Market abuse: la CGUE sul doppio binario sanzionatorio del T.U.F.

Corporate, Finance e Capital Market

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza depositata lo scorso 20 marzo, si è espressa sul tema della compatibilità del doppio binario sanzionatorio (penale e amministrativo) previsto dal T.U.F. in tema market abuse con il principio penalistico del ne bis in idem.

Nel caso in esame, la Corte UE, avendo qualificato – sulla base dei c.d. criteri Engel elaborati dalla Cedu – la sanzione inflitta dalla Consob ex art. 187-ter T.U.F. per violazioni della normativa in materia di manipolazione del mercato quale sanzione avente natura solo formalmente amministrativa ma sostanzialmente penale, ha affermato l’incompatibilità del doppio binario sanzionatorio previsto dalla normativa italiana in materia di manipolazione del mercato con il principio del ne bis in idem. Più specificamente, la normativa italiana, che consente l’avvio di un procedimento amministrativo a seguito di un procedimento penale conclusosi con una condanna definitiva, eccederebbe l’obiettivo di tutela dell’integrità dei mercati e della fiducia del pubblico negli strumenti finanziari.

Secondo la Corte, il doppio binario sanzionatorio sarebbe da considerarsi lecito e operante soltanto qualora la condanna penale non sia stata già di per sé efficace, proporzionata e dissuasiva. In caso contrario varrebbe il ne bis in idem. Inoltre, secondo la Corte, la normativa interna che autorizza il cumulo di procedimenti e sanzioni aventi natura penale deve (i) essere finalizzata a un obiettivo di interesse generale, posto che i procedimenti e le sanzioni devono perseguire scopi complementari; (ii) prevedere regole chiare e precise che consentano ai singoli di individuare le condotte idonee a costituire oggetto di cumulo; (iii) garantire che i procedimenti siano coordinati tra loro in modo da limitare allo stretto necessario l’onere supplementare derivante dal cumulo; (iv) limitare la severità del complesso delle sanzioni a quanto strettamente necessario rispetto alla gravità dell’illecito.

Alla luce della suddetta pronuncia, che conferma un orientamento giurisprudenziale già affermatosi a livello europeo, sembra opportuno un intervento del legislatore italiano che ponga chiarezza sulla disciplina delle misure di contrasto alla criminalità economica e che sia idoneo a prevenire la proliferazione delle controversie in materia.

 

Rif. Corte di Giustizia UE, Grande Sezione, sentenza C-537/2016 depositata il 20 marzo 2018