Crediti tributari e contributivi: il trattamento nel concordato preventivo

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16/E/2018, ha reso chiarimenti in ordine al trattamento dei crediti tributari nell’ambito del concordato preventivo, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e della crisi da sovraindebitamento, alla luce delle recenti modifiche legislative e dei più significativi interventi giurisprudenziali in materia.

Nella circolare è stato in primis evidenziato che l’imprenditore in stato di crisi può proporre il pagamento ridotto o dilazionato dei debiti tributari, inclusi quelli relativi all’Iva e alle ritenute.

Quindi è stata passata in rassegna la giurisprudenza sul trattamento del credito IVA e delle ritenute nel concordato preventivo, i rapporti fra quest’ultimo e i reati di omesso versamento, nonché le modifiche normative apportate dal DL n. 83/2015 e dalla Legge n. 232/2016 alla disciplina delle procedure concorsuali applicabili alle imprese in crisi.

L’articolo 1, comma 81, della L. 232/2016, ha modificato l'art. 182-ter del RD 267/42, relativo alla transazione fiscale, al fine di permettere una generale falcidia dell’IVA e delle ritenute.

La Corte di Cassazione (Cass. nn. 22931/2011 e 22932/2011), con riferimento alla disciplina previgente aveva sostenuto l’intangibilità del credito IVA nel concordato preventivo, sia in presenza della transazione fiscale, sia in assenza della domanda di transazione fiscale. Con riguardo a quest’ultimo caso, tuttavia, a fronte della sentenza della Corte di Giustizia UE 7 aprile 2016 relativa alla causa C-546/14, è stata successivamente ritenuta ammissibile una domanda che contenga la falcidia del credito IVA, a condizione che un esperto indipendente attesti che detto credito non sarebbe soddisfatto in misura maggiore in caso di fallimento.

Tale principio, ha precisato l’Agenzia delle Entrate, è applicabile anche nel concordato preventivo con continuità aziendale, oltre che in quello liquidatorio. La circolare ha quindi chiarito che:

  • è legittima la proposta di falcidia dell’IVA contenuta nelle domande di concordato preventivo senza transazione fiscale, non ancora votata al 7 aprile 2016 (data nella quale è stata emessa la sentenza della Corte di Giustizia Ue nella causa C-546/14);
  • i predetti limiti posti dalla giurisprudenza alla falcidia dell’IVA nel concordato preventivo con transazione fiscale, invece, devono intendersi superati per le procedure avviate, ma non ancora votate, al 1° gennaio 2017 (data di entrata in vigore della L. 232/2016).

In relazione alle ritenute, invece, la falcidia del credito nel concordato preventivo senza transazione fiscale è stata ammessa dalla Cassazione n. 1337/2017 sulla base delle stesse argomentazioni adottate dalle predette Sezioni Unite. In proposito, la circolare ha chiarito che i limiti posti per le procedure di concordato preventivo con transazione fiscale devono intendersi superati anche con riguardo alle procedure la cui proposta non sia stata votata al 1° gennaio 2017.

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare 23 luglio 2018, n. 16/E