Licenziamento intimato durante il periodo di comporto: nullità radicale o inefficacia? La questione viene rimandata alle Sezioni Unite

Diritto del lavoro

Con l’ordinanza n. 24766 del 19 ottobre 2017, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione sul regime giuridico applicabile al licenziamento intimato al lavoratore durante il periodo di comporto. La questione, infatti, è da tempo al centro di un contrasto interpretativo anche nella giurisprudenza di legittimità e non ha trovato una soluzione neppure nelle recenti modifiche legislative alla normativa sui licenziamenti.

L’articolo 2110 c.c., pur disponendo che, in caso di malattia del lavoratore, il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto solamente una volta decorso il periodo stabilito dalla legge dagli usi o secondo equità, nulla dice in ordine alla sorte del licenziamento intimato per scadenza del periodo di comporto prima che detto periodo sia effettivamente trascorso.

Secondo un primo orientamento, tale recesso sarebbe da considerarsi valido, seppur inefficace fino all’esaurimento del periodo di comporto, pertanto, l’inosservanza del divieto di licenziamento non determina di per sé la nullità del licenziamento stesso, ma solamente la sua temporanea inefficacia. Secondo altra parte della giurisprudenza, invece, il recesso sarebbe affetto da radicale nullità, con conseguente applicazione della sanzione reintegratoria prevista dall’articolo 18 Stat. Lav. e dal Jobs Act introdotto nel 2015.

 

Rif. Ordinanza, Cass. Civ., sez. Lav., 19 ottobre 2017, n. 24766