Fatture oggettivamente inesistenti: la buona fede del cessionario non mette in salvo la detrazione IVA

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La buona fede del soggetto passivo non salva la detrazione dell’IVA se l'operazione che gli è stata fatturata è inesistente. Infatti, per negare il diritto alla detrazione, è sufficiente che l’Amministrazione finanziaria abbia appurato l’inesistenza delle operazioni corrispondenti per le quali è stata emessa fattura. Sono queste le conclusioni alle quali è giunta la Corte di Giustizia UE, con la sentenza relativa alle cause riunite C-459/17 e C-460/17, depositata il 27 giugno 2018, nella quale viene confermato che laddove risulti che la cessione di beni o la prestazione di servizi non è stata effettivamente realizzata, è ininfluente la buona fede invocata dal cessionario. In tale circostanza non può sorgere alcun diritto alla detrazione e l’Amministrazione finanziaria non è tenuta ad accertare le intenzioni del soggetto passivo cessionario o committente. È, quindi, onere di colui che richiede la detrazione dell’IVA dimostrare di essere in possesso delle condizioni per fruirne.

 

Rif. Corte di Giustizia UE, sentenza 27 giugno 2018, relativa alle cause riunite C-459/17 e C-460/17