Chicago ha inaugurato il primo registro pubblico delle opere di street art

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Diritto dell’arte e dei beni culturali

La street art è nata in America e non poteva che essere americano il primo registro pubblico dedicato alla “protezione, conservazione e celebrazione” dei murales, considerati un “importante patrimonio pubblico” della città.

Così si legge nella documentazione reperibile alla pagina web del dipartimento di Cultural Affairs and Special Events della città di Chicago, dove vengono anche elencati i requisiti perché le opere possano essere inserite nel Mural Registry (tra gli altri, i murales devono essere in buone condizioni, non devono avere natura commerciale/pubblicitaria, non devono contenere alcun simbolo offensivo, che istighi alla violenza o sia dannoso per i minori).

L’iniziativa è nata a seguito della distruzione avvenuta l’anno scorso di alcune opere di street art, come il murale di Blek le Rat che era stato commissionato da Cards Against Humanity per l’edificio della sua compagnia. In vista di una possibile apertura di una sede di Amazon la stessa città di Chicago aveva infatti provveduto a rimuovere murales e graffiti dall’area in cui la società di retail on line si sarebbe installata, distruggendo così per errore anche l’opera dello street artist francese.

Il registro, come abbiamo detto in apertura, ha dunque lo scopo di catalogare le opere di street art e di preservarle da eventuali rimozioni e non quello di costituire il diritto d’autore sull’opera, dal momento che, così come in Italia, anche negli Stati Uniti il diritto di copyright nasce con la sola esecuzione dell’opera, senza bisogno di alcuna formalità costitutiva.

Come sappiamo, esistono due tipi di opere di street art. Quelle realizzate dall’artista senza alcuna autorizzazione, secondo lo spirito originario con cui è nata questo tipo di espressione artistica (pensiamo alle opere degli anni ottanta realizzate nella notte da Keith Haring e da Basquiat nella metropolitana newyorkese e oggi a quelle di Banksy che pure appaiono nottetempo), e quelle invece realizzate su commissione (pensiamo di nuovo a Haring, ma questa volta all’opera Tuttomondo, creata sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio abate a Pisa con l’accordo del comune e del parroco, o alle opere del quartiere di Tormarancia a Roma).

Il primo caso pone non pochi problemi giuridici, che vanno da questioni civilistiche relative a esempio al rapporto tra il titolare dei diritti d’autore sull’opera (vale a dire lo street artist) e il proprietario del supporto, del muro, su cui l’opera viene realizzata (secondo le regole relative alla c.d. accessione), a problematiche di tipo penale, potendo la realizzazione di un’opera integrare il reato di imbrattamento.

Il Mural Registry di Chicago si occupa ovviamente solo del secondo tipo di opere, quelle autorizzate o realizzate su commissione. Per iscrivere l’opera nel registro, è necessario compilare un’apposita domanda, allegando un’immagine dell’opera e la prova dell’autorizzazione all’esecuzione da parte del proprietario dell’edificio. Sul sito web dedicato al Mural Registry della città di Chicago (https://www.chicago.gov/city/en/depts/dca/supp_info/mural_registry.html) è già possibile trovare una prima mappatura delle opere catalogate.

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