Il credito dell’attestatore del piano concordatario si colloca in prededuzione in caso successivo fallimento

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La Corte di Cassazione, con la Ordinanza n. 12017 del 17 maggio 2018, ha riconosciuto la collocazione in prededuzione, ai sensi dell’art. 111, comma 2, L.F., in caso di successivo fallimento, del credito del professionista che ha predisposto l’attestazione ex art. 161, comma 3, L.F., comprovante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, necessaria per presentare la domanda di concordato preventivo.

I giudici di legittimità, infatti, hanno ritenuto tale credito ricompreso tra i crediti sorti in funzione della procedura e, rifacendosi alla giurisprudenza sul tema, hanno argomentato tale posizione sotto un duplice profilo. In primo luogo, hanno fatto richiamo alla ratio dell’art. 111, comma 2, LF, ravvisabile nella volontà del Legislatore di incentivare il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa introducendo un’eccezione al principio della par condicio creditorum. In secondo luogo, hanno ribadito che il requisito della funzionalità della prestazione svolta dal professionista, richiesto dalla disposizione citata, deve essere verificato in relazione all’attività di risanamento secondo un giudizio ex ante e, in caso di successivo fallimento, nessuna verifica deve essere compiuta in ordine al conseguimento di un’utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso con quello di funzionalità.

 

Rif. Corte di Cassazione, Ordinanza del 17 maggio 2018, n. 12017