L’amministratore è responsabile per mala gestio se la cessazione dell’incarico non è tempestivamente iscritta nel registro delle imprese

Corporate, Finance e Capital Market

Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 24251 del 29 dicembre 2017, ha rigettato la domanda sollevata dal fallimento di una S.r.l. nei confronti dell’ex amministratrice unica chiedendo il risarcimento dei danni subiti dalla società fallita e dai creditori per la mala gestio della convenuta.

Quest’ultima, in particolare, deduceva di avere rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di amministratrice quattro mesi dopo la nomina e di non avere esercitato alcun potere gestorio.

Il Tribunale, nell’esaminare i rilievi preliminari mossi dalla convenuta, ha considerato che la cessazione dell’incarico gestorio non era stata iscritta nel registro delle imprese entro trenta giorni ai sensi dell’art. 2385, comma 3, c.c. e, pertanto, tale evento non fosse opponibile al curatore fallimentare in quanto terzo rispetto alla compagine sociale.

Il Tribunale afferma che l’effettività della carica di amministratore dipende dall’iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della revoca e, quindi, l’eventuale responsabilità deriva dalla nomina formale, così disconoscendo l’orientamento secondo il quale l’amministratore risponde solo quando è in carica e non sia cessato per qualunque causa.

Nel caso di specie, nonostante l’amministratrice dimissionaria non fosse legittimata a richiedere l’iscrizione della sua sostituzione nell’incarico gestorio, la stessa era comunque legittimata a sollecitare il nuovo amministratore a provvedere all’iscrizione e in caso di inerzia di quest’ultimo avrebbe potuto rivolgersi all’ufficio e al giudice del registro.

In ogni caso, il Tribunale di Roma rigetta la domanda di risarcimento proposta dal fallimento ritenendo le allegazioni formulate in modo generico e i rilievi esposti non fondati.

 

Rif. Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 29 dicembre 2017, n. 24251