SCONTRINI ELETTRONICI AL VIA DAL 1° LUGLIO 2019

14/06/2019

NEWSLETTER

L’articolo 2, comma 1, D.Lgs. n. 127/2015 stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano vendite al dettaglio memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri. La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione di cui all'art. 24, comma 1, D.P.R. n. 633/1972 (registro dei corrispettivi).

Le previsioni applicano a decorrere dal 1° luglio 2019 ai soggetti con un volume d'affari superiore a 400.000 euro.

Tax credit misuratori fiscali

Al fine di ottemperare al nuovo adempimento, i contribuenti dovranno dotarsi di registratori di cassa adeguati, ossia capaci di memorizzare e trasmettere telematicamente i dati all’Agenzia delle Entrate. In termini concreti, è necessario dotarsi di registratori telematici e strumenti tecnologici che abbiano le caratteristiche tecniche indicate dal provvedimento n. 182017/2016, ossia che siano capaci di garantire l’inalterabilità e la sicurezza dei dati memorizzati e la loro trasmissione all’Agenzia delle Entrate.

Al fine di rendere meno oneroso tale adattamento, ai contribuenti viene riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 un credito d’imposta pari al 50% della spesa sostenute per l’acquisto di ogni registratore telematico fino ad un massimo di 250 euro ognuno, oppure di 50 euro nel caso di adattamento di quello di cui sono già in possesso.

Tale credito d’imposta è utilizzabile in compensazione nel modello F24 - utilizzando il codice tributo 6899 - già a decorrere dalla prima liquidazione periodica IVA successiva al mese nel quale viene registrata la fattura relativa all’acquisto o all’adattamento del misuratore fiscale. A tal proposito si ricorda che il pagamento della fattura deve necessariamente avvenire con strumenti tracciati.

 

Esoneri

Il D.M. 10 maggio 2019 ha individuato due tipi di esoneri:

  1. a) esoneri a regime: in tale categoria sono ricomprese le operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi, le prestazioni di trasporto pubblico collettivo di persone e di veicoli e bagagli a mano, per le quali i biglietti di trasporto assolvono alla funzione di certificazione fiscale, le operazioni effettuate a bordo di navi, aerei, treni nel caso di trasporto internazionale;
  2. b) esoneri concessi fino al 31 dicembre 2019: si tratta delle operazioni effettuate in via marginale (ossia i cui ricavi e compensi non sono superiori all’1% del volume d’affari del 2018) rispetto a quelle esonerate dall’obbligo della certificazione dei corrispettivi, quelle legate al trasporto pubblico, quelle soggette agli obblighi di fatturazione.

Le operazioni andranno certificate mediante l’emissione di un documento commerciale che sostituirà lo scontrino e la ricevuta fiscale. Resta comunque la possibilità per il cliente di richiedere l’emissione della fattura all’atto dell’effettuazione dell’operazione.

Il documento commerciale che dal 1° luglio 2019 potrà essere emesso al posto di scontrini e ricevute deve contenere le seguenti informazioni:

- data e ora dell’emissione; 

- numero progressivo;

- ditta;

- denominazione o ragione sociale;

- nome e cognome dell’emittente;

- ubicazione dell’esercizio;

- descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi;

- ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato;

Tale documento ha essenzialmente valenza civilistica, ma laddove la sua emissione sia esplicitamente richiesta dal cliente con la puntuale indicazione del suo identificativo fiscale, all’atto dell’effettuazione dell’operazione, lo stesso assume anche valenza fiscale.

 

Regime sanzionatorio

Il mancato adeguamento agli obblighi di cui all’art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 127/2015, comporta l’applicazione delle sanzioni per l’omessa memorizzazione e trasmissione telematica, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri di cui all’art. 6, comma 3 e all’art. 12, comma 2, D.Lgs. n. 471/1997.

In particolare, l’art. 6, comma 3 disciplina la mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali nonché l’emissione degli stessi per importi inferiori: in tal caso si applica la sanzione pari al 100% dell’imposta riferita all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro.

Tale sanzione si applica anche nel caso di mancata annotazione nel registro di emergenza nel caso di mancato o irregolare funzionamento dei sistemi.  Si segnala infine che se non constano omesse annotazioni, la mancata tempestiva richiesta di intervento per la manutenzione è punita con sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro.

Inoltre, se nel corso di un quinquennio vengono contestate quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, è prevista la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese.

 

 

 

Convegno - Il distacco nazionale e internazionale

04/06/2019

NEWSLETTER

Morri Rossetti, Gesam e Openjobmetis 

vi invitano al Convegno

"Dalle norme costituzionali alle direttive comunitarie:
la tutela del lavoratore italiano nel distacco nazionale e internazionale"

Relatori e tematiche:

Distacco nazionale ed internazionale
Giovanni Antonio Osnago Gadda | Avvocato - Morri Rossetti

Uniformità di trattamento e le agevolazioni previste per gli impatriati
Massimo Pagani | Partner - Gesam

Profili previdenziali e fiscali del distacco
Marco Barbera | Consulente del lavoro - Gesam

Modera: Elisabetta Fugazza | Public Affairs - Openjobmetis

Con il patrocinio dell' American Chamber of Commerce in Italy.


Dalle ore 16:30 alle 18:30.
Location: Collegio della Guastalla - Viale Lombardia, 180 - 20900, Monza.


Per iscriverti clicca qui.
Per maggiori informazioni visita il nostro sito.

DECRETO CRESCITA: GUIDA ALLE PRINCIPALI NOVITA’

02/05/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Il decreto Legge del 30 aprile 2019, n. 34 (Decreto Crescita), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2019, ed in vigore dal 1° maggio 2019, contiene una serie di misure finalizzate al rilancio economico del Paese.

Di seguito una prima sintesi.

 

Reintroduzione del super ammortamento

Viene reintrodotto il super ammortamento per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, diversi da veicoli e altri mezzi di trasporto strumentali per l’esercizio dell’attività d’impresa, effettuati a decorrere dal 1° aprile 2019 e fino al 31 dicembre 2019, ovvero entro il 30 giugno 2020, ma a condizione che entro il 31 dicembre 2019 sia stato accettato l’ordine di acquisto e sia stato versato il 20% del corrispettivo a titolo di acconto. Viene confermato che il riconoscimento della maggiorazione figurativa del costo di acquisizione del 30% vale solo ai fini della deduzione IRES delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing. La maggiorazione spetta per investimenti complessivi non eccedenti 2,5 milioni di euro. Di conseguenza, il super ammortamento non spetta per la quota di investimenti eccedente detta cifra.

 

Modifica della c.d. Mini IRES

La disciplina relativa alla mini IRES prevista dalla legge di Bilancio 2019 viene completamente abrogata e sostituita da nuova misura finalizzata a tassare con l’applicazione dell’aliquota IRES ridotta gli utili d’impresa non distribuiti.

In particolare, le società possono applicare l’IRES con aliquota ridotta del 3,5% (passa dal 24% al 20,5%) a decorrere dal 2022 sul reddito d’impresa dichiarato, fino a concorrenza dell’importo corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle non disponibili e nei limiti dell’incremento del patrimonio netto.

Per il 2019 l’aliquota IRES può essere applicata nella misura ridotta del 22,5%, per il 2020 del 21,5% e per il 2021 del 21%. Rilevano gli utili realizzati a decorrere dal 2018 e accantonati a riserva, senza considerare il risultato del medesimo esercizio.

Per incremento del patrimonio netto si deve intendere la differenza tra il patrimonio netto risultante dal bilancio d’esercizio del periodo d’imposta di riferimento, senza considerare il risultato del medesimo esercizio, al netto degli utili accantonati a riserva, agevolati nei periodi d’imposta precedenti e il patrimonio netto risultante dal bilancio d’esercizio in corso al 31 dicembre 2018, senza considerare il risultato del medesimo esercizio. Per ciascun periodo d’imposta, la parte degli utili accantonati a riserve agevolabili che eccede l’ammontare del reddito complessivo netto dichiarato è computata in aumento degli utili accantonati a riserva agevolabile dell’esercizio successivo. L’incentivo è cumulabile con altri eventuali benefici concessi, a esclusione di quelli che prevedono regimi forfetari di determinazione del reddito.

 

Deducibilità IMU dalle imposte sui redditi

Viene aumentata dal 40% al 50% la percentuale di deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa e da quello di lavoro autonomo per il periodo d’imposta 2019. Tale misura viene incrementata al:

  • 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019;
  • 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020;
  • 70% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021.

 

Patent box

È ammessa - in alternativa alla definizione di un preventivo accordo con l’Amministrazione finanziaria per poter beneficiare del patent box - la possibilità di determinare e dichiarare il reddito agevolabile derivante dall’utilizzo degli intangibles, indicando le informazioni necessarie in idonea documentazione predisposta secondo quanto sarà previsto con apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. La procedura si applica a decorrere dal periodo d’imposta 2019 e i soggetti che la adottano sono tenuti ad indicare la variazione in diminuzione del reddito in tre quote annuali di pari imposto nella dichiarazione dei redditi ed IRAP relativa al periodo d’imposta in cui viene esercitata l’opzione e nei due successivi.

In caso di rettifica del reddito non si applicano le sanzioni per infedele dichiarazione se si produce la documentazione predisposta che consente il riscontro della correttezza dell’operato del contribuente.

L’opzione può essere adottata anche dai contribuenti che hanno già attivato la procedura per concludere un accordo con l’Agenzia delle a condizione però che detto accordo non sia stato ancora concluso, previa apposita comunicazione all’Agenzia dell’espressa volontà di rinunciare all’accordo.

Resta infine ferma la facoltà per tutti i contribuenti di accedere a detta procedura, attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa prima della formale conoscenza dell’inizio di una qualunque attività di controllo relativa al regime del patent box.

 

Rientro dei cervelli

Sono apportate significative modifiche alla disciplina degli impatriati (art. 16, D.Lgs. n. 147/2015). Viene infatti ammessa la possibilità di beneficiare del regime anche ai soggetti titolari di reddito assimilato a quello da lavoro dipendente a i titolari di reddito d’impresa a condizione che trasferiscano la residenza in Italia a partire dal 2020. Viene incrementata da 50% al 70% la percentuale di riduzione dell’imponibile e sono semplificate le condizioni per l’accesso. Sono introdotte maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori 5 anni in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni, acquisto di unità immobiliari di tipo residenziale in Italia e trasferimento della residenza nel Mezzogiorno).

Inoltre, possono accedere ai benefici fiscali i lavoratori italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia a decorrere dal 1° gennaio 2020 purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia.

Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 si rendono applicabili, con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili, le disposizioni dell’art. 16 nel testo vigente al 31 dicembre 2018, sempre che abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui all’art. 16, comma 1, lettera a). È previsto che non possa farsi luogo al rimborso delle imposte pagate dai contribuenti in forza di adempimento spontaneo.

Con una modifica all’art. 44, D.L. n. 78/2010 viene previsto che per i docenti e i ricercatori che trasferiscono la residenza in Italia a partire dall’anno 2020:

  • si incrementa da 4 a 6 anni la durata del regime di favore fiscale;
  • si prolunga la durata dell’agevolazione fiscale a 8, 11 e 13 anni, in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni e acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia).

 

Regime forfetario

Con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2019 i contribuenti che applicano il regime forfetario devono applicare le ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendente e sui redditi a questi assimilati corrisposti. Tale previsione che abroga quanto disposto dalla legge di Bilancio 2019 viene incontro alla possibilità concessa dalla medesima di avvalersi dell’impiego di dipendenti e collaboratori.

Data la decorrenza retroattiva della previsione, l’ammontare complessivo delle ritenute relative alle somme già corrisposte prima dell’entrata in vigore del decreto Crescita sarà trattenuto a valere dalle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo a tale data, in tre rate mensili di pari importo.

 

Incentivi per l’edilizia

Al fine di favorire la valorizzazione dei vecchi edifici, viene disposto che:

    • fino al 31 dicembre 2021;
    • si applicano l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ciascuna,

ai trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi 10 anni, provvedono alla demolizione e ricostruzione degli stessi, in chiave antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente ove consentita dalle vigenti norme urbanistiche, nonché all’alienazione degli stessi.

Nel caso in cui non si verificano le condizioni di cui sopra, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sanzione pari al 30% delle stesse imposte. Sono altresì dovuti gli interessi di mora a decorrere dall’acquisto dell’immobile di cui al precedente periodo.

 

Sisma bonus

Viene estesa anche alle zone sismiche 2 e 3 la spettanza della detrazione del 75% o dell’85% del prezzo di acquisto dell’unità immobiliare venduta da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano demolito e ricostruito, allo scopo di ridurre il rischio sismico, l’immobile oggetto di successiva alienazione.

 

Strumenti finanziari convertibili

Viene introdotto un regime di non concorrenza alla formazione del reddito imponibile degli emittenti, ai fini dell'imposta sul reddito delle società e del valore della produzione netta, dei maggiori o minori valori che derivano dall'attuazione di specifiche previsioni contrattuali che governano gli strumenti finanziari, diversi da azioni e titoli similari, con talune caratteristiche che determini la svalutazione del valore nominale degli strumenti ovvero la loro conversione in azioni.

 

Efficienza energetica e rischio sismico

Al fine di incentivare la realizzazione di interventi di efficientamento energetico e di prevenzione del rischio sismico, superando alcune criticità operative riscontrate nel funzionamento dello strumento della detrazione fiscale, il decreto Crescita, integrando i meccanismi esistenti, introduce la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per tali interventi, di ricevere un contributo, anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante.

Tale contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo, senza l’applicazione dei limiti di compensabilità.

 

Aggregazioni d’imprese

Viene riproposto il bonus per le aggregazioni tra imprese che fu introdotto per la prima volta dalla legge Finanziaria 2007. Il beneficio fiscale, che resterà in vigore fino al 2022, consiste nel riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da concambio che emerge da operazioni di fusione e di scissione nonché del maggior valore iscritto dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda, per un importo complessivo non eccedente € 5 milioni.

 

Fatturazione elettronica

L’obbligo della fatturazione elettronica viene esteso anche alle operazioni effettuate con la Repubblica di San Marino. Le necessarie regole tecniche verranno stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

 

Vendita di beni tramite piattaforme digitali

Il soggetto passivo che facilita, tramite l'uso di un'interfaccia elettronica, le vendite a distanza è tenuto a trasmettere, per ciascun fornitore:

  • la denominazione,
  • la residenza o il domicilio,
  • l’indirizzo di posta elettronica,
  • il numero totale delle unità venute in Italia
  • il valore delle vendite espresso, a scelta del soggetto passivo, in termini di ammontare totale dei prezzi di vendita o di prezzo medio di vendita.

L’obbligo informativo è richiesto in via sistematica con cadenza trimestrale secondo modalità che saranno stabilite con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate e trova applicazione fino al 31 dicembre 2020. La accezione di vendite a distanza comprende sia beni importati o che i beni all’interno dell’Unione europea.

Il primo invio dei dati deve essere effettuato nel mese di luglio 2019.

Il soggetto passivo è responsabile dell’imposta dovuta sulle vendite a distanza per le quali non abbia trasmesso, o abbia trasmesso in modo incompleto, i dati richiesti presenti sulla piattaforma, qualora non dimostri che l’imposta è stata assolta dal fornitore.

 

Enti associativi assistenziali

Modificando l’art. 148 TUIR, viene esteso il regime di decommercializzazione previsto per gli enti di tipo associativo anche alle associazioni con finalità assistenziali.

 

Estensione della Rottamazione ter alle entrate di regioni ed enti locali

Le regioni e gli enti locali possono disporre la definizione agevolata delle proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale ricevuti dal 2000 al 2017 con stralcio della sanzione (rottamazione ter).

Gli enti locali possono adottare gli atti necessari entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Crescita.

Gli enti stabiliranno il numero delle rate e le relative scadenze, che non possono superare il 30 settembre 2021, le modalità con cui il debitore manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata, i termini per la presentazione dell’istanza di adesione alla definizione e quelli per la comunicazione al contribuente degli importi dovuti, di quelli delle rate e le relative scadenze.

 

Rifinanziamento Nuova Sabatini

Per ottimizzare le modalità operative di funzionamento della misura agevolativa, viene previsto:

  • l’aumento a 4 milioni di euro del valore massimo del finanziamento concedibile a ciascuna impresa che permette di superare i vincoli operativi nella fruizione del beneficio sopra esposti, consentendo anche alle imprese che hanno già saturato il limite massimo dei 2 milioni di euro di continuare ad accedere alle agevolazioni, anche in considerazione delle cospicue risorse finanziarie disponibili stanziate dal legislatore con la legge di Bilancio 2019;
  • l’erogazione di un contributo in un’unica soluzione a fronte di finanziamenti di importo non superiore a 100.000 euro che consente, oltre ad uno snellimento degli oneri amministrativi, di accelerare la tempistica di erogazione delle agevolazioni e determinare anche flussi di cassa aziendale più alti, massimizzando in tal modo l’effetto incentivante della misura. Tale previsione determina un maggiore fabbisogno finanziario, determinato dall’accorpamento delle diverse quote di contributo, che però non necessità di anticipazioni di cassa.

 

Società di investimento semplice

Nell’ambito del D.Lgs. n. 58/1998 viene inserita la nuova figura della società di investimento semplice (SIS): si tratta di un nuovo tipo di veicolo societario, che potrà investire esclusivamente in startup non quotate. La SIS si costituisce con capitale fino a 25 milioni raccolto presso investitori professionali, rappresenta una nuova forma giuridica e viene disciplinata nel TUF. La SIS ha come oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto in PMI non quotate su mercati regolamentati, che si trovano nella fase di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell’attività.

Le SIS non potranno ricorrere alla leva finanziaria. I soci che hanno costituito una o più SIS, con capitale cumulato di 25 milioni, non potranno crearne un’altra se non dopo la messa in liquidazione di una o più delle società preesistenti.

 

Obblighi informativi erogazioni pubbliche

Viene modificata in maniera significativa la disciplina contenuta nell’art. 1, commi da 125 a 129, legge n. 124/2017, sulla trasparenza delle erogazioni pubbliche.

A decorrere dall’esercizio finanziario 2018, i soggetti che esercitano attività d’impresa sono tenuti a pubblicare nella nota integrativa del bilancio d’esercizio ed eventualmente del bilancio consolidato gli importi e le informazioni relative a sovvenzioni, sussidi, vantaggi contributi o aiuti, in denaro o in natura, non di carattere generale, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria a questi effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, D.Lgs. n. 165/2001 e dai soggetti di cui all’art. 2-bis, D.Lgs. n. 33/2013 (i.e. enti pubblici).

I soggetti che redigono il bilancio ai sensi dell’articolo 2435-bis del codice civile (soggetti che redigono il bilancio in forma abbreviata) e quelli comunque non tenuti alla redazione della nota integrativa assolvono all’obbligo pubblicitario in commento mediante pubblicazione delle medesime informazioni e importi, entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet o, in mancanza di questi ultimi, sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

Gli obblighi informativi in commento devono essere adempiuti anche dalle associazioni, dalle fondazioni e della ONLUS che ricevono erogazioni pubbliche, le quali devono pubblicare le informazioni entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

Quanto al regime sanzionatorio, viene individuato nel 2019 un periodo di moratoria, il che in termini operativi si traduce nel fatto che il mancato assolvimento degli obblighi in questione non verrà sanzionato. A decorrere dal 1° gennaio 2020, invece, la mancata indicazione nella nota integrativa o sul sito Internet delle erogazioni pubbliche ricevute comporterà l’irrogazione di una sanzione pari all’1% degli importi ricevuti con un minimo di € 2.000, nonché la sanzione accessoria dell’adempimento degli obblighi di pubblicazione.

Competente ad irrogare la sanzione è l’amministrazione pubblica che ha erogato il beneficio oppure dall’amministrazione vigilante o competente per materia. Entro il termine di 90 giorni il soggetto sanzionato deve ottemperare agli obblighi di pubblicazione, in mancanza è tenuto all’integrale restituzione delle somme ricevute entro i tre mesi successivi.

 

Credito d’imposta per la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali

Al fine di migliorare il livello e la qualità di internazionalizzazione delle PMI, viene riconosciuto alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019, per il periodo d’imposta di entrata in vigore del decreto, un credito d’imposta pari al 30% delle spese sostenute per la partecipazione a manifestazioni fieristiche di settore che si svolgono all’estero, fino ad un massimo di € 60.000. Il credito d’imposta viene riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo pari a € 5 milioni per il 2020.

Nello specifico sono agevolabili i costi sostenuti per l’affitto di spazi espositivi e per il loro allestimento, per le attività pubblicitarie, di promozione e comunicazione, connesse alla partecipazione alle fiere.

Con apposito provvedimento saranno definite le tipologie di spese ammesse al beneficio, le procedure di ammissione allo stesso, che avverrà in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande, l’elenco delle manifestazioni per le quali il credito è riconosciuto e le procedure di recupero del credito stesso in caso di illegittimo utilizzo del medesimo.

 

 

FATTURE ELETTRONICHE: MODALITA’ E TEMPISTICHE PER L’ASSOLVIMENTO DELL’IMPOSTA DI BOLLO

18/04/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Scade martedì 23 aprile 2019 il primo termine per il pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche transitate attraverso il Sistema di Intercambio nel primo trimestre 2019.

 

Soggetti obbligati all’assolvimento dell’imposta di bollo

In base a quanto previsto dal DM 28 dicembre 2018, sono obbligati all’assolvimento dell’imposta di bollo nella misura fissa di € 2,00 per ciascuna fattura, i soggetti che emettono le seguenti tipologie di fatture elettroniche di importo complessivo superiore a € 77,47:

  • fatture fuori campo IVA, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (articoli 2, 3, 4 e 5, DPR n. 633/1972);
  • fatture fuori campo IVA ex articoli da 7-bis a 7-septies DPR n. 633/1972, per mancanza del requisito territoriale;
  • fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d'intento (articolo 8, comma 1, lett. c), DPR n. 633/1972);
  • fatture non imponibili, in quanto operazioni assimilate alle cessioni all'esportazione (articolo 8-bis, DPR n. 633/1972), quali cessioni di navi, aeromobili, apparati motori o componenti destinati a navi e aeromobili e prestazioni di servizi destinati a questi ultimi;
  • fatture non imponibili per servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali (articolo 9 DPR n. 633/1972, ad eccezione delle fatture relative a servizi internazionali che siano diretti esclusivamente a realizzare l'esportazione di merci, che sono pertanto esenti da bollo);
  • fatture per operazioni esenti (articolo 10 DPR n. 633/1972);
  • fatture per operazioni escluse (articolo 15 DPR n. 633/1972);
  • fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi (articolo 1, commi 96-117, della L. n. 244/2007 e articolo 27, commi 1-2, DL n. 98/2011) e forfettario (articolo 1, commi 54-89, della L. n. 190/2014).

Al contrario, sono esenti dall’imposta di bollo, le fatture relative a:

  • operazioni non imponibili relative a esportazioni di merci (articolo 8, lettera a) e b), del DPR n. 633/1972);
  • operazioni non imponibili relative a cessioni intracomunitarie di beni (articoli 41, 42 e 58, del DL n. 331/1993);
  • operazioni non imponibili soggette a reverse charge, (art. 17, co. 6, lettere a), a-bis) e a-ter), del DPR n. 633/1972);
  • operazioni non imponibili relative a cessioni dei rottami (art. 74, co. 7 e 8, del DPR n. 633/1972);
  • cessioni all’interno di soggetti aderenti al gruppo IVA.

 

Indicazione nella fattura e sanzioni

Sulla fattura elettronica va indicata la dicitura “assolvimento virtuale dell’imposta di bollo ai sensi del D.M. 17.6.2014”.

Così operando, il cessionario/committente riceve una fattura corretta. Tuttavia, sebbene l’obbligo di apporre il bollo sulle fatture sia a carico del soggetto che la emette, nel caso di ricezione della fattura senza la predetta dicitura, il soggetto destinatario della stessa è solidalmente responsabile del pagamento dell’imposta di bollo.

L’art. 25 del DPR n. 642/1972 fissa a carico di chi omette o paga in misura insufficiente l’imposta una sanzione che va dal 100% al 500% dell’imposta o della maggiore imposta, oltre al pagamento dell’imposta stessa.

Pertanto sarebbe opportuno che l’acquirente, che riceve fattura non bollata, si rechi presso l’ufficio locale delle entrate, entro 15 giorni dal ricevimento della stessa, per regolarizzare il pagamento della sola imposta, escludendo così l’applicazione delle sanzioni a suo carico. Ne deriva, quindi, che in caso di ricezione di fatture non bollate è sicuramente bene allertare la controparte richiedendo la riemissione di fattura corretta.

 

Modalità e tempistica di pagamento

L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche si paga con periodicità trimestrale, entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre di riferimento, sulla base dell’ammontare calcolato dall’Agenzia delle entrate:

  • primo trimestre: entro il 20 aprile (per il 2019 il 23 dato che il 21 e 22 sono festivi);
  • secondo trimestre: entro il 20 luglio;
  • terzo trimestre: entro il 20 ottobre;
  • quarto trimestre: entro il 20 gennaio.

Il pagamento dell’imposta di bollo può essere effettuato:

  • con addebito su conto corrente bancario o postale;
  • utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia delle entrate.

I codici tributo da utilizzare sono i seguenti (cfr. Ris. n. 42/E/2019):

  • 2521 per il primo trimestre;
  • 2522 per il secondo trimestre;
  • 2523 per il terzo trimestre;
  • 2524 per il quarto trimestre;
  • 2525 in caso di sanzioni per omesso o ritardato pagamento;
  • 2526 per il pagamento di eventuali interessi per ritardato pagamento.

Tali codici tributo vanno esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”, con l'indicazione nel campo “anno di riferimento” dell'anno cui si riferisce il versamento, nel formato “AAAA”

Si segnala infine che, per il pagamento dell’imposta di bollo, l’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione dei contribuenti dallo scorso 11 aprile nel portale «Fatture e Corrispettivi» un apposito servizio che consente di verificare il calcolo ed effettuare il pagamento dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche.

Nel caso di adozione dello stesso, i passaggi da seguire sono i seguenti.

L’agenzia delle entrate:

  • acquisisce dalle fatture trasmesse allo SdI l’informazione circa l’avvenuta apposizione del bollo e il relativo importo;
  • riepiloga tutti i bolli relativi a ciascun trimestre, riportando l’informazione dell’importo complessivamente dovuto all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito dell’Agenzia delle entrate;
  • permette al contribuente di effettuare il pagamento dell’imposta mediante un apposito servizio presente nell’area riservata, con addebito su conto corrente bancario o postale, oppure utilizzando il modello F24 già predisposto.

 

Circolare omnibus dell’Agenzia delle Entrate sulla Legge di Bilancio per il

15/04/2019

NEWSLETTER

Con le Circolari n. 8/E e n. 9/E (in tema di regime forfetario) del 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha reso chiarimenti in merito alle novità fiscali introdotte dalla Legge di bilancio per il 2019 (Legge n. 145/2018).

A seguire i chiarimenti resi in tema di credito d’imposta ricerca e sviluppo, iper-ammortamenti e regime forfetario.

 

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

Le modifiche apportate dalla Legge di bilancio per il 2019 toccano vari profili della disciplina relativa al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo. In particolare, a decorrere dal periodo d’imposta 2019:

a)   il credito si applica nella misura ridotta del 25% e si applica nella misura del 50% soltanto:

ü  per le spese relativa al personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo. Il credito si applica invece nella misura del 25% nel caso di personale titolare di altri rapporti di lavori diversi dal lavoro subordinato (i.e. lavoratori autonomi; collaboratori etc.);

ü  ai contratti stipulati con Università, enti di ricerca e organismi equiparati nonché con imprese residenti start-up e PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo. Diversamente i contratti di ricerca stipulati con altri soggetti sono agevolatili solo per il 25% delle spese sostenute.

b)   il credito spetta nell’importo massimo annuale di euro 10 milioni, in luogo del precedente massimale di euro 20 milioni);

c)   il credito viene esteso anche alle spese sostenute per materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi di ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale. A tal riguardo, l’Agenzia delle entrate ha precisato che tale estensione decorre dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, restando quindi ferma l’esclusione delle stesse nei periodi d’imposta precedenti. Ai fini del calcolo del benefico fiscale, in ossequio al principio di omogeneità, il parametro storico deve essere ricalcolato aggiungendo i medesimi costi sostenuti nel triennio 2012-2014. Tuttavia, per espressa previsione normativa, nell’ipotesi in cui l’inclusione della nuova tipologia di spese nel calcolo della media storia e dei nuovi investimenti determini uno svantaggio (vale a dire una riduzione dell’eccedenza agevolabile) è data la facoltà all’impresa di rinunciare a tala inclusione;

d)   la fruizione del credito è subordinata all’avvenuta certificazione della documentazione contabile delle spese, nel senso che, come chiarito dall’Agenzia, già a partire dal credito d’imposta maturato per il 2018 l’utilizzo in compensazione del credito maturato non potrà iniziare se non a partire dalla data in cui è adempiuto l’obbligo di certificazione. Inoltre, viene precisato che l’attività di certificazione della documentazione contabile delle spese, volta ad assicurare la verifica della regolarità formale dei documenti e dei contratti rilevanti ai fini dell’applicazione della disciplina agevolativa e la loro corrispondenza alle scritture contabili e alle risultanze di bilancio, non può essere svolta con criteri di selezione a campione dei documenti o dei contratti da verificare;

e)   le imprese beneficiarie del credito – già con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31.12.2018 – sono tenute a redigere e conservare una relazione tecnica che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di ricerca e sviluppo svolte in ciascun periodo d’imposta in relazione ai progetti o ai sotto progetti in corso di realizzazione. Al riguardo, la circolare n. 8/E/2019 ha sottolineato che l’attività di controllo non consiste solo nella verifica dell’effettività, ammissibilità, pertinenza e congruità delle spese indicate dall’impresa, ma presuppone anche l’analisi dei contenuti di ricerca e sviluppo delle attività svolte.

f)    ai fini del calcolo del credito attribuibile nel caso di soggetti residenti commissionari che eseguono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese residenti o localizzate in altri Stati UE o SEE, assumono rilevanza esclusivamente le spese relative ad attività di ricerca e sviluppo svolte direttamente in laboratori o strutture situati in Italia.  In proposito l’Agenzia ha precisato che, se nel frattempo sono stati adottati comportamenti difformi da quello indicato, determinando un beneficio maggiore di quello spettante, qualora il maggior credito sia stato già fruito in compensazione, è possibile procedere alla regolarizzazione, senza applicazione di sanzioni, versando l’importo del credito indebitamente utilizzato e i relativi interessi e presentando apposita dichiarazione integrativa.

 

Iper ammortamento

L’Agenzia ha chiarito nella circolare n. 8/E/2019 che i nuovi limiti della maggiorazione del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale dell’impresa in chiave Industria 4.0 introdotti dalla legge di bilancio per il 2019:

a)   170% per gli in investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

b)   100% per gli investimenti compresi tra 2,5 milioni di euro e 10 milioni di euro;

c)   50% per gli investimenti compresi tra 10 milioni di euro e 20 milioni di euro,

riguardano solo gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, ovvero fino al 31 dicembre 2020, a condizione che entro il 31 dicembre 2019 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%. Pertanto, possono beneficiare della maggiorazione figurativa del costo di acquisizione del 150% indipendentemente dall’ammontare della spesa gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, a condizione che alla data del 31 dicembre 2018 l’ordine di acquisto sia stato accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%. Detti investimenti, inoltre non rientrano nel computo degli investimenti complessivi rilevanti ai fini della determinazione delle percentuali di maggiorazione applicabili ai sensi della legge di bilancio per il 2019 (dal 170 allo 0 per cento).

Inoltre, se la dichiarazione del legale rappresentante o dell’eventuale della perizia non vengono acquisite entro il periodo d’imposta in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, l’agevolazione è fruibile solo a decorrere dal periodo d’imposta in cui si realizza il requisito dell’interconnessione.

Con riferimento al recupero dell’iper ammortamento, oltre che al caso di destinazione del bene a strutture produttive situate all’estero, l’Agenzia ha precisato che lo stesso si applica anche a tutte le cessioni dei beni agevolati, indipendentemente dal fatto che siano effettuate verso l’Italia o verso l’estero.

Diversamente, il trasferimento di un bene agevolato all’interno di un compendio aziendale oggetto di un’operazione straordinaria tra soggetti residenti non vanifica la finalità sottesa alle norme agevolative, in quanto l’azienda mantiene lo stesso livello qualitativo. Il mutamento della titolarità di un’azienda (o di un suo ramo) che contiene uno o più beni agevolati non fa venir meno l’iper ammortamento, la cui fruizione continuerà, in capo all’avente causa, secondo regole, costi e dinamica temporale originariamente determinati in capo al dante causa, prescindendo dal sopravvenuto cambio di proprietà del complesso aziendale.

 

Regime forfetario

La legge di bilancio 2019 ha significativamente modificato la disciplina relativa al regime di tassazione forfetario di cui alla legge n. 190/2014, disponendo che dal 2019 le persone fisiche esercenti impresa, arte o professione possono applicare il regime forfetario con un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nella misura del 15%, a condizione che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori ad euro 65.000.

Tale regime, secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate con circolare n. 9/E/2019, si applica sia a chi è già in attività sia a chi ne intraprende una nuova; non è prevista una durata massima o particolari requisiti anagrafici per l’accesso o il mantenimento di tale regime.

Il nuovo limite di ricavi/compensi, che va ragguagliato in caso di attività iniziata in corso di anno, deve essere verificato rispetto all’anno precedente all’applicazione del regime forfetario. Concorre all’ammontare del tetto il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore, nonché i diritti d’autore ma soltanto se correlati con l’attività di lavoro autonomo svolta; la circostanza si considera sussistente se gli stessi non sarebbero stati conseguiti in assenza dello svolgimento dell’attività di lavoro autonomo.

 

Con riferimento alle cause ostative al regime, l’Agenzia ha chiarito quanto segue:

a)   nel caso di partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari, tale previsione, in ossequio allo Statuto dei diritti del contribuente, non va applicata già a partire dal 2019. Inoltre se detta causa ostativa sopraggiunge in corso d’anno (acquisizione per eredità delle partecipazioni), la stessa va rimossa dal contribuente in forfetario entro fine anno. In caso contrario il contribuente fuoriesce dal regime dall’anno successivo;

b)   nel caso di controllo, direttamente o indirettamente, S.r.l. o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, l’Agenzia ha chiarito che per definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre far riferimento all’art. 2359 c.c., tenendo presente che nell’ambito delle persone interposte sono ricompresi il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Per verificare se le attività della S.r.l. o dell’associazione in partecipazione sono riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti e professioni, occorre verificare le attività svolte in concreto, indipendentemente dai codici Ateco dichiarati. Se le attività esercitate dal contribuente e dalla S.r.l. controllata appartengono di fatto alla medesima sezione Ateco, la riconducibilità si ritiene sussistente se la persona fisica che usufruisce del regime forfetario effettua cessioni di beni o prestazioni di servizi tassabili con imposta sostitutiva alla S.r.l. controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.

c)   esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali erano intercorsi rapporti di lavoro [ndr. dipendente] nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro. La verifica del requisito della prevalenza va effettuata al termine del periodo d’imposta. Perché la causa ostativa si realizzi, i ricavi/compensi ottenuti nei confronti dei datori di lavoro o dei soggetti a essi riconducibili devono superare al 50%.

 

Informartiva sulle erogazioni pubbliche in nota integrativa

10/04/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Il decreto crescita, approvato, salvo intese, dal Consiglio dei Ministri il 4 aprile 2019, ha modificato in maniera significativa la disciplina contenuta nell’articolo 34, commi da 125 a 128, della Legge n. 124/2017, sulla trasparenza delle erogazioni pubbliche.

Come è noto, a decorrere dall’esercizio finanziario 2018, i soggetti che esercitano attività d’impresa sono tenuti a pubblicate nella Nota Integrativa del bilancio d’esercizio ed eventualmente del bilancio consolidato gli importi e le informazioni relative a sovvenzioni, sussidi, vantaggi contributi o aiuti, in denaro o in natura, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria a questi effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente dalle:

  1. pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del DLgs n. 165/2001;
  2. dai soggetti di cui all’articolo 2-bis del DLgs n. 33/2013 (i.e. enti pubblici …).

I soggetti che non sono tenuti alla redazione della Nota Integrativa (i.e. imprenditori individuali, società di persone, microimprese) assolvono l’obbligo comunicativo mediante la pubblicazione delle medesime informazioni ed importi, entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

A tal riguardo, nella relazione illustrativa al decreto viene precisato che ove tali imprese redigano la Nota Integrativa, l’obbligo di trasparenza può essere assolto all’interno della stessa.

Gli obblighi informativi in commento devono essere adempiuti anche dalle associazioni, dalle fondazioni e della ONLUS che ricevono erogazioni pubbliche, le quali devono pubblicare le informazioni entro il 30 giugno di ogni anno, sui propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

 

Ambito oggettivo

Gli obblighi pubblicitari in commento riguardano sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente.

Con riferimento le singole categorie di erogazioni che devono essere oggetto di comunicazione, si rileva che:

  • Sovvenzioni e contributi: devono essere indicate tutte le erogazioni ricevute dalle PA e dagli altri enti richiamati dalla norma (i.e. contributi in conto capitale, in conto impianti e in conto interessi, quota di abbattimento degli interessi ex Nuova Sabatini; contributi ricevuti a vario titolo da parte delle Camere di Commercio …. ).;
  • Vantaggi o aiuti: non dovrebbero essere oggetto di comunicazione i vantaggi di carattere non selettivo e, quindi, non dovrebbero essere indicati quelli concessi alla generalità dei contribuenti (i.e. ACE, le agevolazioni fiscali e i crediti d’imposta). Per quel che concerne, nello specifico gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, la registrazione dello stesso tiene luogo degli obblighi comunicativi in questione.

Adempimenti informativi

Le imprese devono esporre in Nota Integrativa, in forma schematica e di immediata comprensibilità, i seguenti elementi:

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione e codice fiscale del soggetto erogante;
  • somma incassata (per ogni singolo rapporto giuridico sottostante);
  • data di incasso;
  • causale (ovvero una breve descrizione del tipo di vantaggio/titolo alla base dell’erogazione ricevuta).

L’inosservanza dell’obbligo di pubblicazione delle erogazioni pubbliche ricevute comporta l’obbligo di restituzione integrale delle stesse ai soggetti eroganti entro tre mesi. I tre mesi decorrono dalla data di pubblicazione del bilancio per le imprese tenute alla redazione della Nota Integrativa o al 30 giugno per gli altri soggetti.

Regime sanzionatorio

Tali informazioni devono essere inserite in una sezione distinta della Nota integrativa, chiaramente identificabile. La sezione deve ospitare le somme effettivamente erogate nell’esercizio finanziario precedente (criterio di cassa). Al fine di evitare l’accumulo di informazioni, viene previsto che l’obbligo di pubblicazione non sussiste se l’importo delle sovvenzioni, dei contributi, degli incarichi retribuiti e dei vantaggi economici di qualunque genere ricevuti è inferiore ad euro 10.000 nel periodo considerato.

Definizione agevolata delle violazioni formali

09/04/2019

Contenzioso tributario

Egregi signori,

facendo seguito alla nostra precedente comunicazione del 18 marzo 2019, nella quale sono stati illustrati i profili operativi connessi alla definizione agevolata delle violazioni formali commesse entro il 24 ottobre 2018 – introdotta dall’art. 9 del DL n. 119/2018 – con la presente siano ad evidenziare nuovamente i benefici derivanti dalla stessa.

Si ricorda che possono essere oggetto della definizione agevolata le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi, quali a titolo esemplificativo:

  • omessa o errata applicazione del meccanismo del reverse charge;
  • omissioni relative all’invio dello spesometro e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA;
  • le omesse indicazioni dei costi balck list;
  • violazioni commesse dagli intermediari abilitati in merito all’omessa o tardiva trasmissione delle dichiarazioni fiscali;
  • l’effettuazione di operazioni in regime di non imponibilità senza aver verificato l’avvenuta trasmissione della dichiarazione di intento.


La regolarizzazione agevolata delle violazioni formali si perfeziona con:

  • la rimozione delle irregolarità o delle omissioni;
  • il versamento di € 200 per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni commesse.


Con la Risoluzione n. 37/E/2019, l’Agenzia delle entrate istituto il codice tributo “PF99” denominato “VIOLAZIONI FORMALI - definizione agevolata - art. 9 del DL n. 119/2018” per effettuare il versamento di quanto dovuto tramite modello F24, senza la possibilità di fare ricorso all’istituto della compensazione (in allegato fac -simile).


Chi vorrà avvalersi della sanatoria per regolarizzare le proprie violazioni formali deve esporre il suddetto codice tributo nella sezione “Erario” dell’F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” va indicato il periodo d’imposta - nel formato “AAAA” - a cui si riferisce la violazione.


Il versamento delle somme dovute può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima da corrispondersi entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. È ammesso il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.


Lo Studio resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento dovesse rendersi necessario e per valutare insieme a Voi l’opportunità di procedere con la sanatoria.

 

REGOLARIZZAZIONE AGEVOLATA DELLE VIOLAZIONI FORMALI: LE ISTRUZIONI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

18/03/2019

Contenzioso tributario

Con la pubblicazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 6227/2019 del 15 marzo 2019 sono state fornite le istruzioni operative per poter accedere alla regolarizzazione agevolata, prevista dall’articolo 9 del DL n. 119/2018, delle “violazioni formali” commesse fino al 24 ottobre 2018.

Possono essere oggetto di regolarizzazione le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi.

 

Violazioni regolarizzabili

Le violazioni formali che possono essere oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui gli Uffici dell’Agenzia delle entrate sono competenti ad irrogare le relative sanzioni amministrative ai fini delle imposte dirette e relative addizionali e imposte sostitutive, IVA, IRAP, ritenute alla fonte, crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.

Le violazioni devono essere state commesse entro il 24 ottobre 2018 non solo dal contribuente, ma anche dal sostituto d’imposta, dall’intermediario o da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione dei dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta.

Con la pubblicazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 6227/2019 del 15 marzo 2019 sono state fornite le istruzioni operative per poter accedere alla regolarizzazione agevolata, prevista dall’articolo 9 del DL n. 119/2018, delle “violazioni formali” commesse fino al 24 ottobre 2018.

Possono essere oggetto di regolarizzazione le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti – di carattere formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, dell’IRAP e sul pagamento dei tributi.

 

Violazioni regolarizzabili

Le violazioni formali che possono essere oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui gli Uffici dell’Agenzia delle entrate sono competenti ad irrogare le relative sanzioni amministrative ai fini delle imposte dirette e relative addizionali e imposte sostitutive, IVA, IRAP, ritenute alla fonte, crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.

Le violazioni devono essere state commesse entro il 24 ottobre 2018 non solo dal contribuente, ma anche dal sostituto d’imposta, dall’intermediario o da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione dei dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta.

Non possono, invece, essere oggetto della regolarizzazione:

  • le violazioni formali di norme tributarie concernenti ambiti impositivi diversi da quelli oggetto della regolarizzazione;
  • le violazioni formali oggetto di un procedimento contenzioso consolidato, intendendosi per tale il procedimento concluso in modo definitivo alla data del 19 dicembre 2018 (i.e. per mancata impugnazione o per formazione del giudicato);
  • le violazioni formali oggetto di rapporto pendente al 19 dicembre 2018 ma in riferimento al quale sia intervenuta pronuncia giurisdizionale definitiva oppure altre forme di definizione agevolata antecedentemente al versamento della prima rata della somma dovuta per la regolarizzazione;
  • le violazioni sul quadro RW sia con riferimento all’IVIE che all’IVAFE e inerenti alla voluntary disclosure.Perfezionamento della regolarizzazione
  • La regolarizzazione agevolata delle violazioni formali si perfeziona con:
  •  
  • la rimozione delle irregolarità o delle omissioni;
  • il versamento di € 200 per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni commesse.

Se le violazioni non si riferiscono ad un periodo d’imposta, si deve fare riferimento all’anno solare nel quale sono state commesse.

Il versamento delle somme dovute può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima da corrispondersi entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. È ammesso il pagamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019. Non è ammesso fare ricorso alla compensazione in F24.

Con separata Risoluzione l’Agenzia delle entrate istituirà il codice tributo per provvedere al pagamento di quanto dovuto.

La rimozione delle irregolarità e delle omissioni va effettuata entro il 2 marzo 2020. Inoltre, se il soggetto interessato non ha effettuato per un giustificato motivo la rimozione di tutte le violazioni formali dei periodi d’imposta oggetto di regolarizzazione, la stessa comunque produce effetto se la rimozione avviene entro un termine fissato dall'ufficio dell’Agenzia delle entrate, che non può essere inferiore a trenta giorni.

La rimozione delle irregolarità non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale.

Da ultimo va precisato che, in caso di mancato perfezionamento della regolarizzazione, non si ha alcun diritto alla restituzione di quanto versato. Con riferimento alle violazioni formali commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto di processo verbale di constatazione anche successivo al 24 ottobre 2018 sono prorogati di due anni i termini per la notifica dell’atto di contestazione o di irrogazione.

 

Per maggiori informazioni, potete contattare Davide Rossetti (Davide.Rossetti@MorriRossetti.itName Partner, o Roberta De Pirro (Roberta.DePirro@MorriRossetti.itResponsabile del Centro Studi.

 

S.R.L.: AMPLIATE LE IPOTESI DI NOMINA DEGLI ORGANI DI CONTROLLO

14/03/2019

Servizi di controllo societario

La legge del 12 gennaio 2019, n. 14 contente il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio 2019, n. 38 - ha ampliato le ipotesi al ricorrere delle quali le società a responsabilità limitata (anche, S.R.L.) sono tenute a nominare un organo di controllo o un revisore legale.

Nello specifico - intervenendo sulla formulazione dell’articolo 2477 c.c. – è stato stabilito che la nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:

  1. è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  2. controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  3. ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti requisiti

- totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;

- ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;

- dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.La versione antecedente nella norma, infatti, imponeva la nomina degli organi di controllo nel caso di superamento per due esercizi consecutivi di due dei tre limiti indicati dall’articolo 2435-bis, primo comma, c.c.

In sostanza, la novella normativa in commento ha modificato i parametri di cui alla lettera c).

L’obbligo della nomina dell’organo di controllo o del revisore viene meno se per tre esercizi consecutivi, non è stato superato alcuno dei parametri di cui alla predetta lett. c). 

Con riferimento alla decorrenza di dette modifiche, la legge n. 14/2019 dispone che le S.R.L. in essere alla data del 16 marzo 2019 (data di entrata in vigore delle modifiche), qualora ricorrano i requisiti richiesti dall’articolo 2477, c.c. devono:

  1. nominare l’organo di controllo o il revisore;
  2. se necessario, uniformare l’atto costitutivo e lo statuto alle nuove disposizioni,

entro i successivi 9 mesi (ossia entro il 16 dicembre 2019). Fino a tale data, le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto conservano la loro efficacia anche se non sono conformi alla vigente versione dell’articolo 2477, comma 1. c.c.

Per espressa previsione normativa, ai fini della prima applicazione delle nuove regole, ai fini della verifica del superamento dei suddetti parametri occorre fare riferimento agli esercizi 2017 e 2018.

Di conseguenza, le S.R.L. che nel 2017 e 2018 hanno superato i nuovi limiti di cui alla suddetta lett. c) sono tenuti a nominare l’organo di controllo o il revisore legale e, eventualmente ad uniformare alle nuove previsioni l’atto costitutivo e lo statuto entro il prossimo 16 dicembre.

Per maggiori informazioni, potete contattare Davide Rossetti (Davide.Rossetti@MorriRossetti.it) Name Partner, o Roberta De Pirro (Roberta.DePirro@MorriRossetti.it) Responsabile del Centro Studi.

Il trattamento dei creditori postergati nel concordato preventivo

12/03/2019 -  Stefano Morri

Crisi d'impresa

La sentenza n. 16348 del 21 giugno 2018 della Corte di Cassazione affronta la tematica relativa al trattamento riservato al socio finanziatore nell’ambito del concordato preventivo e afferma che “ nel concordato preventivo la proposta del debitore, di suddivisione dei creditori in classi, può prevedere il riconoscimento del diritto di voto a quei creditori che siano stati inseriti in apposita classe e postergati, perché titolari di crediti inerenti il rimborso ai soci di finanziamenti a favore della società, nelle ipotesi previste dall'art. 2467 c.c., purché il trattamento previsto per detti creditori sia tale da non derogare alla regola del loro soddisfacimento sempre posposto rispetto a quello, integrale, degli altri chirografari”.

La lettura integrale dell'articolo è riservata agli abbonati de Il Fallimentarista - Giuffrè, per maggiori informazioni clicca qui.


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