Appalti e subappalti: le ritenute fiscali le versa il committente

13/11/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

 

Il decreto legge del 6 ottobre 2019, n. 124, al fine di limitare i casi di omesso versamento di ritenute fiscali operate sui redditi di lavoro dipendente e assimilati nell’ambito dei lavori eseguiti da imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici, trasferisce l’obbligo di versamento delle ritenute in capo al committente, previo trasferimento della provvista e invio dei dati da parte delle imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici.

A decorrere dal 1° gennaio 2020, in tutti i casi in cui un committente - sostituto d’imposta residente in Italia - affidi ad un’impresa l’esecuzione di opere o servizi, il versamento delle ritenute fiscali trattenute dalle imprese appaltatrici o affidatarie e da quelle subappaltatrici sulle retribuzioni erogate al personale direttamente impiegato nell’esecuzione dell’opera o del servizio dovrà essere eseguito direttamente dal committente.

 

Adempimenti e responsabilità in capo l’impresa appaltatrice o affidataria e subappaltatrice

A tal fine sarà necessario che l’impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice deve fornire al committente:

  • la provvista necessaria per effettuare il versamento delle ritenute su di uno specifico conto corrente del committente, almeno 5 giorni prima della data prevista per il versamento delle stesse (il giono 16 del mese successivo a quello di erogazione della retribuzione);
  • tramite PEC, un elenco nominativo di tutti i lavoratori, identificati mediante codice fiscale, impiegati nel mese precedente direttamente nell’esecuzione di opere e servizi affidati dal committente, con il dettaglio delle ore prestate da ciascun percipiente in esecuzione dell’opera o del servizio affidato, l’ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata a tale prestazione e il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti del lavoratore, con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente;
  • tutti i dati utili alla compilazione delle deleghe di pagamento necessari per effettuare il pagamento delle ritenute;
  • i dati identificativi del bonifico effettuato al committente per fornirgli la provvista di denaro.

Nel caso in cui, entro il termine per fornire all’impresa committente la provvista necessaria per il pagamento delle ritenute, l’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice abbia maturato il diritto a ricevere corrispettivi da parte del committente, può inviare a quest’ultimo la richiesta di compensare in tutto o in parte le somme necessarie all’esecuzione del versamento delle ritenute con il credito residuo derivante da corrispettivi spettanti e non ancora ricevuti.

L’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice resta responsabile della corretta determinazione delle ritenute e della corretta esecuzione delle stesse, nonché del versamento, senza possibilità di fare ricorso alla compensazione, laddove entro i 5 giorni antecedenti al termine per effettuare il versamento non abbia provveduto a:

  • fornire al committente la provvista necessaria;
  • trasmettere la richiesta di compensazione delle ritenute con i corrispettivi maturati e i dati necessari affinché il committente provveda al versamento delle ritenute.

 

Adempimenti e responsabilità in capo al committente

Il committente, che ha ricevuto il denaro necessario per effettuare il versamento delle ritenute, lo esegue senza possibilità di utilizzare i propri crediti d’imposta in compensazione, entro il giorno 16 del mese di scadenza, in luogo del soggetto che ha effettuato le ritenute. Lo stesso deve indicare nella delega di pagamento (F24) il codice fiscale del soggetto per conto il quale il versamento è stato eseguito.

Il committente che ha effettuato il pagamento delle ritenute per conto dell’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice, deve darne loro comunicazione (tramite PEC) entro i successivi 5 giorni.

Il committente è responsabile per il tempestivo versamento delle ritenute effettuate dalle imprese appaltatrici, subappaltatrici:

  1. entro il limite della somma dell’ammontare dei bonifici ricevuti dalle stesse e dei corrispettivi maturati a favore delle imprese appaltatrici o affidatarie e ancora non corrisposti;
  2. integralmente nel caso in cui non abbia comunicato tempestivamente all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice gli estremi del conto corrente bancario o postale su cui versare la provvista di denaro o abbia eseguito i pagamenti alle imprese affidatarie, appaltatrici o subappaltatrici inadempienti.

Qualora l’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice non trasmetta i dati necessari per l’effettuazione del versamento delle ritenute oppure non esegua nel termine previsto il versamento dei fondi necessari per il versamento delle ritenute da parte del committente, quest’ultimo deve sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati vincolando le somme ai fini del versamento delle ritenute, dandone comunicazione entro 90 giorni all’Agenzia delle Entrate. In tal caso è preclusa all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice qualsiasi azione esecutiva finalizzata al soddisfacimento del credito il cui pagamento è stato sospeso, fino a quando non viene eseguito il versamento delle ritenute.

Tuttavia, laddove entro 90 giorni dalla scadenza prevista, l’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice fornisca al committente la provvista necessaria per il pagamento delle ritenute o gli inoltri la richiesta di compensazione con i corrispettivi maturati, questi è tenuto al versamento delle stesse, facendo ricorso all’istituto del ravvedimento operoso (addebitato all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice le sanzioni e gli interessi versati).

 

Pagamento diretto delle ritenute da parte delle imprese appaltatrici, subappaltatrici e affidatarie

L’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice può eseguire direttamente il versamento delle ritenute, comunicando al committente tale opzione entro la data prevista per la provvista fondi, allegando una certificazione messa a disposizione delle singole imprese dall’Agenzia delle entrate che attesta che nell’ultimo giorno del mese precedente a quello della suddetta scadenza:

  • è in attività da almeno 5 anni ovvero ha eseguito nel corso dei due anni precedenti complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo superiore a euro 2 milioni;
  • non ha iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione relativi a tributi e contributi previdenziali per importi superiori a 50.000 euro, per i quali siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione.

Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente previsione, la suddetta certificazione sarà messa a disposizione delle singole imprese dall'Agenzia delle entrate, mediante canali telematici e l’autenticità della stessa sarà riscontrabile dal committente mediante apposito servizio telematico messo a disposizione dall'Agenzia stessa.

 

 

 

Rif. Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 26 ottobre 2019, n. 252

Decreto fiscale: modifiche ai reati penal-tributari

29/10/2019

NEWSLETTER

Il Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre 2019, n. 252, introduce una serie strumenti volti a rafforzare e razionalizzare la risposta sanzionatoria che l’ordinamento giuridico nazionale prefigura in rapporto ai reati tributari.

In primo luogo, si interviene in maniera significativa sull’apparato sanzionatorio propriamente penale, con modifiche al DLgs n. 74/2000 consistenti in un complessivo inasprimento delle pene principali e in una riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali.

In secondo luogo, si estendono anche al settore penal-tributario incisive misure a sanzioni di natura patrimoniale a carico di chi viene condannato per i reati tributari più gravi.

Inoltre, viene esteso l’ambito applicativo del sistema della responsabilità degli enti di cui al DLgs n. 231/2001 anche al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante l‘uso di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti.

Tali modifiche entrano in vigore dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del presente decreto.

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Decreto fiscale ottobre 2019: principali novità in ambito tributario

28/10/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Il Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre 2019, n. 252 ed in vigore dal 27 ottobre 2019, reca una serie di disposizioni urgenti in materia fiscale.

Di seguito una prima sintesi delle principali novità:

 

  • Quota versamenti in acconto
  • Contrasto alle indebite compensazioni
  • Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge
  • Accollo del debito d’imposta altrui e divieto di compensazione
  • Cessazione della partita IVA e inibizione alla compensazione
  • Trust
  • Utilizzo dei file delle fatture elettroniche
  • Fattura elettronica e Sistema tessera sanitaria
  • Precompilata IVA
  • Imposta di bollo sulle fatture elettroniche
  • Modifiche al regime dell’utilizzo del contante
  • Esenzione fiscale dei premi della lotteria degli scontrini ed istituzione di premi speciali per il cashless
  • Sanzione lotteria degli scontrini
  • Credito d’imposta su commissioni pagamenti elettronici
  • Sanzioni per la mancata accettazione di pagamenti effettuati con carte di debito e di credito
  • Autoscuole: abrogata l’esenzione IVA
  • Modifiche all’articolo 96 del DPR n. 917/1986
  • Riapertura del termine di pagamento della prima rata della rottamazione - ter

 

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Le modifiche apportate dal suddetto decreto alla disciplina dei reati penal-tributari di cui al D.Lgs. n. 74/2000 e alla responsabilità amministrativa degli enti di cui al D.Lgs. n. 231/2001 saranno oggetto di specifica comunicazione.

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1° ottobre 2019: emissione tardiva della fattura elettronica senza sanzioni ridotte

01/10/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Dal 1° ottobre 2019 in caso di emissione tardiva della fattura elettronica non si può più beneficiare dell’attenuazione del regime sanzionatorio prevista per il primo semestre 2019.

Al fine di rendere più agevole la fase di avvio del processo di fatturazione elettronica tra privati, l’articolo 10 del DL n. 119/2018 ha previsto:

  • la non applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 6 del DLgs n. 471/1997, nel caso in cui la fattura sia emessa oltre il termine previsto dall’articolo 21 del DPR n. 633/1972, ma entro il termine per effettuare la prima liquidazione IVA periodica;
  • la riduzione al 20% delle sanzioni di cui all’articolo 6 del DLgs n. 471/1997, nel caso in cui la fattura sia emessa oltre il termine previsto dall’articolo 21 del DPR n. 633/1972, ma entro il termine per effettuare la liquidazione IVA relativa al mese o al trimestre successivo.

Il periodo di moratoria è stato esteso - dalla legge n. 136/2018 di conversione del DL n. 119/2018 - sino al 30 settembre 2019, per i soli contribuenti che liquidano l’IVA con cadenza mensile.

Per completezza si ricorda che anche durante il periodo di moratoria, la sanzione per omesso versamento dell’IVA di cui all’articolo 13 del DLgs n. 471/1997 si applica in misura piena (30% dell’imposta non versata).

1° ottobre 2019: cosa accade per i soggetti che liquidano l’IVA con cadenza mensile

A decorrere dal 1° ottobre 2019, l’emissione della fattura elettronica per operazioni effettuate a partire da tale data oltre i termini indicati dall’articolo 21 del DPR n. 633/1972 (ossia oltre 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione) comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 6 del DLgs n. 471/1997 in misura piena:

  • sanzione amministrativa compresa fra il 90% e 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell'esercizio;
  • sanzione amministrativa compresa tra € 250 ed € 2.000 se la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo;
  • sanzione amministrativa compresa fra il 90% e 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell'esercizio;
  • sanzione amministrativa compresa tra € 250 ed € 2.000 se la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo;
  • sanzione amministrativa compresa tra il 5% e il 10% dei corrispettivi non documentati o non registrati, se la violazione riguarda operazioni non imponibili, esenti, non soggette ad IVA o soggette all’applicazione del meccanismo del reverse charge.

Ad esempio, nel caso di cessione di beni effettuata il 7 ottobre 2019, la fattura immediata deve essere emessa entro e non oltre il 19 ottobre 2019. L’emissione della fattura oltre tale data comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 6 del DLgs n. 471/1997, in misura piena.

Cessioni intra-UE: definiti gli elementi di prova del trasferimento fisico dei beni

20/09/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

 

Il 1° gennaio 2020 entra in vigore il Regolamento UE 1912/2018 il quale - mediante l’inserimento dell’articolo 45-bis nel Regolamento UE 282/2001 - fornisce un elenco dettagliato degli elementi atti a provare - nell’ambito delle cessioni intra-comunitarie – la spedizione o il trasporto dei beni da uno Stato comunitario in un altro, al fine di poter beneficiare del regime di non imponibilità IVA.

Infatti, affinché uno scambio di beni si qualifichi come intra-comunitario, con conseguente applicazione del regime di non imponibilità da parte del cedente nazionale ed imposizione nel Paese di residenza del cessionario comunitario, in applicazione del meccanismo del reverse charge, è necessario che si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • il cedente e l’acquirente devono essere entrambi operatori economici, ovvero soggetti passivi d’imposta nei rispettivi Paesi;
  • l’operazione commerciale deve essere effettuata a titolo oneroso;
  • la cessione deve comportare l’acquisizione o il trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale sui beni;
  • deve realizzarsi l’effettivo trasporto o spedizione dei beni in altro Stato comunitario.

Fino ad oggi, né la normativa unionale né quella nazionale hanno stabilito in maniera puntale quali debbano essere gli elementi atti a provare il rispetto di tali requisiti ed in particolare di quello inerente al trasferimento fisico della merce. A tale mancanza ha cercato di far fronte l’Agenzia delle entrate (cfr. Ris. n. 354/E/2007 e Ris. n. 477/E/2008), fornendo delle interpretazioni che non sempre hanno messo il contribuente al riparo da contestazioni da parte dell’erario.

 

Il legislatore unionale è quindi intervenuto in materia e, con il Regolamento UE 1912/2018, ha fornito un puntuale elenco (nel seguito riportato) degli elementi di prova dell’avvenuta spedizione o trasporto della merce dal Paese UE di origine a quello UE di destinazione.

 

  1. Nel caso di trasporto o spedizione dei beni a cura del venditore o a cura di un terzo per suo conto, si ha la presunzione del trasferimento dei beni in altro Stato UE se il venditore certifica che:

 

i beni sono stati trasportati da lui o da un terzo per suo conto ed è in possesso di:

almeno due dei seguenti elementi non contraddittori relativi al trasporto o alla spedizione dei beni:

  • documento o lettera CMR riportante la firma sia del venditore che dell’acquirente
  • polizza di carico
  • fattura di trasporto aereo
  • fattura emessa dallo spedizioniere

rilasciati da due diverse parti che siano indipendenti

 

Oppure

uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla precedente lett. a) in combinazione con uno qualsiasi dei seguenti elementi di prova non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto rilasciati da due diverse parti indipendenti:

  • polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o per il trasporto dei beni
  • documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, per esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione
  • ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato UE di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato.

 

  1. Nel caso di trasporto o spedizione dei beni a cura dell’acquirente o a cura di un terzo per suo conto (c.d. franco fabbrica/ex works), si ha la presunzione del trasferimento dei beni in altro Stato UE se il venditore possiede:

 

una dichiarazione scritta dell’acquirente che certifica che i beni sono stati trasportati o spediti dallo stesso o da un terzo per suo conto e che identifica lo Stato membro di destinazione dei beni. Tale dichiarazione scritta indica:

  • la data di rilascio
  • il nome e l’indirizzo dell’acquirente
  • la quantità e la natura dei beni
  • la data e il luogo di arrivo dei beni; in caso di cessione di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo di trasporto nonché l’identificazione della persona che accetta i beni per conto dell’acquirente

ed è in possesso di:

almeno due dei seguenti elementi non contraddittori relativi al trasporto o alla spedizione dei beni:

  • documento o lettera CMR riportante la firma sia del venditore che dell’acquirente
  • polizza di carico
  • fattura di trasporto aereo
  • fattura emessa dallo spedizioniere,

rilasciati da due diverse parti che siano indipendenti

 

Oppure

uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla precedente lett. a) in combinazione con uno qualsiasi dei seguenti elementi di prova non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto rilasciati da due diverse parti indipendenti:

  • polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o per il trasporto dei beni
  • documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, per esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione
  • ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato Ue di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato.

 

 

 

 Rif. Regolamento di esecuzione del Consiglio UE 04/12/2018 n. 2018/1912/UE, che modifica il regolamento (UE) n. 282/2011

Novità fiscali di periodo

16/09/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

Di seguito si riporta una breve sintesi degli ultimi chiarimenti resi di recente dall’Agenzia delle entrate.

 

 

Imposte dirette

 

Trust fiscalmente inesisteste se il disponente non si spossessa dei beni

Un trust non può essere considerato validamente operante sotto il profilo fiscale nel caso in cui non vi sia il pieno spossessamento dei beni da parte del disponente. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 381/2019, ribadendo l’orientamento già espresso nelle Circolari n. 43/E/2009 e n. 61/E/2010.

Pertanto, nel caso in cui il trustee non abbia l’effettivo potere di amministrare e disporre dei beni vincolati in un trust:

  • il trust non può essere qualificato quale soggetto passivo ai fini delle imposte sui redditi;
  • il trust deve essere considerato quale una mera struttura interposta rispetto al disponente;
  • i redditi formalmente prodotti dal trust sono assoggettati a tassazione in capo al disponente secondo i principi generali previsti per ciascuna delle categorie reddituali di appartenenza.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 11 settembre 2019, n. 381

 

Non è abusiva la scissione finalizzata al passaggio generazionale

L’Agenzia delle Entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 343/2019 - è intervenuta in tema di valutazione antiabuso di un’operazione di scissione totale finalizzata al passaggio generazionale.

La fattispecie in questione ha ad oggetto una holding con azioni ordinarie (azioni A) e azioni prive di diritto di voto (azioni B), in cui l’usufrutto sulle azioni A spetta all’esponente di prima generazione mentre la nuda proprietà a quelli di seconda (titolari della piena proprietà delle azioni B). La riorganizzazione si sostanzia in una scissione totale non proporzionale finalizzata alla costituzione di quattro nuove società, ciascuna interamente partecipata da un esponente di seconda generazione. Ciò è prodromico all’ingresso della terza generazione.

L’Agenzia ha confermato la liceità di questa impostazione, volta a riprodurre nelle quattro beneficiarie la stessa situazione esistente sulla scissa, chiarendo che in caso di scissione totale o parziale a favore di società beneficiarie preesistenti o di nuova costituzione qualora le azioni o le quote della società scissa siano gravate da diritti di pegno o di usufrutto, questi diritti si trasferiscono per effetto della scissione sulle azioni o quote assegnate ai soci della scissa. Pertanto, i diritti reali di godimento, gravanti sulle partecipazioni sociali, nel caso in cui dette partecipazioni vengano, per vicende inerenti alla società partecipata, a modificarsi o ad estinguersi con attribuzione di un concambio e cioè con attribuzione di partecipazioni in un’altra società formalmente diversa da quella originaria che comunque esprimono lo stesso valore economico, continuano sulle azioni o quote che sostituiscono quelle originarie. E ciò in quanto la vicenda societaria non deve incidere sul rapporto tra socio e creditore pignoratizio o usufruttuario arricchendo il primo a danno dei secondi in presenza di un concambio. Inoltre, ha sostenuto che l’operazione in esame è neutrale e non è abusiva, non essendo volta a spostare la tassazione dai beni di primo grado (immobili) a quelli di secondo grado (partecipazioni).

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 23 agosto 2019, n. 343

 

Abusiva una riorganizzazione societaria finalizzata a beneficiare della rivalutazione delle quote

È abusiva una riorganizzazione societaria posta in essere al solo fine di beneficiare del vantaggio fiscale derivante dalla rivalutazione delle quote, altrimenti non spettante. È quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 341/2019 – esaminando il caso avente ad oggetto la costituzione di una newco seguita dalla cessione alla stessa di partecipazioni previamente rivalutate e infine una fusione inversa.

Nel caso di recesso cd. “tipico”, attuato tramite l’annullamento e il rimborso della partecipazione detenuta, le somme ricevute dal socio recedente, per la parte eccedente il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione medesima, costituiscono utile, e sono tassati come redditi di capitale, nell’ipotesi di recesso cd. “atipico”, che si attua mediante la cessione a titolo oneroso della partecipazione agli altri soci ovvero a soggetti terzi estranei alla compagine sociale, le somme ricevute dal socio rientrano tra i redditi diversi di natura finanziaria (capital gain). Dal momento che il valore della partecipazione rivalutato rileva solo nel caso di recesso c.d. “atipico” e non anche in quello c.d. “tipico” è considerata abusiva ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 212/2000 l’operazione che tende a porre in essere un recesso atipico idoneo a far conseguire un vantaggio fiscale, è rinvenibile nel risparmio d’imposta derivante dall’assolvimento di un’imposta sostitutiva sul valore di perizia delle partecipazioni in luogo della ritenuta a titolo d’imposta del 26% prevista ordinariamente sui redditi di capitale.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 23 agosto 2019, n. 341

 

Fusioni e scissioni: limiti al riporto delle perdite pregresse

L’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 333/2019 – ha reso chiarimenti in merito alla disciplina relativa al riporto delle perdite pregresse nelle operazioni di fusione e scissione.

In particolare, l’Agenzia è intervenuta sulle limitazioni al riporto delle perdite fiscali pregresse dei soggetti coinvolti in un progetto di riorganizzazione societaria che consiste:

  • in un’operazione di scissione totale non proporzionale ex art. 173 del DPR n. 917/1986 e a beneficio di società neocostituite;
  • seguita da una fusione societaria ex art. 172 del DPR n. 917/1986 che prevede l’incorporazione di tali società da parte dei rispettivi soci unici.

Ai sensi degli articoli 172, comma 7 e 173, comma 10 del DPR n. 917/1986, le perdite fiscali delle società partecipanti rispettivamente ad operazioni di fusione e scissione possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione, incorporante o beneficiaria della scissione:

  • per la parte del loro ammontare che non eccede quello del patrimonio netto della società che riporta le perdite, quale risulta dall’ultimo bilancio, senza tener conto dei conferimenti e versamenti fatti negli ultimi ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce la situazione stessa, neutralizzando così i tentativi volti a consentire un pieno, quanto artificioso, recupero delle perdite fiscali;
  • a condizione che la società, le cui perdite sono oggetto di riporto, non sia una “bara fiscale”. 

La ratio sottesa a tali limitazioni è di contrastare la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra.

Nell’ambito delle operazioni di scissione, l’Agenzia ha osservato che il rischio di elusione legato alla “compensazione intersoggettiva” delle perdite sussista solo nel caso in cui la beneficiaria della scissione preesista alla scissione stessa e non sia, quindi, di nuova costituzione; in quest’ultimo caso della società beneficiaria costituita per effetto della scissione, le limitazioni alla riportabilità non trovano applicazione in relazione alle perdite fiscali trasferite dalla scissa.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 8 agosto 2019, n. 333

 

Imposte indirette

 

Definizione agevolata del PVC: ammessa la rivalsa successiva dell’IVA

È ammessa la rivalsa successiva da parte del cedente/prestatore dell’IVA pagata per effetto dell’adesione all’istituto della definizione agevolata del processo verbale di constatazione (ex. Art. 1, DL n. 119/2018). Specularmente, il cessionario/committente può esercitare la detrazione dell’imposta pagata.

È quanto ha chiarito l’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 349/2019 – precisando che la previsione recata dall’art. 60, co. 7 del DPR n. 633/1972, è volta a garantire il rispetto del principio di neutralità IVA, che, per sua natura grava sui contribuenti finali e non sugli operatori economici.

Pertanto, confermando un orientamento già espresso, l’Agenzia ha ribadito che della stessa non deve essere fornita una lettura restrittiva limitandone l’applicazione solo all’imposta pagata a seguito di avvisi di accertamento o di rettifica, ma anche alle ipotesi in cui – pur in carenza di un atto impositivo propriamente detto (i.e. PVC) – la maggiore imposta contestata dagli organi accertatori sia stata versata a titolo definitivo da parte del contribuente.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 28 agosto 2019, n. 349

 

Fiscalità internazionale

 

Tassati in Italia gli interessi percepiti da banche estere per finanziamenti concessi a soggetti residenti

Sono assoggettati a tassazione in Italia gli interessi corrisposti da soggetti ivi residenti a istituti di credito esteri in relazione a prestiti loro concessi. Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate – Risposta ad istanza di interpello n. 379/2019 – dalla lettura combinata degli articoli 23 e 151 del DPR n. 917/1986 deriva che i redditi di capitale (i.e. interessi) percepiti da soggetti non residenti, compresi quelli realizzati nell’esercizio di attività commerciale senza stabile organizzazione in Italia, sono assoggettati in linea generale alla ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Tuttavia, ai fini della corretta quantificazione della ritenuta, la norma nazionale deve essere armonizzata con quella Convenzionale, che dispone (art. 11 Convenzione OCSE) che gli interessi sono imponibili nello Stato di residenza del soggetto percettore. Detti interessi siano imponibili anche nello Stato della fonte ma, se la persona che percepisce gli interessi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere il 12,50% dell’ammontare degli stessi.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risposta ad istanza di interpello 11 settembre 2019, n. 379

 

Esenti da ritenuta i dividendi distribuiti da società che ha trasferito la sede in regime di continuità giuridica

L’Agenzia delle entrate - Risposta ad istanza di interpello n. 380/2019 - ha chiarito che una società italiana può beneficiare dell’esenzione dell’applicazione della ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti dalla sua controllante svizzera, che ha trasferito la propria sede dal Lussemburgo in continuità giuridica.

Secondo quanto previsto dall’Accordo tra Unione Europea e Svizzera, detta esenzione è subordinata al fatto che la società madre detenga direttamente almeno il 25% del capitale della società figlia per un periodo minimo di due anni. Ad avviso dell’Agenzia detto holding period non si interrompe per effetto del trasferimento di sede a condizione che il medesimo avvenga in regime di continuità giuridica e le legislazioni di entrambi gli Stati prevedano che lo stesso non dia luogo né a dissoluzione né a creazione di una nuova entità.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risoluzione 11 Settembre 2019, n. 380

Susanna Scapigliati entra in Morri Rossetti come Responsabile Transfer Pricing

09/09/2019

News

La Dott.ssa Susanna Scapigliati, Dottore Commercialista, entra a far parte di Morri Rossetti come Of Counsel. Avrà la responsabilità di tutti i servizi di Transfer Pricing appartenenti all’area di Tax Advisory guidata da Davide Rossetti, name partner dello Studio.

In precedenza, la Dott.ssa Scapigliati ha collaborato con primari studi fiscali internazionali, dove si è occupata di consulenza fiscale in materia di prezzi di trasferimento.

Il suo ingresso si inserisce nel potenziamento dei servizi fiscali internazionali di Morri Rossetti, per far fronte alle crescenti richieste della clientela e degli altri Studi professionali europei e del resto del mondo con cui Morri Rossetti ha sistematici rapporti nell’ambito dei network globali di cui fa parte.

La Dott.ssa Scapigliati ha maturato un'ampia esperienza nella gestione e nel coordinamento di team di lavoro per la realizzazione di progetti complessi inerenti al Transfer Pricing, occupandosi di ogni aspetto contrattualistico e documentale, nonché gestendo anche fasi di contenzioso e di negoziazione di Ruling internazionali.

In ambito Transfer Pricing, collaborerà con il Dott. Mario Buzzelli - che già se ne occupava in precedenza – e in parallelo, si relazionerà con l’Avv. Federica Minio, esperta di IP, per ciò che riguarda i temi relativi al Patent Box.

Come risolvere la crisi d'impresa tramite i piani di risanamento

31/07/2019

Evento

Confermato l'accreditamento presso l'ODCEC di Milano con n.24 crediti formativi

***

Morri Rossetti organizza il ciclo di formazione:

"Come risolvere la crisi d'impresa tramite i piani di risanamento"

La formazione prevede 24 ore totali

dalle ore 14:30 alle ore 18:30 delle seguenti giornate:

24 settembre 2019
01 ottobre 2019
08 ottobre 2019
15 ottobre 2019
22 ottobre 2019
29 ottobre 2019


 

Relatori:

Dott. Andrea Panizza

Dott. Zeno de Pietri

Dott. Marco Gennari

Dott. Gilberto Montecchi

Dott.ssa Maria Elisabetta Roncato

Modera: Dott. Fabrizio Garofoli

 

Programma:

  • Le caratteristiche del piano di risanamento
  • Le fonti del piano di risanamento
  • I principi di redazione del piano
  • Il processo di elaborazione del piano
  • Articolazione e requisiti del piano di risanamento
  • Struttura del piano (componente industriale e finanziaria):
    • La descrizione della situazione di partenza
    • Analisi delle cause di crisi e strumenti di diagnosi
    • La strategia generale di risanamento
    • L'impatto specifico del risanamento
    • La manovra finanziaria
    • I criteri utilizzati nelle previsioni (assumptions)
    • L' Action Plan
    • Il piano economico, finanziario e patrimoniale

  • Le analisi di sensitività e gli stress-test
  • I profili critici dei piani
  • Esecuzione e monitoraggio del piano
  • Il piano di risanamento nelle PMI
  • Il piano di risanamento negli accordi di ristrutturazione dei debiti
  • Illustrazione di un piano
  • Costruzione di un piano

 

Informazioni utili:

La registrazione deve effettuarsi tramite l’invio di una email di conferma all’indirizzo: Eventi@MorriRossetti.it

al quale si prega di allegare copia del bonifico e dati di fatturazione. 

Quota Iscrizione: 300€ da versare tramite bonifico bancario
Banca: Creval
Conto Corrente n. 4465504
Intestato a: Morri Rossetti e Associati
IBAN: IT91H0521601630000004465504
Causale: Partecipazione Corso Crisi d’impresa + Cognome partecipante     

Morri Rossetti nella redazione dell’International Comparative Legal Guide in ambito Data Protection

09/07/2019

NEWSLETTER

Lo studio Morri Rossetti è lieto di informarLa che L’Avv. Carlo Impalà - responsabile del Dipartimento TMT e Data Protection dello Studio, ha partecipato alla redazione della prestigiosa ICLG International Comparative Legal Guide” sulla normativa in materia di protezione dei dati a livello transfrontaliero per la parte relativa all’Italia. L’obiettivo è quello di fornire un insight di taglio pratico sulla normativa relativa alla data protection.

ICLG, pubblicata da Global Legal Group, è una guida comparativa che analizza 50 differenti aree legali in 188 diverse giurisdizioni. Il documento è composto da una serie di Q&A pensate per facilitare il lettore nella navigazione e nella comprensione delle differenze normative nei diversi paesi.
Si senta libero – se ritiene – di inoltrare tale comunicazione ai suoi Colleghi che più da vicino gestiscono professionalmente questi argomenti.

La consultazione della guida è disponibilie cliccando qui o scaricando il pdf in allegato.

Legge di conversione del decreto crescita: principali novità

01/07/2019

Consulenza tributaria e tax compliance

La Legge 28 giugno 2019, n. 58, di conversione del decreto Legge del 30 aprile 2019, n. 34 (Decreto Crescita), pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 26 della Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2019, n. 151 ed in vigore dal 14 luglio 2019, reca una serie di misure finalizzate al rilancio economico del Paese e alla semplificazione di alcuni adempimenti fiscali. Di seguito una prima sintesi.

 

Misure finalizzate al rilancio economico del Paese

  • Reintroduzione del super ammortamento
  • Modifica della Mini IRES
  • Deducibilità IMU dalle imposte sui redditi
  • Patent box
  • Rientro dei cervelli
  • Flat tax pensionati
  • Regime forfetario
  • Esenzione TASI per gli immobili merce delle imprese costruttrici
  • Incentivi per l’edilizia
  • Ecobonus e sismabonus
  • Aggregazioni d’imprese
  • Vendita di beni tramite piattaforme digitali
  • Credito d’imposta per la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali

 

Semplificazioni fiscali relative a dichiarazioni e versamenti

  • Presentazione della dichiarazione IMU e TASI
  • Nuovi termini per la presentazione delle dichiarazioni
  • Proroga versamenti imposte per i soggetti ISA
  • Cedolare secca: soppresso l’obbligo di comunicazione
  • Impegno cumulativo a trasmettere dichiarazioni e comunicazioni

 

Semplificazioni fiscali in materia IVA

  • Termine per l’emissione e-fattura
  • Termine invio LIPE quarto trimestre
  • Trasmissione corrispettivi
  • Recupero dell’Iva non dovuta con effetto retroattivo
  • Cessione credito IVA trimestrale
  • E-fattura San Marino
  • Dichiarazioni d’intento
  • Bollo virtuale sulle fatture elettroniche
  • Diritti doganali

 

Altre semplificazioni fiscali

  • Tenuta della contabilità meccanizzata
  • Rottamazione ter e saldo e stralcio: riapertura dei termini
  • Controlli formali delle dichiarazioni dei redditi
  • Semplificazioni ISA
  • Contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria
  • Ravvedimento parziale
  • Regime del realizzo controllato
  • IMU società agricole
  • Regime fiscale dei fondi di investimento europei a lungo termine
  • Tassazione canoni non percepiti
  • Locazioni brevi e attività ricettive

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