Porti: più infrastrutture per battere la concorrenza in mare

Con il ddl per la riforma del sistema portuale italiano, il Governo punta a ridisegnare la governance del comparto e a rilanciare gli investimenti infrastrutturali. 
Un intervento su un settore strategico per l’Italia, al centro del Mediterraneo e dei flussi commerciali tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

A delineare portata e prospettive della riforma è Andrea Grappelli, Partner dello Studio: «si percepisce che la riforma vuole essere un motore trainante per creare competitività e superare la frammentazione dei traffici tra i porti nazionali e internazionali. È una riforma che guarda all’Europa e alle potenzialità di crescita del business nazionale, ma non vuol essere una copia del modello marittimo europeo, in quanto si evince che la riforma deve basarsi su una attenta lettura della geografia locale e far sì che si crei interconnessione con le infrastrutture a terra».

 

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