o scontrino fiscale da utilizzare come documenti idonei per la successiva emissione della fattura differita. In tal caso, al momento dell’emissione della fattura differita sarà necessario scorporare dal totale dei corrispettivi quelli certificati tramite lo scontrino/ricevuta;
  2. emissione della fattura immediata: rilasciare apposita quietanza che ha valore solo commerciale e non fiscale, o in alternativa stampa della fattura o ricevuta del POS in caso di pagamento elettronico. È altresì ammessa l’emissione dello scontrino/ricevuta fiscale e al momento dell’emissione della fattura sarà necessario scorporare dal totale dei corrispettivi quelli certificati tramite lo scontrino/ricevuta.

 

Lo Studio resta a Vostra disposizione per qualunque ulteriore chiarimento dovesse rendersi necessario.

 

Intermediari finanziari: dettati i criteri per la corretta identificazione

22/01/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Il Decreto Legislativo 29 novembre 2018, n. 142, attuativo della Direttiva UE 2016/1164 recante norme contro le pratiche di elusione fiscale (c.d. Direttiva Atad), tramite l’introduzione nel T.U.I.R. del nuovo art. 162-bis, fornisce una definizione univoca di intermediario finanziario valida ai fini della determinazione della base imponibile IRES ed IRAP e per l’applicazione dell’addizionale IRES.

 

Tale definizione è finalizzata a delimitare il perimetro di applicazione di alcune norme tributarie che riguardano gli enti finanziari quali, ad esempio:

 

  • la deducibilità ai fini IRES degli interessi passii ed oneri assimilanti;
  • la deducibilità ai fini IRES delle svalutazioni delle perdite su crediti;
  • la determinazione della base imponibile IRAP;
  • l’applicazione dell’addizionale IRES del 3,5%;
  • la corretta applicazione delle disposizioni IVA (i.e. determinazione della pro-rata di detrazione).

 

Il nuovo articolo 162-bis del T.U.I.R. individua in primo luogo due differenti categorie di soggetti:

  1. gli intermediari finanziari;
  2. le società di partecipazione non finanziaria e assimilati.

 

Intermediari finanziari

 

Nel gruppo degli intermediari finanziari sono compresi:

  1. gli intermediari finanziari di cui all’articolo 2, comma 1, lett. c), del DLgs n. 38/2005 (i.e. banche, SIM, SGR, società che svolgono attività di finanziamento nei confronti del pubblico);
  2. gli operatori del microcredito e i confidi;
  3. le società di partecipazione finanziaria, ossia i soggetti che esercitano in via esclusiva e prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in intermediari finanziari.
  4.  

Società di partecipazione non finanziaria e assimilati

 

Nel gruppo delle società a partecipazione non finanziaria sono compresi:

  1. i soggetti che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari (c.d. holding industriali);
  2. i soggetti che svolgono un’attività finanziaria non nei confronti del pubblico.

 

Al fine di identificare correttamente tali soggetti, viene fornita una definizione di “esercizio prevalente dell’attività di assunzione di partecipazione”.

 

Secondo quanto disposto dall’articolo 162-bis, comma 2, del T.U.I.R., l’esercizio prevalente dell’attività di assunzione di partecipazioni sia in intermediari finanziari che in soggetti diversi dagli intermediari finanziari sussiste, quando, in base ai dati del bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio, l’ammontare complessivo delle partecipazioni e degli altri elementi patrimoniali intercorrenti con i soggetti partecipati, unitariamente considerati, è superiore al 50% del totale dell’attivo patrimoniale.

Pertanto, diversamente da quanto previsto dalla disciplina previgente, per l’identificazione dell’attività svolta in via prevalente non occorre più procedere con la verifica del doppio requisito (patrimoniale e reddituale), in base ai dati dei bilanci relativi agli ultimi due esercizi, ma si deve verificare il solo requisito reddituale sulla base dei dati del bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio.

 

Tale modifiche trovano applicazione a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018.

 

Mediante la previsione di un’apposita clausola di salvaguardia, il legislatore ha fatto salvi i comportamenti difformi assunti dai contribuenti ai fini della determinazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione netta ai fini IRAP nei periodi d’imposta precedenti a quello di efficacia delle nuove disposizioni, anche se non coerenti con le stesse.

 

Si segnala, infine, che per effetto delle modifiche apportate all’articolo 10, comma 10, del DLgs n. 141/2010, a decorrere dal 2019 anche le holding industriali – che fino al 2018, erano tenute ad essere iscritte in un’apposita sezione dell’elenco generale degli intermediari finanziari prevista dall’articolo 113 del DLgs n. 385/1193 – per effetto delle modifiche apportate all’articolo 10, del DLgs n. 141/2010, devono effettuare gli obblighi comunicativi all’Anagrafe tributaria.

 

A titolo esemplificativo, devono essere oggetto di comunicazione, tra l’altro, la detenzione di partecipazioni; i finanziamenti ricevuti dai soci della holding e quelli effettuati dalla holding alle società partecipazioni; i prestiti obbligazionari; i rapporti di cash pooling e le variazioni relative agli stessi.

 

Lo Studio è a disposizione per chiarimenti in merito a quanto sopra e assistenza professionale per gli obblighi di comunicazione all’Anagrafe tributaria.

 

 

 

Rif. Decreto Legislativo 29 novembre 2018, n. 142, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 dicembre 2018, n. 300.

 

Legge di bilancio per il 2019: principali novità

09/01/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

La Legge di bilancio per l’anno 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2019, reca una serie di novità fiscali e legali.

Di seguito si riporta una prima sintesi delle principali novità contenute nell’articolo 1 della legge.

Novità in materia IRES

  • Interessi passivi e società immobiliari
  • Tassazione agevolata degli utili reinvestiti in beni strumentali e occupazione – Mini-IRES
  • Iper-ammortamenti: proroga con modifiche
  • Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: modifiche
  • Credito d’imposta per acquisto di prodotti in plastica riciclata
  • Credito d’imposta per la formazione 4.0: proroga con modifiche
  • Rifinanziata la nuova Sabatini
  • Rivalutazione beni d’impresa
  • Abrogazione dell’ACE
  • Abrogazione della maggiore deduzione IRAP per i dipendenti assunti a tempo interminato
  • Abrogazione del credito d’imposta per i soggetti IRAP privi di dipendenti

Novità in materia IVA ed imposte indirette

  • Sterilizzazione dell’aumento delle aliquote IVA per il 2018
  • Fatturazione elettronica: dati trasmessi attraverso il Sistema Tessera Sanitaria
  • Credito d’imposta per adeguamento dei registratori di cassa
  • Fattura elettronica nei confronti di consumatori finali
  • Retroattività delle modifiche all’articolo 20 del DPR n. 31/1986 - Imposta di registro

Novità in materia IRPEF

  • Estensione del regime forfetario
  • Imposta sostitutiva sui compensi derivanti da lezioni private e ripetizioni
  • Flat tax per ricavi e compensi fino a € 100.000
  • Estromissione dell’immobile strumentale dell’imprenditore individuale
  • Agevolazioni per gli interventi di efficienza energetica negli edifici, di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili e bonus verde
  • Proroga della rivalutazione di terreni e partecipazioni

Accertamento e contenzioso

  • Definizione dei ruoli da omesso versamento

Varie

  • Deduzione IMU immobili strumentali
  • Imposta sui servizi digitali
  • Cedolare secca: estensione anche agli immobili commerciali
  • Somme investite in start-up innovative: incremento della deduzione IRES e della detrazione IRPEF
  • Voucher manager-Industria 4.0
  • Credito d’imposta pubblicità

 

Rif. Legge 31 dicembre 2018, n. 145, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018

 

 

 


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