Facebook condannata per attività di linking illecito

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Diritto della proprietà intellettuale

La Sezione Specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Roma è tornata a pronunciarsi a poche settimane di distanza (v. sentenza Vimeo del 10 gennaio scorso) in merito a violazioni di diritti d’autore compiuti attraverso la rete Internet. Tema che diventa ogni giorno più caldo anche in vista dell’emanazione della nuova direttiva comunitaria sul copyright.

È infatti di pochi giorni fa (15 febbraio) la decisione che riconosce la responsabilità in capo ai titolari del social network di Zuckerberg per la pubblicazione sul profilo di un utente, e solidamente a questo, di una serie links che conducevano alla visione di sequenze di immagini tratte dalla serie di cartoni animati giapponesi intitolati “Kilari” i cui diritti di sfruttamento spettano in Italia a RTI, concessionaria per l’emittente televisiva “Italia 1”.

La decisione, in linea con l’orientamento della Corte di Giustizia, ha affermato due importanti principi.

Innanzitutto ha riconosciuto l’illiceità della pubblicazione di collegamenti ipertestuali che rimandano a materiali coperti da diritto d’autore non pubblicati direttamente dal titolare del diritto attraverso la propria rete telematica, ma attraverso un sito terzo non autorizzato dal titolare. Questa condotta rappresenta infatti violazione dell’art. 3, paragrafo 1, della Direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di alcuni aspetti del diritto d’autore (che la nuova Direttiva andrà ad integrare), costituendo una “comunicazione al pubblico”.

In secondo luogo, il Tribunale ha affermato che l’Internet service provider (indipendentemente dalla sua qualifica come “attivo” o “passivo”) è responsabile nel caso in cui abbia acquisito anche ex post, vale a dire dopo il caricamento dei contenuti illeciti sui propri server (nel caso in esame Facebook aveva ricevuto numerose lettere di diffida da RTI), l’effettiva conoscenza dell’illecito, e non si sia attivato per la rimozione degli stessi.

La corte, tra l’altro, ha condannato Facebook alla pubblicazione del dispositivo della sentenza anche sulla sua home page.