La Stabile organizzazione “digitale” sotto la lente di controllo
Con l’evoluzione dell’economia digitale, le imprese possono operare in un determinato mercato e generare ricavi rilevanti anche senza una presenza fisica tradizionale, come una sede, uffici o personale stabilmente presenti sul territorio.
Questo scenario ha riportato al centro dell’attenzione la nozione di stabile organizzazione, ossia il criterio che consente di stabilire quando l’attività di un’impresa estera presenta un collegamento sufficientemente stabile con un Paese da giustificare la tassazione dei redditi prodotti in quel territorio.
Tale impostazione, coerente con il modello dell’impresa tradizionale radicata stabilmente in un territorio, appare però sempre meno adeguata rispetto alle dinamiche dell’economia digitale, caratterizzata da processi produttivi in larga parte dematerializzati. Il mancato adeguamento delle regole tributarie all’evoluzione della digital economy ha determinato un crescente disallineamento tra realtà economica e disciplina normativa.
In questo contesto, l’Amministrazione finanziaria guarda con crescente attenzione alle imprese estere che operano nel mercato italiano tramite piattaforme e servizi digitali, per verificare se tali attività possano configurare una presenza economicamente significativa nel territorio dello Stato.
In presenza di determinati presupposti, può essere riconosciuta una stabile organizzazione non dichiarata, con recupero delle imposte e applicazione delle relative sanzioni.
Per questo, le imprese della digital economy sono chiamate ad adottare un approccio preventivo, monitorando le attività svolte in Italia – anche digitali – per valutare il rischio di una presenza economica significativa e continuativa nel territorio dello Stato.
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