Bancarotta fraudolenta: utilizzabilità nel giudizio civile delle dichiarazioni rese dal fallito al curatore

Corporate criminal liability

La Corte di Cassazione, sentenza n. 41429/2016, ha concluso che le dichiarazioni rese dal fallito al curatore fallimentare circa la distrazione o il dissesto della società possono essere utilizzate a fini probatori per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta. Tali dichiarazioni non sono infatti soggette alla disciplina prevista dagli artt. 63 c.p.p. e 220 disp. att. c.p.p. che dispone - in favore dell’imputato/indagato - l’inutilizzabilità delle dichiarazioni manifestate davanti all'autorità, alla polizia giudiziaria o durante lo svolgimento di attività ispettive o di vigilanza. In base al principio del libero convincimento, il giudice penale può pertanto trarre elementi di prova dalle dichiarazioni "auto-indizianti" svolte dal fallito in sede civile.

Rif. Corte di Cassazione, sentenza del 3 ottobre 2016, n. 41429