Morri Rossetti & Franzosi nell’importante vittoria in Corte d’Appello per IMA S.p.A.

Morri Rossetti & Franzosi ha assistito IMA S.p.A. - società holding di IMA Group, realtà italiana leader nel settore del packaging con un fatturato di circa 2,5 miliardi di euro - in un contenzioso con una società concorrente che si è concluso con il riconoscimento, in suo favore, di un importo complessivo superiore a 1,6 milioni di euro.

La controversia aveva ad oggetto la restituzione di somme versate sulla base di una precedente sentenza in materia brevettuale, successivamente annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione.

Nel giudizio, IMA è stata assistita da un team composto dal Prof. Mario Franzosi, dall’Avv. Federica Santonocito e dall’Avv. Michele Loconsole. Il team legale dello Studio ha avuto il supporto anche dell’Avv. Maria Lucia Sireci, Manager Legal and Litigation Department di IMA S.p.A..

Con sentenza emessa il 3 dicembre scorso, la Corte d’Appello di Milano ha accolto le domande di IMA, chiarendo che l’azione di restituzione prevista dall’ordinamento nei casi di annullamento di una decisione ha come unico presupposto il venir meno della sentenza stessa. Secondo i giudici milanesi, ne deriva l’automatico obbligo, per la controparte, di restituire le somme precedentemente incassate e il venir meno di qualsiasi titolo che ne giustifichi la ritenzione.

La Corte ha inoltre chiarito che la contestazione, da parte della controparte, di un presunto credito contrapposto non consente né di trattenere le somme dovute in attesa di una compensazione né di sospendere il procedimento di restituzione, in linea con l’orientamento consolidato della giurisprudenza.

Di particolare rilievo anche il passaggio in materia di interessi. Richiamando un recente indirizzo della Cassazione, la Corte d’Appello ha precisato che il saggio degli interessi “maggiorati” previsto dal Codice Civile non si applica esclusivamente alle obbligazioni di fonte contrattuale, ma anche a quelle derivanti da fatto illecito o da altri fatti o atti idonei a produrle. In applicazione di tali principi, la Corte d’Appello ha condannato la controparte a restituire a IMA l’intero capitale versato – poco meno di 1,4 milioni di euro – oltre agli interessi e alle spese di giudizio, portando l’importo complessivo riconosciuto a oltre 1,6 milioni di euro.

Prosegue invece davanti al Tribunale di Milano il distinto contenzioso tra IMA e la società concorrente, relativo alla validità e alla contraffazione del modello di utilità subentrato ad uno dei brevetti originari annullati dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO).