Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d'impresa e dell'insolvenza

Crisi d'impresa

Il 30 ottobre 2017 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 19 ottobre 2017 n. 155, “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza” che entrerà in vigore il 14 novembre 2017. Il Governo, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega sopra indicata, dovrà adottare uno o più decreti legislativi per la riforma organica della Legge Fallimentare.

I temi principali toccati dalla riforma sono i seguenti.

 

  • Principi della legge delega a cui dovrà attenersi il Governo (art. 2)

Il Governo, nel riformare la disciplina delle procedure concorsuali, dovrà attenersi ad una serie di principi dettati dall’art. 2.

In particolare, l'espressione “liquidazione giudiziale” sostituirà l’attuale termine “fallimento” e verrà introdotta una nozione di “stato di crisi”, intesa come probabilità di futura insolvenza.

Al fine di accertare lo stato di crisi o di insolvenza del debitore, verrà adottato un unico modello processuale, caratterizzato da particolare celerità a cui verrà sottoposta ogni categoria di debitori (persona fisica o giuridica, ente collettivo, consumatore, professionista o imprenditore esercente un’attività commerciale, agricola o artigianale, con esclusione dei soli enti pubblici) disciplinando distintamente i diversi esiti possibili.

Inoltre, al P.M. verrà riconosciuta l’iniziativa in ogni caso in cui abbia notizia dell’esistenza di uno stato di insolvenza e, ai fini di individuare la competenza territoriale delle Autorità Giudiziarie, verrà recepita la nozione di “centro degli interessi principali del debitore” definita dall'ordinamento dell'Unione europea (Reg. 2015/848).

Infine, la legge delega prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali, anche con riguardo ai compensi dei professionisti.

 

  • Gruppi di imprese (art. 3)

Il Governo dovrà, inoltre, delineare una disciplina ad hoc in merito alla crisi e all’insolvenza dei gruppi di imprese. Nella delega, all’art. 3, sono stabiliti criteri e principi direttivi per la gestione unitaria del concordato preventivo di gruppo e della liquidazione giudiziale di gruppo.

In particolare, è prevista la facoltà per le imprese in crisi o insolventi del gruppo, sottoposte alla giurisdizione dello Stato italiano, di proporre, con un unico ricorso, domanda per l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, per l’ammissione di una proposta concordataria, o per il fallimento (ora liquidazione giudiziale), ferma restando l’esigenza di mantenere autonome le masse attive e passive.

Rispetto al concordato preventivo di gruppo è prevista un’unica autorità giudiziaria competente a gestire la procedura, un unico commissario giudiziale e il deposito di un unico fondo per le spese di giustizia. Quanto alla liquidazione giudiziale di gruppo si prevede un solo giudice delegato e un solo curatore, ma i comitati dei creditori restano distinti per ciascun gruppo.

 

  • Procedure di allerta e di composizione della crisi (art. 4)

Una delle principali novità, è l'introduzione di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura stragiudiziale e confidenziale, finalizzate ad anticipare l'emersione della crisi e ad agevolare il raggiungimento di una soluzione appropriata. Tale soluzione verrà concordata tramite trattative tra debitore e creditore dinanzi ad un apposito Organismo costituito presso ciascuna Camera di Commercio e dovrà essere raggiunta entro sei mesi.

L’Organismo nominerà un Collegio composto da almeno tre esperti professionisti (attinti dal futuro albo nazionale dei curatori fallimentari e dei commissari, anch’esso da istituire) designati uno dalla Camera di commercio, uno dal Presidente del Tribunale delle imprese e uno dalle Associazioni di categoria.

Il Collegio, se la ricerca di una soluzione alla crisi dell’impresa si concluderà positivamente, dovrà attestare che l’imprenditore ha posto in essere le misure idonee al superamento della stessa.

Nell’ipotesi contraria, qualora il Collegio non riesca a individuare misure idonee a superare la crisi, l’Organismo ne darà notizia al P.M. presso il Tribunale del luogo in cui il debitore ha sede, ai fini del tempestivo accertamento dell’insolvenza.

La procedura si potrà avviare su istanza del debitore, tuttavia gli organi di controllo societari, il revisore contabile e le società di revisione, ciascuno nell'ambito delle proprie funzioni, saranno obbligati ad avvisare immediatamente l'organo amministrativo della società dell'esistenza di fondati indizi della crisi. In caso di omessa o inadeguata risposta da parte dell’organo amministrativo, essi dovranno informare tempestivamente l’Organismo di composizione della crisi.

Anche i creditori pubblici qualificati, tra cui l'Agenzia delle Entrate, assumeranno l'obbligo, a pena di inefficacia dei privilegi accordati ai crediti di cui sono titolari, di segnalare agli organi di controllo della società e, in ogni caso, agli Organismi di composizione della crisi il perdurare di inadempimenti di importo rilevante.

Durante il corso della procedura, dovrà essere consentito al debitore di chiedere alla Sezione specializzata in materia di impresa l’adozione di misure protettive, eventualmente necessarie per condurre a termine le trattative in corso quali, ad esempio, il divieto di azioni esecutive o cautelari.

Il Governo dovrà inoltre individuare le misure premiali, sia di natura patrimoniale sia in termini di responsabilità personale, in favore dell’imprenditore che abbia tempestivamente proposto l’attivazione della procedura di composizione della crisi, o abbia chiesto l’omologazione di un accordo di ristrutturazione o, ancora, abbia proposto ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale.

Sarà esclusa la responsabilità solidale dei sindaci con gli amministratori per le conseguenze pregiudizievoli dei fatti che abbiano segnalato o delle omissioni successivi alla predetta segnalazione.

Tra le misure premiali in termini di responsabilità personale, sarà prevista una causa di non punibilità per speciale tenuità del danno, ai sensi dell’art. 219, co. 3, del R.D. 267/1942, per il delitto di bancarotta semplice e per altri reati, disciplinati dalla legge fallimentare, che saranno appositamente individuati dal Legislatore delegato, e una circostanza attenuante ad effetto speciale, che comporta una diminuzione della pena di oltre un terzo per gli altri reati.

 

  • Accordi di ristrutturazione dei debiti e piani attestati di risanamento (art. 5)

Proseguendo nella disamina della legge delega, all’art. 5 s’intende incentivare l’utilizzo degli accordi di ristrutturazione dei debiti previsti dall’art. 182-bis L.F., dei piani attestati di risanamento ex art. 67 lett. d) L.F., e degli accordi e delle convezioni in moratoria con gli intermediari finanziari (art. 182-septies L.F.).

Nello specifico, gli accordi di ristrutturazione ex art. 182-bis L.F. potranno essere omologati anche in presenza di adesioni inferiori al 60% dei crediti (o addirittura in assenza di soglie minime), a condizione che gli accordi stessi prevedano il pagamento immediato dei creditori estranei all’accordo e che l’imprenditore non pretenda la concessione delle misure protettive (i.e. divieto di azioni esecutive o cautelari).

Quanto agli accordi e alle convezioni in moratoria con gli intermediari finanziari di cui all’art. 182-septies L.F., è prevista l’estensione della disciplina anche in favore di soggetti diversi, se l’accordo di ristrutturazione non è puramente liquidatorio e se i creditori aderenti rappresentino almeno il 75% dei crediti “di una o più categorie economicamente omogenee”.

 

  • Concordato preventivo (art. 6)

Nel proseguo, l’art. 6 disciplina anche la riforma di concordato preventivo prevedendo una serie di criteri e principi fondamentali cui il Governo dovrà conformarsi.

È incentivata la procedura concordataria al fine di garantire la continuità aziendale, a discapito della forma liquidatoria che è indicata dal Legislatore quale strada secondaria. Quest’ultima sarà ammissibile esclusivamente quando sia previsto un apporto di risorse esterne tali da aumentare in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori e da assicurare, in ogni caso, il pagamento di almeno il 20% dell'ammontare complessivo dei crediti chirografari.

Rispetto alla disciplina del concordato con continuità aziendale occorre sottolineare (i) la previsione di una moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno e ipoteca per un periodo anche superiore a un anno, riconoscendo ai predetti creditori il diritto di voto, salvo che sia programmata la liquidazione dei beni o dei diritti sui quali sussista la causa di prelazione; (ii) che la nuova disciplina del concordato si applica altresì nei casi in cui l’azienda sia oggetto di contratto di affitto, anche se stipulato anteriormente alla domanda di concordato.

Sono previsti penetranti poteri del Tribunale con particolare riguardo alla valutazione della fattibilità del piano anche da un punto di vista economico, tenendo conto dei rilievi del commissario giudiziale.

Si dovrà procedere alla revisione della disciplina delle misure protettive (i.e. divieto di azioni esecutive o cautelari), quanto alla durata e agli effetti, prevedendone la revocabilità, su ricorso degli interessati, ove non arrechino beneficio al buon esito della procedura.

Viene eliminata l'adunanza dei creditori: saranno stabilite modalità telematiche per l’esercizio del diritto di voto e la formazione del contraddittorio.

 

  • La liquidazione giudiziale (art. 7)

Come già anticipato, la liquidazione giudiziale andrà a sostituirsi al fallimento, ma sarà modellata sullo schema dell’attuale regime. I principi e criteri direttivi enunciati dall’art. 7 sono accomunati dall’intento di rendere la procedura più rapida e snella senza stravolgere i caratteri fondamentali.

Al fine di garantire la trasparenza e l’efficacia delle liquidazioni è prevista la creazione di un mercato unitario telematico delle vendite atto a garantire la competitività delle operazioni di vendita.

Sono altresì previste delle misure per potenziare la procedura di liquidazione: in primo luogo, dovrà essere eliminata la disciplina in materia di esecuzioni speciali e privilegio processuale, anche fondiari.

In secondo luogo, è prevista la retrodatazione del periodo sospetto per le azioni di inefficacia e di revocatoria (attualmente disciplinate agli artt. 44, 66, e 67 L.F.) al deposito della domanda diretta ad instaurare la procedura di liquidazione giudiziale (non più dunque alla data di dichiarazione del fallimento, come attualmente previsto).

 

  • Garanzie non possessorie (art. 11)

Infine, in tema di garanzie reali mobiliari, secondo l’art. 11 il Governo dovrà istituire ex novo una forma di garanzia senza spossessamento avente ad oggetto beni, materiali o immateriali, anche futuri, determinati o determinabili, prevedendo i limiti della garanzia stessa (in particolare, l’individuazione dell’ammontare massimo garantito), la forma scritta per la stipulazione della garanzia medesima, l’opponibilità ai terzi e il concorso con altri privilegiati.

Il soggetto costituente avrà la facoltà di utilizzare il bene, con rispetto della destinazione economica, fatta salva la possibilità per il creditore di promuovere azioni conservative o inibitorie nel caso di abuso del costituente.

Dovrà inoltre essere predisposto un apposito registro informatizzato, accessibile in via telematica, al fine di consentire le operazioni di consultazione, iscrizione, annotazione, modifica, rinnovo ed estinzione di dette garanzie non possessorie.

 

Rif.: Legge 19 ottobre 2017 n. 155, “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2017.