Bancarotta semplice se la nota integrativa mostra la reale situazione patrimoniale della società

Crisi d'impresa

Con la sentenza n. 46958 pubblicata il 9 novembre 2016, i giudici di legittimità hanno chiarito che si configura un reato di bancarotta documentale semplice - e non fraudolenta - quando l’amministratore unico abbia addebitato all’esercizio precedente la cessione del ramo d’azienda (perfezionatasi in seguito) al fine di alterare il dato finale del bilancio della società, poi fallita, presentandolo in attivo.

Affinché si configuri il reato di bancarotta fraudolenta è infatti necessario il dolo specifico consistente nel pregiudizio ai creditori: non può pertanto ritenersi integrato l’elemento soggettivo richiesto per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta quando - anche ammettendo che l’operazione sia stata annotata nel libro giornale in modo da nascondere le perdite di esercizio - dall’analisi della nota integrativa i creditori avrebbero potuto rendersi conto della reale situazione patrimoniale della società.

 

Rif. Corte di Cassazione, Sez. V, sentenza del 09 novembre 2016 n. 46958