Scissione parziale proporzionale e successiva cessione delle partecipazioni nella scissa: non configura abuso di diritto

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Risoluzione n. 97/E/2017, ha affermato il carattere non abusivo della scissione parziale proporzionale di una società svolgente attività d’impresa e avente un complesso immobiliare in parte impiegato nella stessa e in parte locato, finalizzata alla successiva cessione di partecipazioni nella scissa.

Ai fini delle imposte dirette, l’Agenzia rileva che il primo elemento che occorre considerare per stabilire se una fattispecie sia abusiva è la sussistenza o meno di un vantaggio fiscale indebito. Solo nel caso in cui si dovesse riscontrare tale elemento, occorre proseguire con l’analisi degli altri elementi costitutivi dell’istituto dell’abuso (art. 10-bis della Legge n. 212/2000), e quindi, accertare la sussistenza della sostanza economica dell’operazione e l’essenzialità del vantaggio tributario conseguito.

Dato che, la circolazione di un’azienda può avvenire sia attraverso una cessione diretta sia mediante una cessione indiretta, i relativi regimi fiscali - seppur diversi – devono considerarsi alternativi tra loro e, pertanto, aventi pari dignità fiscale. Di conseguenza, è rimessa al contribuente la scelta tra i due percorsi, al fine di dare attuazione al proprio interesse economico, e, quindi, l’eventuale vantaggio fiscale conseguito non può definirsi indebito.

Non esistendo alcun indebito vantaggio fiscale, non occorre proseguire nel riscontro degli ulteriori elementi costitutivi dell’istituto dell’abuso, ma ciò, precisa l’Agenzia, solo a condizione che la scissione risponda ad una logica di riorganizzazione aziendale con prosecuzione dell’attività imprenditoriale da parte di ciascuna partecipante alla stessa.

Per quanto riguarda, infine, la configurazione dell’operazione ai fini dell’imposta di registro, l’Agenzia non prende posizione, limitandosi a richiamare la giurisprudenza formatasi sull’interpretazione dell’articolo 20 del D.P.R. n. 131/1986, secondo il quale l’imposta deve essere assolta secondo la natura intrinseca e agli effetti giuridici degli atti da registrare. Tale disposizione impedirebbe, quindi, di applicare al caso di specie l’istituto dell’abuso del diritto, il quale viene circoscritto ai casi in cui il vantaggio fiscale non deriva dalla violazione di specifiche disposizioni di legge.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risoluzione n. 97/E del 25 luglio 2017