Anche una regolamentazione chiara e incisiva della finanza può sostenere il Made in Italy

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Tax advisory and tax compliance

John Maynard Keynes aveva pensato originariamente a The Monetary Theory of Production quale titolo per il suo rivoluzionario capolavoro Teoria Generale dell’Occupazione, Interesse e Moneta, uscito nel 1936, proprio a sancire con forza che il paradigma produttivo era l’ epicentro del suo modello di funzionamento dinamico dell’economia, in netta e totale discontinuità con l’economia walrasiana.

Una rivoluzione formidabile ma, come ci ha insegnato Pasinetti, a 80 anni di distanza, ancora largamente incompiuta. Ed è proprio dal paradigma produttivo che dobbiamo partire per constatare come l'Italia sia un Paese in oggettivo declino economico. Il passato di sviluppo economico post-bellico disordinato e particolare ci ha condotto ad un'esperienza unica di capitalismo familiare in Europa, all'interno di un tessuto economico nazionale di circa 4 mila media imprese competitive e organizzate per distretti non caratterizzati da un'organizzazione accentrate e fordista, come lucidamente osservato e studiato a lunga da Enzo Rullani: grande creatività e flessibilità produttiva mista a caos, individualismo e totale mancanza di un disegno strategico nazionale.

Per uscire da questa terribile impasse, di cui la cosiddetta crisi finanziaria è stato ed è solo uno dei pericolosi capolinea, riacquistare fattori competitivi che rimpiazzano quelli perduti (limitata competitività del lavoro e sviluppo delle infrastrutture, desclino dell'organizzazione scolastica, crisi e inefficienza della giustizia civile), occorre fare qualche ragionamento meno estemporaneo, evitando accuratamente tutti i mantra e le narrative retoriche dalla vulgata alla moda, inutili quanto accomodanti. 

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