Controllo del patrimonio aziendale: ammessi i controlli difensivi “occulti” per accertare comportamenti illeciti

Diritto del lavoro

Con la sentenza n. 10636 del 2 maggio 2017 la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in materia di controlli difensivi occulti (ossia di quell’insieme di strumenti installati dall’azienda per la tutela del proprio patrimonio) e dell’utilizzabilità delle informazioni acquisite attraverso tali strumenti anche a fini disciplinari.

Secondo quanto statuito dai Giudici della Suprema Corte, i controlli difensivi occulti, anche se attuati da personale esterno all’organizzazione aziendale, in quanto diretti all’accertamento di comportamenti illeciti distinti e differenti dal mero inadempimento della prestazione lavorativa, non richiedono tout court il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali né alcuna specifica autorizzazione ex art. 4 St. Lav. e sono tendenzialmente ammessi purché ottenuti senza risultare eccessivamente invasivi e tali da tutelare la libertà e la dignità dei dipendenti.

Conseguenza della tendenziale ammissibilità dei controlli difensivi occulti è l’utilizzabilità delle informazioni che vengono acquisite attraverso tali strumenti di controllo anche per sanzionare condotte rilevanti disciplinarmente.

 

Rif. Cass. Civ., sez. Lav., 2 maggio 2017, n. 10636