Voluntary disclosure”: procedura, effetti e limiti

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Consulenza tributaria e tax compliance

In un contesto internazionale di lotta all’evasione fiscale in rapida evoluzione, in coerenza con le linee guida tracciate dall’OCSE1, l’Italia ha introdotto, dopo una travagliata gestazione, una procedura di c.d. “voluntary disclosure” o “autodenuncia” o “collaborazione volontaria” di carattere temporaneo, in quanto attivabile solo entro il 30 settembre 2015, finalizzata all’emersione delle attività patrimoniali e finanziarie costituite o detenute all’estero da soggetti residenti in Italia - anche se indirettamente o per interposta persona - in violazione delle norme in materia di monitoraggio fiscale.

Il testo finale ha, poi, esteso l’ambito dei soggetti ammessi (art. 5-septies) anche a soggetti diversi da quelli indicati all’art. 4, comma 1, del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, così come a quelli ivi indicati che abbiano correttamente adempiuti agli obblighi dichiarativi connessi al c.d. monitoraggio fiscale. In sostanza, la norma oggi è rivolta a tutti i contribuenti senza eccezioni, salve specifiche cause di esclusione dalla procedura. Si tratta di quella che la bozza di modello di accesso alla procedura identifica come “emersione nazionale”, per distinguerla dalla “emersione internazionale”3 che si collega alle violazioni del c.d. monitoraggio, modellando la prima a partire dalla disciplina della seconda. 

Di seguito, i riferimenti sono alla “emersione internazionale”.

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