Piani individuali di risparmio: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Consulenza tributaria e tax compliance

Il regime di non imponibilità dei redditi di capitale e diversi di natura finanziaria conseguiti, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, da persone fisiche residenti in Italia e derivanti dall’effettuazione di specifiche tipologie di investimenti mediante piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR), è stato introdotto dalla legge n. 232/2016 (legge di bilancio per il 2017).

Con la Circolare n. 3/E/2018, l’Agenzia delle entrate ha reso i seguenti chiarimenti:

  • PIR intestati a minori: nel caso di PIR intestati a minori, i redditi dei figli minori soggetti all’usufrutto legale dei genitori sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascun genitore. Sul punto la circolare ha precisato che il regime di non imponibilità si applica solo se l’usufruttuario, a cui è imputato il reddito finanziario derivante da investimenti inseriti in un Pir intestato a un minore, non sia contemporaneamente titolare di altro Pir;
  • Stabile organizzazione e residenza fiscale: per la corretta applicazione della disciplina agevolativa, spetta al soggetto emittente il compito di certificare i requisiti di esistenza di una stabile organizzazione in Italia e di residenza in determinati Stati delle imprese oggetto di investimento;
  • Strumenti finanziari derivati: gli strumenti derivati non possono, in linea generale, beneficiare della disciplina dei PIR. Tuttavia, nella circolare si è ulteriormente precisato che negli Oicr PIR compliant è comunque possibile utilizzare derivati nell’ambito della quota libera del 30%, all’unico scopo di ridurre il rischio degli investimenti qualificati (“derivati di copertura”);
  • Divieto di investimento in Paesi non collaborativi: le somme o i valori destinati nel Pir non possono essere investiti in strumenti emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni. Il mancato rispetto del divieto implica la decadenza dell’agevolazione;

  • Disinvestimento tramite cessione: in caso di cessione o rimborso prima dei 5 anni ovvero in caso di mancato rispetto delle condizioni previste dalla legge, i redditi percepiti sono soggetti a tassazione secondo le regole ordinarie e senza applicazione delle sanzioni. Le somme dovute a seguito della decadenza dal beneficio fiscale previsto per i PIR devono essere versate tramite modello F24, con l’utilizzo del codice tributo 1070. Se l’attività viene ceduta o rimborsata, è possibile restare nel regime agevolato previsto dal PIR se entro 90 giorni viene effettuato il reinvestimento in altri strumenti finanziari, nel rispetto dei vincoli di investimento previsti dal regime;
  • In caso di mancato reinvestimento, invece, il versamento delle imposte e degli interessi va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui cade il termine ultimo per il reinvestimento.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare 26 febbraio 2018, n. 3/E e Risoluzione 9 marzo 2018, n. 21