Detrazione IVA: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 1/E/2018, ha fornito i primi chiarimenti in merito alle modifiche apportate dal DL n. 50/2017 alla disciplina della detrazione IVA di cui agli articoli 19 e 25 del DPR n. 633/1972.

In particolare, l’Agenzia ha chiarito che il momento a decorrere dal quale il diritto alla detrazione più essere esercitato deve essere individuato con quello in cui si verifica la duplice condizione:

  1. sostanziale: esigibilità dell’imposta (coincidente con l’effettuazione dell’operazione in base ai criteri di cui all’articolo 6 del DPR n. 633/1972);
  2. formale: possesso di una valida fattura (redatta conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 21 del DPR n. 633/1972).

È, infatti, da tale momento che il soggetto passivo (cessionario/committente) può operare, previa registrazione della fattura secondo le modalità di cui all’articolo 25 del DPR n. 633/1972, la detrazione dell’imposta assolta con riferimento all’acquisto di beni e servizi, ovvero alle importazioni di beni.

Tale diritto può essere esercitato al più tardi entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui si sono verificate entrambe le suddette condizioni.

Pertanto, in termini operativi, ai fini della detrazione IVA, una fattura relativa ad un acquisto effettuato nel 2017, ricevuta nel 2018, deve essere annotata in contabilità al massimo entro il 30 aprile 2019, confluendo l’imposta nelle liquidazioni periodiche relative al mese o trimestre del periodo di competenza (2018).

Qualora, la registrazione della predetta fattura ricevuta nel 2018 avvenga nei primi quattro mesi dell’anno 2019, la stessa deve essere annotata in un’apposita sezione del registro IVA acquisiti relativo a tutte le fatture ricevute nel 2018, al fine di non computare l’imposta nelle liquidazioni periodiche IVA relative al 2019. In questo caso, l’IVA concorre alla determinazione del saldo della dichiarazione annuale IVA relativa all’anno 2018.

Grande importanza ha, quindi, la corretta individuazione del momento di ricezione della fattura. A tal riguardo l’Agenzia ha chiarito che la ricezione deve emergere (ove non risultante da PEC o da altri sistemi che ne attestino la stessa) da una corretta tenuta della contabilità, in modo da consentire un puntuale controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria del corretto susseguirsi delle registrazioni dei vari documenti.

Tuttavia, nel caso in cui il soggetto passivo non abbia esercitato il diritto alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti documentati da fatture ricevute entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui si sono verificati i presupposti (sostanziale e formale) necessari per l’esercizio della stessa, lo stesso può, comunque, recuperare l’imposta mediante la presentazione di apposita dichiarazione integrativa a favore (entro il termine massimo del 31 dicembre del 5° anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione in cui doveva essere esercitato il diritto alla detrazione).

Ad esempio, nel caso di una fattura relativa ad un acquisto effettuato nel 2017 ricevuta entro il 31 dicembre 2017, ma non registrata entro il 30 aprile 2018, e quindi non inclusa nella dichiarazione IVA relativa al 2017, il contribuente potrà esercitare il diritto alla detrazione IVA al massimo entro il 31 dicembre 2023.

L’Agenzia ha, infine, precisato che, in considerazione del fatto che i chiarimenti sono intervenuti dopo la data del 16 gennaio 2018, (data entro la quale doveva essere effettuata la liquidazione periodica IVA relativa al mese di dicembre 2017) sono fatti salvi e, quindi, non sono sanzionabili, i comportamenti eventualmente difformi adottati dai contribuenti in sede di tale liquidazione.

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare 17 gennaio 2018, n. 1/E.