Welfare e Smart Working: un’ascesa che appare inarrestabile

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Successivamente al disegno di legge AS 2233 (attualmente all’esame del Governo), lo smart working ha trovato riconoscimento dal punto di vista normativo in ambito Welfare ed è stato introdotto anche ex art. 2 del decreto interministeriale 25 marzo 2016, dove si chiarisce che per lavoro agile si intende una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato. Lo smart working non rappresenta una nuova tipologia di contratto ma una modalità diversa di esecuzione della prestazione, dovuta senza imposizione di uno specifico luogo di lavoro.

Lo smart working appare oggi come un valido strumento di flessibilità, che consente all’impresa di ridurre strutture e costi (ad esempio escludendo le indennità legate a trasferte o missioni) ed al lavoratore di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Lo smart working  può essere, fra gli altri, perfezionato inserendo clausole specifiche all’interno del contratto individuale di lavoro. In questo caso, nell’accordo dovranno essere specificate le aree geografiche di riferimento della prestazione, le modalità di tenuta dei documenti utili allo svolgimento della prestazione e gli obblighi di reperibilità telefonica.